Omaggio all’Italia dell’arte


L’ amica Maria Giulia Alemanno ha contribuito con alcune sue opere all’importante mostra, collegata alle celebrazioni dei 150 anni, che si è inaugurata ieri a Torino:

OMAGGIO ALL’ITALIA DELL’ARTE
Identità e differenze nell’opera di otto artisti torinesi

Insieme ai lavori di MARIA GIULIA ALEMANNO, sono esposti quelli di MARTINO BISSACCO, PIERANGELO DEVECCHI, ITALO GILARDI, MARIO GRAMAGLIA, SANDRO LOBALZO, LUCIANA PENNA, LUCIANO SPESSOT.

Riporto quindi alcuni passi della presentazione della mostra, insieme alla scheda critica per ciascun artista, contenuti nella locandina d’invito:

È proprio di ogni uomo, in quanto artista, portatore di una spinta creativa personale,
l’esigenza di rifondare il senso del proprio esistere,
di fare proprio in modo originale e creativo ciò che è stato, che è e che sarà…Il tema delle “Identità e differenze” viene affrontato attraverso l’incontro e il confronto tra Arte e Psicologia, due vertici differenti di approccio alla realtà dell’uomo e del mondo: la prima più immediata e emotiva collegata alla espressione e fruizione estetica, la seconda orientata all’altro attraverso l’educazione all’ascolto delle emozioni che attraversano ogni relazione.
La comunità degli artisti, al pari di altre comunità, è una comunità attraversata da sfide e conflitti, da processi di contaminazione reciproca, di progettazione di possibili scenari futuri. È una comunità in cui la fruizione estetica della realtà diventa sguardo che si spinge oltre la superficie nel tentativo di cogliere e rimandare ciò che sta oltre”

Ecco ora le brevi presentazioni del critico d’arte MASSIMO OLIVETTI:

MARIA GIULIA ALEMANNO. La differenza l’ha cercata nella distanza. Distanza geografica, distanza culturale, distanza artistica e cromatica. Il mondo afro-cubano della Santeria, arcani “ idola” africani sincretizzati in artifici cattolici. Nel sincretismo, nella “mescla”, come dicono i cubani, si ricompone l’identità. I suoi orishas hanno volti cubani, ma plasticità rinascimentale, colori caraibici, ma equilibri e sensibilità classiche. Due universi che s’incontrano e ricompongono, senza negare le differenze.

MARTINO BISSACCO. Rompere, rompere gli schemi del colore, l’uniformità della tinta, la logica delle campiture. Le differenze per Bisacco generano dalla fusione di lampi luminosi che si proiettano oltre gli schemi predeterminati. Un apparente vorticosa confusione che, in realtà, è armonicamente guidata verso un’armonia quasi musicale di luci e tagli.

PIERANGELO DEVECCHI. Come e dove si costruisce un’identità? Anche dall’assemblaggio di tasselli differenti. Pezzi di legno, di metallo, corpi e materiali sfusi, senza più una funzione precisa, che si ricompongono e ricostruiscono artifici funzionali al sogno. E il gioco prosegue con le immagini. Un mondo frammentato e squarciato, riassemblato dallo sguardo che prolunga e rende corporea la materia onirica.

ITALO GILARDI. Il viaggio come ricerca d’identità. Gilardi è un grande viaggiatore, ma nei suoi lavori restringe la ricerca alla dimensione quotidiana. Torino, le vie, le piazze, gli angoli. E i volti, i corpi di Torino. Nel viaggiare ha acuito la sensibilità dell’indagine visiva e ora la applica all’apparente ordinario. Una comune bicicletta diventa così proiezione metafisica. Chirurgia pittorica per svelare la diversità dentro la normalità.

MARIO GRAMAGLIA. I suoi lavori, per quanto mi riguarda, li affronto e cerco di leggerli come un rebus. L’effigie antropomorfa è tagliata come una pietra, ad angoli retti, ma labbra e occhi sono grandi, teneri e tumidi. La voluta fissità la avverto come un vincolo segreto, una prigione che lascia evadere solo il desiderio del sentimento. Il non detto, l’ambiguità, l’impenetrabilità mantengono sospesa e irrisolta la contraddizione. L’identità non è uno stato, ma una proiezione.

SANDRO LOBALZO. La profondità è certamente uno degli aspetti della metafisica. Lo spaesamento di un elemento, nasce nel proiettarlo in una prospettiva vuota ed indeterminata. La fila dei portici che avvolgono e comprimono come in un tunnel passanti occasionali, o un cane che diventa idea di cane lasciato a riempirsi l’esistenza in una quinta vacante, amplificano il disorientamento e squilibrano identità apparentemente solide.

LUCIANA PENNA. Sembra un lavoro di forbici. Ma non è il cartone ad essere ritagliato, è il metallo. Piegare la materia alla sua scomposizione, per utilizzarla per ricreare altri profili ed altre dimensioni, è il compito che Luciana Penna si assume. Un’identità marmorea o metallica si trasforma, per evolversi in altre ed ulteriori diversità. Opere che si fanno teatro, per recitare ruoli ed azioni differenti dalla loro primitiva origine materica.

LUCIANO SPESSOT. Se siamo sicuri delle identità nostre e degli oggetti che partecipano alla nostra vita non abbiamo bisogno delle nature morte. Ma nessuno ne è sicuro. Fingiamo per non far crollare certezze consolidate. Gli oggetti che Spessot fissa con la sua pittura non rimandano a inquietudini, ma chiedono occhi attenti e profondi, un supplemento di analisi e di attenzione per ridiscutere identità che altrimenti consideriamo scontate.

La mostra continuerà fino al 27 novembre 2011 presso il MUSEO REGIONALE DI SCIENZE NATURALI Via Giolitti 36 TORINO

Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 Chiuso il martedì.

E’ una interessantissima e suggestiva rassegna di artisti torinesi, che spero abbia molti visitatori, perché le opere esposte sono molto belle e meritano di essere conosciute, così come è molto bello (e poco noto, che peccato!) lo spazio espositivo che le ospita.

Torino, 25 ottobre 2011

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