otto belle vipere! (Otto donne e un mistero)

Schermata 12-2456655 alle 23.24.16recensione del film:
OTTO DONNE E UN MISTERO

Titolo originale:
8 Femmes

Regia:
François Ozon

Principali interpreti:
Catherine Deneuve, Isabelle Huppert, Emmanuelle Béart, Fanny Ardant, Virginie Ledoyen, Danielle Darrieux, Ludivine Sagnier, Firmine Richard – 101 min. – Francia 2002.

Natale ci regala molti cinepanettoni e molti film per le famiglie, che, forse colpevolmente, mi interessano poco. Naturalmente nelle sale si possono trovare anche buoni film, ma li ho visti tutti e recensiti quasi tutti (non ho recensito Dietro i candelabri, buon film che non mi ha lasciato molto, forse per l’antipatia che mi ha sempre suscitato Valentino Liberace): non mi rimanevano che i DVD di qualche film d’antan, come questo di Ozon, regista che apprezzo, prima di tornare presto alle abituali recensioni dei film nelle sale.

Come tutte le famiglie, anche quella del film in questione si ritrova al gran completo per il pranzo di Natale. Qui siamo nella campagna francese, in una lussuosa villa nella quale il padrone di casa abita, insieme alla bella moglie un po’ attempata, Gaby (Catherine Déneuve), alla figlia Catherine (Ludivine Sagnier), alla suocera (Danielle Darrieux) e alla cognata Augustine, la scontrosa e isterica sorella di Gaby (Isabelle Huppert). L’arrivo dell’altra figlia, la giovane Suzon (Virginie Ledoyen) e, più tardi, della sorella di lui, Pierrette (Fanny Ardant) completa la presentazione dell’intera compagine familiare. La festa, però, non potrà svolgersi, avendo una delle cameriere, Louise (Emmanuelle Béart), scoperto che il padrone di casa a, cui sta portando la colazione in camera, è riverso sul letto in un bagno di sangue, colpito da un pugnalata alla schiena. Altre scoperte si susseguono: i fili del telefono sono stati tagliati, il riscaldamento non si accende, fuori una fitta nevicata impedisce di uscire per comunicare con l’esterno, ciò che rende impossibile, quindi, chiamare la polizia mentre una profonda inquietudine si diffonde fra i presenti. Solo fra loro è, però, da ricercare l’assassino (questo pare certo, poiché l’attentissimo cane non aveva abbaiato, avendo evidentemente riconosciuto la persona che si era introdotta in casa con il proposito omicida). Sarà la figlia più giovane dell’ucciso ad avviare le prime indagini sull’accaduto, cercando di verificare l’ alibi di tutti i presenti, compreso quello della fedele governante nera, Chanel (Firmine Richard): è suo intento, infatti, chiarire gli spostamenti di ciascuno, ma, cosa ben più importante, accertare se qualcuno covasse odio o risentimento rancoroso nei confronti del suo amato genitore.

Il film sembrerebbe procedere in due direzioni, entrambe molto convenzionali: la prima è quella del giallo classico in cui gli indizi, innumerevoli, non diventano mai prove, potendo essere, infatti, continuamente ribaltati e perdendo, quindi, di consistenza; la seconda, che si ispira alla più tradizionale misoginia, è la rivalità astiosa fra le otto donne, le cui inconfessabili e segrete debolezze sono per lo più note all’ universo femminile meschino, pettegolo e ipocrita che si aggira nella casa e intorno a essa, ma sono sempre anche accuratamente occultate e taciute a tutti gli altri, per offrire, almeno all’apparenza, il quadro di una famiglia molto “per bene”, come si conviene fra gente ricca o presunta tale.
In realtà, fin dalle prime scene il film è costruito come un musical le cui sequenze sono accompagnate dal ritmo delle canzoni più note all’epoca in cui il film venne girato, che vengono interpretate dalle diverse otto attrici, che quindi si cimentano con intelligenza e ironia in un genere cinematografico piuttosto ibrido, al quale non sono certo abituate.
Il film, concepito in un primo momento come il remake del film Donne, di George Cukor, girato nel 1939, mantiene dell’originario progetto solo l’idea di un cast esclusivamente femminile, diventando invece l’adattamento da parte di Ozon  di un testo teatrale, piuttosto in voga, scritto negli anni ’60 da Robert Thomas, in cui del giallo rimane assai poco, sostituito da una verve ironica che nel film diventa il malizioso e intelligente umorismo della sceneggiatura, ben sorretta dalle bravissime attrici, capaci di suscitare la nostra curiosità intorno a una vicenda ricca di colpi di scena e di inattese conclusioni.

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Solo un bacio per favore

Recensione del film:
SOLO UN BACIO PER FAVORE

Titolo originale.
Un baiser, s’il vous plaît!

Regia:
Emmanuel Mouret

Principali interpreti:
Virginie Ledoyen, Stefano Accorsi, Emmanuel Mouret, Julie Gayet, Michaël Cohen
Frédérique Bel, Mélanie Maudran -97 min. – Francia 2007

Sono molto numerosi i richiami culturali evocati dal film, tanto che si è davvero imbarazzati nello scrivere una recensione: l’eterno problema del rapporto fra sesso e amore, che nell’ambito della cultura francese (principalmente, ma non solo) è stato minutamente analizzato, soprattutto dalla fine del settecento, trova in questa pellicola una nuova rappresentazione. Le numerose domande che il film ci pone possono essere ricondotte alle due seguenti: l’attrazione sessuale , che è un fatto ormonale, può essere “governata” dalla nostra razionalità, oppure le emozioni che certi incontri “fatali” suscitano in noi sono incoercibili e finiranno per prevalere? Che cosa impedirebbe a Emilie di concedere a Gabriel un innocente bacio, se non la consapevolezza che alle emozioni non saprebbe opporre argine alcuno? Il gioco delle coppie che metterà in crisi il matrimonio fra Judit e Eric, convinti dell’intercambiabilità dei rispettivi partners, si ripropone, rovesciato, nel consapevole rifiuto di Emilie: all’artificio un po’ ipocrita dei due vecchi compagni di liceo, corrisponde l’artificio del tutto razionale e moralmente motivato di Emilie, ma che di artificio si tratti ce lo dicono le immagini dolorosissime e davvero coinvolgenti della sequenza finale del film. Il bacio tanto atteso non è affatto innocente, anzi,come premessa del distacco definitivo, lascia intuire future inquietudini, se non lacerazioni. I partners sono individui, con le cui emozioni il gioco non è consentito: è questo il significato del film, forse. Scrivo forse, perché , almeno secondo me, il film non propone una verità definitiva, evidenzia, semmai, una contraddizione sempre presente nelle relazioni amorose. Perfetto, comunque, per una lettura di questo tipo, l’accompagnamento della musica del romantico Schubert, e non del razionalista Mozart, per esempio, di Così fan tutte, che potrebbe, in qualche momento, sembrare più adatto al tema trattato. Il fatto è, invece, che così non fan tutte, per motivi che hanno a che vedere col cuore, con l’intuito, più che con la ragione, o, per dirla ancora con Pascal, con “l’esprit de finesse” più che con “l’esprit de geometrie” . Letto in questo modo, il film diventa bellissimo e convincente