Mister Universo

 

 

recensione del film:
MISTER UNIVERSO
Docu-fiction

Regia:
Tizza Covi, Rainer Frimmel

Principali interpreti:
Tairo Caroli, Wendy Weber, Arthur Robin, Lilly Robin – 90 min. – Austria, Italia 2016.

Tizza Covi che, insieme allo sceneggiatore Rainer Frimmel, firmò il bellissimo docu-film del 2009 Non è ancora domani – La pivellina  (si era visto  nelle nostre sale per pochi giorni nel corso del 2010) è tornata ad allietarci con un altro bel lavoro girato ancora con lo stesso partner. Di nuovo al centro del suo cinema il mondo sempre più marginale degli artisti circensi e di tutti coloro che lavorano nell’universo magico dei trapezisti, dei giocolieri, dei domatori, degli illusionisti, dei clown…Mister Universo è al momento del film un vecchio signore molto anziano, di nome Arthur Robin, da tempo ormai fuori dal circo in cui aveva fatto il sollevatore di pesi. Il suo eccezionale corpo muscoloso nel 1955 gli era valso il titolo di Mister Universo, nonché l’ammirazione di molte signorine, fra le quali egli aveva trovato la moglie Lilly, alquanto più giovane e tuttora fedele sostegno dei suoi giorni da vecchio. Nonostante l’aspetto ancora gradevole e giovanile, Arthur non riesce più a curvare, come in passato, le barre di ferro per creare gli amuleti ricercati nel mondo del circo, dove molte attività pericolose sembrano destinate all’insuccesso senza la garanzia …dei ferri di cavallo. Per ricuperare appunto uno di quei portafortuna, che gli era stato rubato, il domatore dei grossi felini, Tairo Caroli, protagonista del film, si mette alla ricerca di Arthur, mentre la contorsionista Wendy Weber si organizza per imparare a cacciare il… malocchio.
Con ironia bonaria i registi seguono le peripezie dei due protagonisti, ma in realtà scavano nelle ragioni vere della crisi di quel tipo di spettacolo, che non trova più nei bambini, nativi digitali e ormai smartphone-dipendenti, il pubblico elettivo, cosicché ora i numeri, anche quelli più emozionanti, si svolgono davanti a un pugno di spettatori, ignari delle sofferenze degli animali vecchi e malati, ancora costretti a esibirsi, delle tensioni fra gli addetti che si incolpano a vicenda per le difficoltà crescenti, delle malattie reumatiche che minano la salute di Wendy e di tutti quelli che esibiscono con apparente naturalezza il loro corpo dolorante. Tutto questo mondo che si muove fra la crisi, temo irreversibile, e il rimpianto di un passato che non può tornare, è detto con delicata simpatia per gli sconfitti, che con commovente ostinazione non vogliono arrendersi al cambiamento velocissimo che li sta marginalizzando. Allo stesso modo non si arrendono Tizza Covi e Rainer Frimmel che persistono a girare i loro umanissimi documentari su pellicola, rifiutando la resa al piatto mondo del digitale. Con quali prospettive? Per ora con un certo successo nella nicchia di un pubblico di gusti raffinati, ma anche col riconoscimento delle giurie internazionali, come dimostra la menzione speciale che questa bella coppia di cineasti ha ottenuto al recente festival di Locarno.

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Non è ancora domani (La pivellina)

Recensione del film:
NON E’ ANCORA DOMANI (LA PIVELLINA)

Regia:
Tizza Covi – Rainer Frimmel

Principali interpreti:
Patrizia Gerardi, Asia Crippa, Walter Saabel, Tairo Caroli – 100 min. – Italia, Austria 2009. –

Una bella sorpresa ci arriva da un piccolo e misconosciuto film, poco distribuito (solo quattro sale in tutta Italia), a riprova, se ce ne fosse bisogno, che se si hanno idee e sensibilità, non servono grandi budget per produrre film interessanti e originali. Qui, ci troviamo di fronte a una Roma che meno monumentale non si può: una squallida periferia in cui si incrociano tangenziali e in cui un traffico assordante e convulso pare non dare tregua alle persone che ci vivono. In tanto squallore, però, abitano uomini e donne che, pur marginalizzati da una società in cui il denaro è tutto, hanno saputo preservare una naturale capacità di accoglienza e di umana solidarietà. La piccina, incantevole ed espressiva creatura (Asia Crippa), trovata per caso, sull’altalena da Patti (Patrizia Gerardi), che stava in realtà cercando Ercole, il cagnolino, viene presa e accudita con amore, nonostante i problemi che potrebbero prospettarsi. Patti intuisce, nella sua semplicità, che una madre, se abbandona una bambina così, ha una storia dolorosa da risolvere, e che occuparsi della piccola vuol dire anche aiutare la madre a superare il suo problema. Nei giorni trascorsi con la bimba, Patti e il marito, artisti circensi ormai anzianotti, che vivono in roulotte in un campo, insieme ad altri circensi, si ingegnano per rendere la provvisoria sistemazione di Asia calda e lieta, cosicché l’esperienza di questa tenera avventura arricchisce davvero oltre ai due vecchi coniugi anche i loro generosi vicini di roulotte, primo fra tutti Tairo, l’adolescente che più volte sacrificherà il suo tempo libero e anche i suoi piccoli risparmi per badare a lei e onorarla, magari con una bella torta con la scritta Asia. Il film ha pagine molto belle: il piccolo spettacolo, che è andato deserto, per raggranellare qualche soldino per Asia; le lezioni di guida del marito che parte a malincuore, per lavorare, ma vuole che Patti possa far fronte a qualsiasi situazione di emergenza; la sera malinconica in cui Tairo spiegherà alla ragazza che non può uscire con lei perché deve badare alla bambina, aiutando Patti che è anziana e stanca; le riflessioni sagge e un po’ tristi dell’ultima sera, che ripercorrono i ricordi, non particolarmente lieti, dell’infanzia di Patti e di Tairo. Il film è molto interessante e consigliabile e merita maggiore visibilità di quella di cui gode, si fa per dire, oggi.