In Dubious Battle – Il coraggio degli ultimi

recensione del film:
IN DUBIOUS BATTLE-IL CORAGGIO DEGLI ULTIMI

Titolo originale:
In Dubious Battle

Regia:
James Franco

Principali interpreti:
James Franco, Nat Wolff, Vincent D’Onofrio, Selena Gomez, Ahna O’Reilly, Analeigh Tipton, Robert Duvall, Ed Harris, Bryan Cranston, Sam Shepard. – 110 min. – USA 2016

Da un celebre romanzo di John Steinbeck, pubblicato (fino ai nostri giorni) in Italia da Valentino Bompiani* con la bellissima traduzione di Eugenio Montale, è tratto questo film che si attiene, con qualche curiosa e significativa infedeltà, al testo del grande scrittore americano, che racconta le lotte dei raccoglitori di mele nei grandi frutteti della California, nel corso degli anni ’30. La grande depressione, che era seguita alla crisi del ’29 aveva spinto fuori dalle città impoverite migliaia e migliaia di lavoratori disoccupati, insieme alle loro famiglie, in cerca di lavoro e di abitazione.
Molti uomini erano stati reclutati dagli emissari di Bolton (Robert Duvall), latifondista privo di scrupoli, che con la promessa di tre dollari al giorno, li dirigevano verso le piantagioni fruttifere, presso le quali sorgevano i capannoni-lager sudici e promiscui, squallide dimore di uomini, donne, bambini nonché di topi e parassiti. La paga si era intanto ridotta a un dollaro giornaliero e lo scontento cominciava a serpeggiare, senza mai apertamente esplodere, per la reale mancanza di alternative praticabili al disumano sfruttamento. Erano giunti dalla città anche due intellettuali, clandestini per scampare alle persecuzioni riservate a chi professava pubblicamente idee radicali e socialiste: Mac (James Franco, anche regista del film) e il depresso Jim ( Nat Wolff). Lo scopo di Mac era quello di farsi assumere come raccoglitore e, da quella condizione, riuscire a scuotere dal torpore i suoi compagni di lavoro organizzando uno sciopero; Jim, meno fiducioso, avrebbe raccolto da parte sua anche le più piccole tracce di malcontento e gliele avrebbe segnalate. I rischi erano enormi per entrambi, anche per l’agguerrito sistema di spionaggio dei sorveglianti di Bolton, sempre attentissimi a informare il padrone e sempre pronti a massacrare di botte fino alla morte chi fosse sospettato di boicottare la raccolta e di organizzare qualche forma di sciopero.

La rivolta nonostante tutto era avvenuta e la dura risposta padronale non si era fatta attendere, ma era stata rintuzzata da Mac, che in precedenza aveva organizzato con un piccolo proprietario locale, Mr. Andersom (Sam Shepard) l’accoglienza dei lavoratori in fuga e la loro sistemazione in un campeggio dotato di qualche comfort, e anche di un ambulatorio, mentre il Dr. Burton, medico “liberal”, sensibile ai diritti delle persone (Jack Kehler), avrebbe garantito la propria presenza. Siamo circa alla metà del film (i cui sviluppi non intendo rivelare), condotto con passione dal giovane regista-attore che ricalca forse un po’ troppo parafrasticamente le pagine del romanzo senza rinunciare, talvolta, a un’insistenza enfatica, che può risultare fastidiosa.  Il film tuttavia, almeno secondo me, càpita nelle nostre sale nel momento più opportuno, per ricordare a tutti noi che il caporalato con i suoi orrori, è quasi connaturato al processo di accumulazione del capitale, difeso dai liberisti che ancora oggi ribadiscono le proprie convinzioni con gli stessi argomenti di quei tempi terribili.
Molto interessante è per altro la dialettica delle posizioni  politiche e strategiche di Mac, di Jim, di Anderson e del dottor Burton, ognuno dei quali incarna un aspetto del pensiero della “sinistra” di allora (e anche di oggi?) con la quale si confrontava l’esperienza umana di London (grande Vincent D’Onofrio), il leader naturale dei lavoratori in lotta.
Da vedere.

 

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* la prima coraggiosa edizione (di cui possiedo la copia da sempre presente, a mia memoria, in famiglia) è del 1940 (finito di stampare il 25 agosto “coi tipi delle arti grafiche Chiamenti in Verona) ed è preceduta da una curiosa introduzione dell’editore, che cerca, con molta diplomazia, di legittimarla agli occhi del potere, mantenendo la propria dignità di uomo libero in un momento rischioso: il 10 giugno 1940 l’Italia fascista era entrata in guerra a fianco di Hitler!

Il romanzo ricava il titolo originale da alcuni versi del Paradiso Perduto di Milton:
“And, me preferring,
His utmost power with adverse power opposed
In dubious battle on the plains of Heaven,
And shook His throne“

che così qui traduco (Milton mi perdonerà):
E, preferendo me,
opposero alla sua enorme forza la loro forza
in incerta battaglia sulle pianure del Cielo,
e scossero il suo trono.

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L’isola del Mississipi (Mud)

Schermata 08-2456899 alle 09.46.17recensione del film:

MUD

Regia:
Jeff Nichols

Principali interpreti:
Matthew McConaughey, Tye Sheridan, Sam Shepard, Reese Witherspoon, Jacob Lofland, Ray McKinnon, Sarah Paulson, Michael Shannon, Joe Don Baker, Paul Sparks, Bonnie Sturdivant, Stuart Greer, John Ward Jr., Kristy Barrington, Johnny Cheek, Kenneth Hill, Michael Abbott Jr. – 130 min. – USA 2012.

Finalmente approdato anche nelle nostre sale dopo due anni di attesa, eccoci al terzo film di questo giovane regista americano.

Ellis (Tye Sheridan) è un adolescente infelice: si sente tradito dai genitori che, non amandosi più, sono tutti presi dal gioco dei rinfacci e e delle accuse tanto da non accorgersi neppure delle sofferenze che gli infliggono. Il piccolo, che da sempre condivideva la loro condizione di povertà su una casa galleggiante, in un’ ansa paludosa del Mississipi nello Stato dell’Arkansas, non va più a scuola e passa la sua giornata lavorando con l’intrattabile padre pescatore, per conto del quale consegna il pescato alla clientela. Ha un inseparabile amico di giochi, un orfanello che si chiama Neckbone (Jacob Lofland), il quale vive con uno zio lunatico. I due ragazzini, insieme, progettano di spostarsi su una barca a motore, per esplorare l’isola sul grande fiume: hanno saputo di un motoscafo che si trova lì, impigliato fra i rami della foresta e che , forse,  potrebbe servire come rifugio provvisorio, lontano da casa. La traversata del Mississipi, l’arrivo all’isola, l’avvistamento dell’imbarcazione sull’albero e l’incontro con Mud hanno il carattere favoloso dell’inizio di una avventura, condotta anche sulle orme della  scrittura di Mark Twain e ci introducono nel cuore del film. Mud (Matthew McConaughey), uomo singolare, è ricercato dalla polizia poiché si era macchiato, qualche tempo prima, di un delitto, per difendere Juniper, la donna che egli amava da sempre. Approdato sull’isola, aveva trovato la barca che ora considerava una propria piccolissima abitazione e, per sopravvivere nel luogo inabitato e inospitale (su cui intendeva restare, in attesa che Juniper lo raggiungesse), si dedicava alla pesca. Aveva sviluppato, come Robinson Crusoe, molte abilità, nonché una buona conoscenza della natura, ma non disdegnava un po’ di superstizione: certi particolari tatuaggi porta-fortuna, i chiodi incrociati sotto le scarpe, contro gli spiriti maligni… E’ lui stesso a narrare, un po’ alla volta, ai due ragazzini i particolari della propria vita, tranquillamente, dando prova di grandi doti affabulatorie, che affascinano da subito il piccolo Ellis, cui non par vero di aver trovato un uomo come questo, che aveva creduto nell’amore tanto da affrontare le prove più difficili, compresa l’ estrema sfida sull’isola, solitario e braccato dai tutori della legalità, ma anche dai parenti dell’uomo ucciso, assetati di vendetta. Gli pare, anzi, che Mud possieda quelle doti di tenera e affettuosa pazienza che vorrebbe vedere nel padre, poiché potrebbero testimoniare quanto duraturo sia l’amore vero nel tempo: così come dovrà essere per lui, certamente, in futuro! L’aspetto interessante del film, che ne fa un racconto di formazione per certi aspetti anomalo, è nell’avvicendarsi dei viaggi di andata con quelli di ritorno, perché ogni volta i due bambini rientrano alle loro case, cosicché il mondo ideale, quasi edenico, della vita secondo natura si confronta continuamente con la realtà, che non esce mai di scena e che infine ha la meglio: la natura non è, infatti, così buona come aveva creduto il piccolo Ellis (lo imparerà a proprie spese); l’amore (come potrà constatare) è, d’altra parte, un sentimento assai più complicato di quanto gli era sembrato.

Il film potrebbe ricordare, per il paesaggio rappresentato e per la presenza di protagonisti adolescenti, il bellissimo Re della terra selvaggia, di Benh Zeitlin, oppure anche Moonrise Kingdoom di Wes Anderson, ma la diversità del modo di raccontare mi sembra superare di molto queste analogie. Qui, infatti il regista, molto lontano dal mondo onirico e leggendario del film di Zeitlin, nonché da quello fantasioso dei due adolescenti di Wes Anderson, ci introduce nei problemi delle famiglie povere degli Stati Uniti del Sud, con poetico realismo, e si lascia guidare soprattutto dai tempi lenti della presa di coscienza di Ellis, rappresentandone perciò l’ardua crescita, senza mitizzare la difficile realtà degli stati del Sud. Bravissimo Matthew McConaughey; eccezionali i due attori adolescenti. Un film sicuramente da vedere.

la casa che scotta in Oklahoma (I segreti di Osage County)

Schermata 02-2456708 alle 21.57.18recensione del film:
I SEGRETI DI OSAGE COUNTY

Titolo originale:
August: Osage County

Regia:
John Wells

Principali interpreti:

Meryl Streep, Julia Roberts, Ewan McGregor, Chris Cooper, Abigail Breslin, Benedict Cumberbatch, Juliette Lewis, Margo Martindale, Dermot Mulroney, Julianne Nicholson, Sam Shepard, Misty Upham, Will Coffey – 119 min. – USA 2013.

E’ lontano dalle grandi e inquietanti città americane lo scenario di questo film non meno inquietante, ambientato nella profonda provincia delle campagne sterminate del Mid-West, quella dell’individualismo sfrenato e delle grandi solitudini, evocate da Kerouac e anche dalle opere narrative e teatrali di Tennessee Williams, che di quei luoghi ha lasciato descrizioni durissime e indimenticabili. Questo bel film, che ha molto diviso il pubblico e la critica, mi ha ricordato quell’altro, magnifico, che tutti, credo, abbiamo presente: La gatta sul tetto che scotta , ovvero la versione cinematografica, alquanto censurata, della pièce teatrale dello stesso Williams: Cat on a Hot Tin Roof. Naturalmente il film di oggi è assai diverso e ha una sua peculiare originalità, ma l’accostamento fra le due pellicole mi pare non sia del tutto improprio, essendo molte le affinità, a cominciare dalle origini teatrali di entrambe*. Anche qui, inoltre, sono al centro degli eventi sia il gioco al massacro, nato nel corso di una riunione di famiglia nella quale l’odio è il sentimento prevalente, sia la ricerca spasmodica della verità, che non aiuta a risolvere i problemi, così come, anche in questo caso, la grande calura diventa metafora di insostenibili tensioni accumulate all’interno di famiglie assai disfunzionali, di modo che ci rendiamo presto conto che mai fu così stolta la traduzione italiana del titolo che in originale è: August: Osage County).
Scotta, infatti, ad agosto, almeno quanto il tetto su cui cerca di sopravvivere la gatta, anche la casa dell’Hoklahoma in cui si svolge il dramma diretto da John Wells e del quale subito cogliamo le durissime avvisaglie: Violet (Meryl Streep) è una malata di cancro che cerca di rimuovere la coscienza della propria infermità stordendosi con quintali di calmanti e tranquillanti, fumando come una ciminiera e bevendo come una spugna. Ha sempre esercitato sui componenti della famiglia un controllo tirannico, per sottrarsi al quale due figlie se ne sono andate; ora che è malata ha oscurato le finestre della vecchia casa in piena campagna, dove continua a vivere col marito Beverly (Sam Shepard), uomo colto e gentile, innamorato della letteratura e di Thomas Stern Eliot, che ha progettato il suicidio, perché non ne può più, ma che, per evitare che le manchino in futuro le cure e la protezione necessarie, ha assunto una domestica di origine cheyenne, paziente e decisa. Condivide la casa con loro anche Ivy (Julianne Nicholson), l’unica delle tre figlie rimasta lì, forse per caso, più probabilmente per pigra abitudine, ma senza averlo scelto. Un inatteso perdurare dell’assenza di Beverly, allontanatosi improvvisamente, aveva convinto Violet a convocare le altre due figlie, Barbara, la più grande (Julia Roberts), subito accorsa insieme alla propria figlia adolescente Jean (Abigail Breslin) e Karen (Juliette Lewis). Dopo il ritrovamento del corpo dell’uomo, la cerchia dei parenti convenuti si allargherà: le figlie saranno raggiunte dai loro compagni, e arriverà anche Mattie, sorella di Violet, col marito Charles e il figlio Charlie, che ama, segretamente ricambiato, Ivy. Le tensioni si arroventeranno al calor bianco attorno al tavolo della cena funebre, che fa riemergere vecchie ruggini, antichi veleni, tenaci rancori mai sopiti, in un tremendo rimbalzare di rinfacci e rivelazioni, terribile gioco al massacro, da cui tutti, Violet per la prima, che la cena aveva voluto e organizzato, coll’intento di ristabilire una verità abbastanza apertamente ricattatoria che ne riaffermasse il dominio, usciranno distrutti e sconfitti, senza possibilità di scampo.

Il finale amarissimo e cupamente pessimistico, quasi tragico, ci dice, forse, che non esiste spazio in quel luogo (forse non solo in quello) per gli innocenti che paiono quasi predestinati a subire e a soccombere: così è stato per Beverly, tiranneggiato da Violet; così sarà, forse, per l’incolpevole Charlie, che sembra, fin dalla sua prima apparizione, destinato a pagare responsabilità non sue, così sarà, probabilmente, per Charles, che verrà messo al corrente delle dolorose verità che la moglie Mattie spietatamente ha in animo di rivelargli, per precludere a lui e al figlio qualsiasi ipotesi di futuro. Questa famiglia matriarcale è anche il ritratto dell’America più profondamente conservatrice e individualistica, che si chiude in sé, quella degli eroi solitari che, cercando esclusivamente la propria individuale affermazione, si condannano all’inevitabile fallimento. Eccezionale recitazione di Meryl Streep, assolutamente perfetta, e di Julia Roberts, che pare quasi impegnata in una gara di bravura con lei.

*In questo caso la sceneggiatura del film è condotta dallo scrittore, premio Pulitzer, Tracy Letts, autore della pièce teatrale da cui il film è tratto, che ha avuto grandissimo successo sui palcoscenici di Broadway.