le preziose ridicole (The Help)

recensione del film:
THE HELP

Regia:
Tate Taylor

Principali interpreti:
Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain,Ahna O’Reilly, Allison Janney, Anna Camp, Chris Lowell, Cicely Tyson, Mike Vogel, Sissy Spacek, Brian Kerwin, Leslie Jordan, David Oyelowo, Wes Chatham, Roslyn Ruff, Shane McRae, Ritchie Montgomery, Tarra Riggs, Tiffany Brouwer, La Chanze, Carol Sutton, Aunjanue Ellis, Dana Ivey
– 137 min. – USA 2012.

Ambientato a Jackson (Mississipi) nel corso degli anni ’60, quando, soprattutto negli stati del Sud la discriminazione razziale persisteva tenacemente, questo film ricostruisce la vita delle donne (gli uomini contano proprio poco in questo caso) bianche e nere della città: le prime, in genere, non lavorano, ma passano le giornate fra partite al bridge e organizzazione di party di beneficenza, magari per i bambini africani. Il loro aspetto è quello delle signore molto per bene all’epoca: vita di vespa, gonne scampanate e sgargianti, capelli cotonati e laccati: la femminilità, insomma, stereotipata, subordinata all’esigenza della seduzione, fondamentale per donne che neppure immaginano di poter lavorare per guadagnarsi da vivere. Le nere, invece, lavorano per loro: sono le tate dei loro figli, con i quali, in genere, stabiliscono un rapporto di vero affetto, ma che si occupano anche della casa e del cibo. Le mansioni sono tutte impegnative e delicate, ciò che dovrebbe testimoniare un fondamento di fiducia nei loro confronti. Purtroppo non è così: gli orari massacranti, le pretese spesso assurde, il pregiudizio nei confronti della diversità della loro pelle, le discriminazioni conseguenti e umilianti ci dicono che la strada per i diritti civili è ancora lunga e in salita: per questi diritti Jon Kennedy e Martin Luther King stanno lottando e di lì a poco, verranno uccisi. Eppure, anche nella città di Jackson, qualcosa sta per cambiare: la giovane Eugenia Skeeter, di ritorno dal College, si è fatta un’idea diversa della vita delle donne: vuole lavorare, magari tentando la strada della scrittura, attività che adora.
E’ inoltre inorridita dai modi di fare, di atteggiarsi di vestire, nonché dai discorsi che sente fra le donne bianche, a cominciare da sua madre, probabilmente più intelligente di altre, ma ormai pigramente adagiata nel conformismo pettegolo, parolaio e anche feroce delle preziose ridicole della città. Grazie a lei, (e anche al maturare di un clima nuovo sotto la presidenza Kennedy, mi permetterei di aggiungere), uscirà uno scandaloso libro in cui le narrazioni autobiografiche delle donne nere, col loro fardello di dolori e umiliazioni, ma anche di storie più o meno divertenti, saranno raccolte, così da costituire una importante documentazione, utilizzabile nella lotta per i diritti civili. Il film è quindi una specie di “come eravamo” per gli spettatori americani: rinfrescare la memoria in un tempo in cui la rimozione del passato è la norma, può essere utile. Può anche essere utile fuori dagli Stati Uniti, per esempio da noi, non per dirci come eravamo, ma come stiamo diventando: ridicoli e crudeli nella pacchiana ostentazione della nostra ricchezza, di fronte agli stranieri che lavorano duramente per noi, senza diritti civili, a partire da quello di cittadinanza. Dopo aver detto questo aggiungo, però, che il film ha due fondamentali difetti: segue anche troppo minutamente le tracce del romanzo da cui è tratto: “The Help” di Kathryn Stockett, best seller da tempo sul mercato librario newyorkese; sembra, inoltre, scritto con un occhio a qualche Oscar, col suo buonismo un po’ dolciastro e politically correct, nella descrizione, oggi innocua, delle dure ingiustizie subite dalle donne nere, cittadine americane discriminate. Eccellenti le interpretazioni delle attrici nere, soprattutto di Octavia Spencer, nel ruolo di Minny.

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Perdona e dimentica

Recensione del film:
PERDONA E DIMENTICA

Titolo originale:
Life During Wartime

Regia:
Todd Solondz

Principali interpreti:
Shirley Henderson, Ciarán Hinds, Allison Janney, Michael Lerner, Chris Marquette, Rich Pecci, Charlotte Rampling, Paul Reubens, Ally Sheedy, Dylan Riley Snyder, Renée Taylor, Michael K. Williams, Gaby Hoffmann, Chane’t Johnson, Brian Tester, Emma Hinz, Lydia Echevarria, Meng Ai, Roslyn Ruff, Rebecca Chiles
-98 min. – USA 2009

Trish vive in una piccola villa in Florida, dopo che il primo marito è finito in galera per pedofilia. La donna, ancora giovane e con tre figli, medita di risposarsi con Harvey, uomo senza qualità, pieno di adipe e di luoghi comuni, che proprio per questo le potrebbe dare la sicurezza a cui aspira con libidinoso trasporto. I tre figli hanno età diverse e problemi a iosa: la bimba si nutre di psicofarmaci più che di cibo e promette una anoressia coi fiocchi per il futuro; Billy, il più grande, va al liceo e finge di credere alla madre che gli dice che il padre è morto, mentre il piccolo Timmy si aggira nel giardino di casa meditando sul suo futuro, ma ancora privo dell’identità che solo il rito del bar-mitzvah gli conferirà. Il piccino apprende dai compagni di scuola la verità sul padre e apprende dalla madre che la morte del padre è stata inventata da lei per renderlo felice! Trish ha due sorelle, ognuna delle quali vive in una condizione di assoluto solipsismo: Joy continua a parlare con i due uomini che per causa sua si sono uccisi e che ora, come fantasmi, assediano la sua mente e la sua coscienza; Helen, affermata come scrittrice, vive del suo successo, incurante delle ferite che le sue parole provocano in Joy. In questo tremendo ritratto di famiglia si colloca la guerra che Trish ha deciso, con l’aiuto di Harvey, di intraprendere contro il male. Apprendiamo da lei che diverse sono le facce con cui il Male può presentarsi a noi: la pedofilia, il terrorismo dei palestinesi, il suicidio dei kamikaze dell’11 settembre. Per sradicare dalle fondamenta il Male non solo ha scelto Harvey, ma ha scelto anche di schierarsi con Bush e ora con Mc Caine, nelle guerre contro il Male Assoluto, mentre personalmente e con l’aiuto di Harvey vorrebbe continuare la sua privata guerra per tenere il marito e il male lontano dai figli. Nella sua pensosa ingenuità, Timmy, però, intuisce che il male e il bene sono strettamente connessi nei nostri cuori e che non possiamo dividere gli uomini in buoni e cattivi senza interrogarci sulle ragioni che li spingono a certe azioni. Il modo per uscire dall’angoscia è dunque, forse, il perdono, che deve essere dato cancellando il passato, laddove in famiglia si sente parlare di perdono, ma solo dopo la vendetta. Tutti, infatti agiscono in una dimensione di egoistica attenzione solo alle proprie sventure, e sono fondamentalmente incapaci di ascolto e di compassione. Il regista rappresenta con feroce ironia un mondo meschino, privo di slanci ideali, teso solo a conservare la propria mediocre tranquillità, in una solitudine sottolineata anche dalla demenzialità dei colloqui, in cui ciascuno parla grottescamente sempre e solo di sé. Così ho inteso anche il significato delle inopportune e imbarazzanti confidenze di Trish al piccolo Timmy.