L’UFFICIALE E LA SPIA

 

 

 

 

La mia recensione del film:
L’UFFICIALE E LA SPIA

per la regia di
Roman Polanski

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/165851/l-ufficiale-e-la-spia/recensioni/966781/#rfr:film-165851

 

CAST:
Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois, Hervé Pierre,
Didier Sandre, Wladimir Yordanoff, Mathieu Amalric, Damien Bonnard, Eric Ruf, Melvil Poupaud, Olivier Gourmet
– 126 min. – USA 2019

Ttolo originale:
J’accuse

 

LUNA DI FIELE

 

 

 

 

La mia recensione
– aggiornata al gennaio 2021 –  del film:
LUNA DI FIELE

per la regia di Roman Polanski

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/13120/luna-di-fiele/recensioni/959587/#rfr:film-13120

 

CAST:
Peter Coyote Hugh Grant, Emmanuelle Seigner, Kristin Scott Thomas

Titolo originale:
Bitter Moon

QUELLO CHE NON SO DI LEI

 

 

 

 

la mia recensione del film
QUELLO CHE NON SO DI LEI

per la regia di 
Roman Polanski

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/139501/quello-che-non-so-di-lei/recensioni/919061/#rfr:film-139501

CAST:
Emmanuelle Seigner, Eva Green, Vincent Perez, Damien Bonnard, Dominique Pinon – 110 min. – Francia, Belgio, Polonia 2017.

Titolo originale:
Based On a True Story

 

LA MORTE E LA FANCIULLA

Schermata 2016-06-21 alle 21.12.50

 

 

 

 

la mia recensione del film
LA MORTE E LA FANCIULLA

per la regia di
Roman Polanski

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/12681/la-morte-e-la-fanciulla/recensioni/864277/#rfr:film-12681

CHINATOWN

Schermata 2015-08-28 alle 20.39.00

 

 

 

La mia recensione
– aggiornata al gennaio 2021 – del film:

CHINATOWN 

per la regia di  Roman Polanski

si trova QUI.
https://www.filmtv.it/film/1520/chinatown/recensioni/985899/#rfr:none

Cast:
Jack Nicholson, Faye Dunaway, John Huston, Perry Lopez, John Hillerman, Darrell Zwerling, Diane Ladd, Roy Jenson, Roman Polanski, Richard Bakalyan, Joe Mantell, Burt Young, Bruce Glover, Dick Bakalyan, Nandu Hinds, James O’Rear, James Hong – 131 minuti – USA 1974.

 

 

VENERE IN PELLICCIA

Schermata 11-2456612 alle 20.44.44

 

 

 

 

La mia recensione
– aggiornata al settembre 2020 –  del film:
VENERE IN PELLICCIA,

per la regia di Roman Polanski

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/58187/venere-in-pelliccia/recensioni/962645/#rfr:film-58187

Titolo originale:
La Vénus à la fourrure

CAST
Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric
– 96 minuti- Francia 2013

facciamoci del male (Carnage)

recensione del film:
CARNAGE

Titolo originale Carnage

Regia:
Roman Polanski

Principali interpreti:
Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz, John C. Reilly – 79 min. – Francia, Germania, Polonia, Spagna 2011

Il genio di Freud e di Jung si può valutare proprio in film come questo, più che in “A dangerous Method”, che, indagando sulla vita privata dei due psichiatri, ne fa emergere ritratti alquanto meschini. Senza le loro indagini e le loro scoperte sulla nostra natura profonda, questo bellissimo film non sarebbe probabilmente nato. L’immagine di New York, sfondo della scena della pellicola, non inganni: Polanski l’ha girata a Parigi! Riferimenti non casuali all’Angelo Sterminatore , altro impietoso ritratto di una borghesia inconcludente e incapace di uscire da una situazione alquanto claustrofobica.

Il film è un duplice ritratto di famiglia in un appartamento newyorkese: si trovano, infatti, nella casa dei signori Longstreet i coniugi Cowan, lì convocati per dirimere amichevolmente un’incresciosa questione: il bambino dei Cowan, Zachary, con un colpo di bastone di bambù, ha fatto saltare due incisivi dalla bocca del piccolo Ethan Longstreet, durante un litigio banale, di quelli che avvengono tra ragazzini. L’incontro, che viene inteso come un civile modo per comporre pacificamente una querelle e, forse, come il primo passo di una futura amicizia, diventa, invece, il catalizzatore di veleni fra le due coppie che non si piacciono affatto; in seguito, catalizzerà i rancori sopiti troppo a lungo all’interno delle singole coppie. Il gioco al massacro assume agli occhi dello spettatore la forma di una grottesca e anche comica rappresentazione della media borghesia, americana (ma non solo), con i suoi vizi e i suoi tic, ma anche con la sua ipocrisia, accuratamente celata dal perbenismo di facciata, che occulta la ferocia con la quale chi ha raggiunto una posizione sociale più prestigiosa, i Cowan in questo caso, si sente in diritto di umiliare gli altri, con comportamenti che vanno dall’ironia sprezzante, alla noia malcelata, all’aggressività verbale, al vomito. D’altra parte, la coppia dei padroni di casa non è certamente migliore: quando ormai è chiaro il fallimento dell’incontro, essi richiamano in casa gli ospiti che se ne stanno andando, cosicché l’imbarazzante subalternità stimolerà ulteriormente l’atteggiamento sprezzante dei Cowan, in modo particolare di Alan, il marito, che potrà facilmente infierire contro le ingenuità politically correct di Penelope Longstreet, casalinga terzomondista che si nutre di luoghi comuni, nonché scrittrice velleitaria.
Assistiamo quindi a un crescendo di contumelie e di rinfacci rancorosi, all’alternarsi sorprendente di alleanze nella dinamica dello scontro, all’emergere di comportamenti lungamente repressi e che ora dilagano senza freni: i libri di Penelope, sporcati dal vomito di Nancy Cowan; il cellulare di Alan Cowan, scagliato nell’acqua, simbolicamente sono feticci compensativi dello squallore di una vita quotidiana fatta di frustrazione, di insincerità, di raggiri poco edificanti. Il film è diretto ottimamente da Roman Polanski, che, insieme a Yasmina Reza (autrice della commedia da cui il film è tratto, che spopola nei teatri newyorkesi), ne ha curato anche la vivace sceneggiatura, riuscendo ad avvincere e anche a divertire lo spettatore dalla prima all’ultima scena, quella che ci mostra i due bambini, dai quali si è originata tutta la feroce carneficina, che hanno fatto la pace e ora giocano tranquillamente nel parco.

L’uomo nell’ombra

Recensione del film:
L’UOMO NELL’OMBRA

Titolo originale:
The Ghost Writer

Regia:
Roman Polanski

Principali interpreti:
Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams, James Belush, Timothy Hutton, Eli Wallach, Tom Wilkinson, Robert Pugh, Jaymes Butler, Daphne Alexander, Marianne Graffam, Nyasha Hatendi, Angelique Fernandez, Glenn Conroy, Kate Copeland, Tim Preece, Anna Botting, Yvonne Tomlinson, Milton Welch, Tim Faraday, Jon Bernthal – 131 min. – USA, Germania, Francia 2010

Il ghost writer di questo film non ha un nome proprio, perché, agli occhi degli uomini di potere, di cui il film ci parla, non è nessuno. Egli, in effetti, è un suddito, cui non si chiede altro che di ri-scrivere l’autobiografia di Adam Lang, che essendo un uomo importante, non ha tempo per queste cose: si tratta, infatti, dell’ex premier inglese, che ha impegnato il proprio paese nella lotta contro il terrorismo di Al Quaeda, con operazioni poco chiare di cui ora sembra sia chiamato a rispondere.
Il libro di memorie, che il ghost writer dovrebbe rivedere, e, se lo ritenesse il caso, correggere in senso apologetico, ricevendo una retribuzione di tutto rispetto, ha già subito una prima redazione, ma lo scrittore, precedentemente assunto allo scopo, è morto, prima di concludere il proprio lavoro.
Il giovane gost writer accetta l’incarico e decide di raggiungere il potente Adam Lang nell’isola del New England dove attualmente risiede in una lussuosa e blindatissima casa di vetro, circondata da uomini della Cia che, armati fino ai denti, la trasformano in un sorvegliatissimo bunker.
Il luogo è davvero poco ospitale, ventoso e piovoso, parrebbe quasi un deserto, se non fosse per quelle altre poche case del resto distanti fra loro. È, in ogni caso, un luogo abbastanza inquietante, così come inquietanti e sinistre sono le notizie che il giovane riesce a raccogliere sulla morte del collega che l’ha preceduto, sul premier e sulle ragioni poco confessabili che l’hanno spinto a decidere la guerra al terrorismo, oltre che sul successivo nefando comportamento. Quanto più il ghost writer riesce a mettere insieme le tessere del puzzle, tanto più alto diventa il rischio per la propria vita: l’interesse del thriller si fonda soprattutto proprio su questo parallelo svolgersi dei due principali percorsi narrativi: l’indagine su Adam Lang e il progressivo venir meno della sicurezza per lo scrittore, che sembra essere davvero solo nel custodire i segreti più imbarazzanti. Il finale del film, è sorprendente e degno di un maestro del giallo, quale spesso Polanski ha dimostrato di essere, magari guardando ad Hitchock, ma anche rifacendosi alla propria personale storia di regista e di uomo. Secondo me, tuttavia, il film non è solo un giallo e si presta ad altre letture, essendo anche un film politico sul potere e sulle trame che nell’ombra porta avanti, coinvolgendo tutti i cittadini, anche quelli che, come lo scrittore, non hanno mai avuto alcun interesse per le vicende politiche e hanno votato per Lang perché era di moda, come egli stesso avrebbe ammesso. In realtà, tardi capirà che nessuno può chiamarsi fuori, perché le azioni dei politici ci riguardano, che lo vogliamo o no: sta a noi decidere se vogliamo contare davvero o essere dei plaudenti ghost writers senza nome.