L’isola del Mississipi (Mud)

Schermata 08-2456899 alle 09.46.17recensione del film:

MUD

Regia:
Jeff Nichols

Principali interpreti:
Matthew McConaughey, Tye Sheridan, Sam Shepard, Reese Witherspoon, Jacob Lofland, Ray McKinnon, Sarah Paulson, Michael Shannon, Joe Don Baker, Paul Sparks, Bonnie Sturdivant, Stuart Greer, John Ward Jr., Kristy Barrington, Johnny Cheek, Kenneth Hill, Michael Abbott Jr. – 130 min. – USA 2012.

Finalmente approdato anche nelle nostre sale dopo due anni di attesa, eccoci al terzo film di questo giovane regista americano.

Ellis (Tye Sheridan) è un adolescente infelice: si sente tradito dai genitori che, non amandosi più, sono tutti presi dal gioco dei rinfacci e e delle accuse tanto da non accorgersi neppure delle sofferenze che gli infliggono. Il piccolo, che da sempre condivideva la loro condizione di povertà su una casa galleggiante, in un’ ansa paludosa del Mississipi nello Stato dell’Arkansas, non va più a scuola e passa la sua giornata lavorando con l’intrattabile padre pescatore, per conto del quale consegna il pescato alla clientela. Ha un inseparabile amico di giochi, un orfanello che si chiama Neckbone (Jacob Lofland), il quale vive con uno zio lunatico. I due ragazzini, insieme, progettano di spostarsi su una barca a motore, per esplorare l’isola sul grande fiume: hanno saputo di un motoscafo che si trova lì, impigliato fra i rami della foresta e che , forse,  potrebbe servire come rifugio provvisorio, lontano da casa. La traversata del Mississipi, l’arrivo all’isola, l’avvistamento dell’imbarcazione sull’albero e l’incontro con Mud hanno il carattere favoloso dell’inizio di una avventura, condotta anche sulle orme della  scrittura di Mark Twain e ci introducono nel cuore del film. Mud (Matthew McConaughey), uomo singolare, è ricercato dalla polizia poiché si era macchiato, qualche tempo prima, di un delitto, per difendere Juniper, la donna che egli amava da sempre. Approdato sull’isola, aveva trovato la barca che ora considerava una propria piccolissima abitazione e, per sopravvivere nel luogo inabitato e inospitale (su cui intendeva restare, in attesa che Juniper lo raggiungesse), si dedicava alla pesca. Aveva sviluppato, come Robinson Crusoe, molte abilità, nonché una buona conoscenza della natura, ma non disdegnava un po’ di superstizione: certi particolari tatuaggi porta-fortuna, i chiodi incrociati sotto le scarpe, contro gli spiriti maligni… E’ lui stesso a narrare, un po’ alla volta, ai due ragazzini i particolari della propria vita, tranquillamente, dando prova di grandi doti affabulatorie, che affascinano da subito il piccolo Ellis, cui non par vero di aver trovato un uomo come questo, che aveva creduto nell’amore tanto da affrontare le prove più difficili, compresa l’ estrema sfida sull’isola, solitario e braccato dai tutori della legalità, ma anche dai parenti dell’uomo ucciso, assetati di vendetta. Gli pare, anzi, che Mud possieda quelle doti di tenera e affettuosa pazienza che vorrebbe vedere nel padre, poiché potrebbero testimoniare quanto duraturo sia l’amore vero nel tempo: così come dovrà essere per lui, certamente, in futuro! L’aspetto interessante del film, che ne fa un racconto di formazione per certi aspetti anomalo, è nell’avvicendarsi dei viaggi di andata con quelli di ritorno, perché ogni volta i due bambini rientrano alle loro case, cosicché il mondo ideale, quasi edenico, della vita secondo natura si confronta continuamente con la realtà, che non esce mai di scena e che infine ha la meglio: la natura non è, infatti, così buona come aveva creduto il piccolo Ellis (lo imparerà a proprie spese); l’amore (come potrà constatare) è, d’altra parte, un sentimento assai più complicato di quanto gli era sembrato.

Il film potrebbe ricordare, per il paesaggio rappresentato e per la presenza di protagonisti adolescenti, il bellissimo Re della terra selvaggia, di Benh Zeitlin, oppure anche Moonrise Kingdoom di Wes Anderson, ma la diversità del modo di raccontare mi sembra superare di molto queste analogie. Qui, infatti il regista, molto lontano dal mondo onirico e leggendario del film di Zeitlin, nonché da quello fantasioso dei due adolescenti di Wes Anderson, ci introduce nei problemi delle famiglie povere degli Stati Uniti del Sud, con poetico realismo, e si lascia guidare soprattutto dai tempi lenti della presa di coscienza di Ellis, rappresentandone perciò l’ardua crescita, senza mitizzare la difficile realtà degli stati del Sud. Bravissimo Matthew McConaughey; eccezionali i due attori adolescenti. Un film sicuramente da vedere.

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il ragazzaccio (Tomboy)

recensione del film:
TOMBOY

Regia:
Céline Sciamma
Principali interpreti.
Zoé Héran, Malonn Lévana, Jeanne Disson, Sophie Cattani, Mathieu Demy, Ryan Boubekri, Yohan Véro, Noah Véro, Cheyenne Lainé
– 84 min. – Francia 2011

Esiste un’età dell’uomo di cui si parla poco: quella dei bambini pre-adolescenti. E’ un momento della vita che in genere consideriamo tranquillo e pacifico, confortati dalla psicanalisi, che definisce questa un’età di “latenza”, nella quale, tuttavia, un fuocherello inquieto cova sotto la cenere. L’occhio attento della bravissima regista di questo film, ha scavato e indagato nella “latenza” di una ragazzina, Laure, consegnandoci un bellissimo ritratto della bimba che ha dieci anni ed è un po’ maschiaccio, non essendo particolarmente attratta da modelli di femminilità vezzosa e civettuola, che sembrano invece sedurre la sua coetanea Lisa, la vicina di casa che, scambiandola per un bambino, la introduce ai giochi della combriccola dei maschietti della zona.
L’equivoco, in cui la piccola Laure si illude di vivere a lungo, è stato possibile perché il recente trasloco dei genitori l’ha catapultata d’estate, quando non si va a scuola, in un quartiere sconosciuto: la ripresa della scuola la costringerà a uscire allo scoperto, con sollievo della madre, preoccupata dal comportamento della piccola, che ama teneramente e che non vorrebbe vedere canzonata dai compagni di giochi e di scuola. Colpisce, di questo breve film, la finezza accurata con cui viene indagata la faticosa ricerca di Laure per definire la propria identità sessuale, colpisce anche l’attenzione affettuosa e delicata con la quale vengono descritti i rapporti fra Laure e i suoi familiari (particolarmente riuscito mi pare il ritratto di Jeanne, la tenera sorellina complice briccona delle sue monellerie). Gli attori bambini sono magnifici e il film, nonostante la sua esilità, merita di essere visto e meditato.