Maraviglioso Boccaccio

Schermata 2015-03-08 alle 08.28.52recensione del film:
MARAVIGLIOSO BOCCACCIO

Regia:
Paolo e Vittorio Taviani

Principali interpreti:
Lello Arena, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini, Flavio Parenti, Vittoria Puccini. «continua Michele Riondino, Kim Rossi Stuart, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Jasmine Trinca, Josafat Vagni, Eugenia Costantini, Miriam Dalmazio, Fabrizio Falco, Melissa Anna Bartolini, Camilla Diana, Nicolò Diana, Beatrice Fedi, Ilaria Giachi, Barbara Giordano, Rosabel Laurenti Sellers, Niccolò Calvagna – 120 min. – Italia 2015

Il Maraviglioso Boccaccio dei fratelli Taviani è un film un po’ spiazzante per chi non ce la fa a dimenticare Pasolini e la lettura personalissima che il nostro grande intellettuale diede del Decameron nel 1971. Quella pellicola* rifletteva sia la weltanschauung pasoliniana, sia il clima degli anni che immediatamente seguivano il ’68, quando nei giovani era ancora viva la speranza di costruire una società diversa, fondata non sull’ipocrisia delle leggi morali e religiose, ma sulla libertà dei comportamenti secondo natura. Non può stupire, perciò, che oggi, in una temperie del tutto diversa, il Decameron si presti ad altro tipo di lettura, forse meno affascinante e meno vivace: è tipico dei grandi capolavori del passato, del resto, offrire infinite possibilità di approccio e di interpretazione.
I fratelli Taviani, per loro libera scelta, hanno attribuito alla cosiddetta Cornice, cioè all’antefatto dei racconti, una parte importantissima, sviluppando perciò molto ampiamente, in rapporto alla durata del film, il tema della peste del 1348 (e della morte, pertanto) e attribuendo ai dieci giovani, che casualmente si erano incontrati in Santa Maria Novella e che avevano deciso di allontanarsi dalla città, un ruolo di maggiore rilievo di quanto non abbiano nelle pagine boccacciane. In conseguenza di questo i registi hanno ridotto a cinque le novelle rappresentate (che qui appaiono come unità a sé stanti, ben staccate dai narratori)**, scelte secondo le loro predilezioni di lettura, stando almeno a quanto essi stessi hanno più volte dichiarato. Lo scenario della cornice si presenta con l’anacronismo vistoso della villa La Sfacciata, costruzione sui colli fiorentini non trecentesca, ma di pure linee pre-rinascimentali (è infatti quattrocentesca) all’esterno; mentre alcuni mobili dell’arredamento interno sono riccamente scolpiti, secondo gli usi patrizi in pieno Rinascimento. Molto belli i costumi indossati dai giovani, che però ricordano più quelli di Gabriele Rossetti e dei Preraffaelliti, anche per la stilizzata corrispondenza al paesaggio, che quelli dei Toscani del ‘300. Sottolineando queste cose, non intendo affermare che siano difetti del film, ma semplicemente indicarne chiaramente i criteri di realizzazione che non rispondono allo scrupolo filologico (non presente neppure in Pasolini, d’altra parte!) di chi intende ricostruire con precisione lo scorcio di un’epoca, ma rispondono piuttosto al gusto e alla cultura dei due autori, da sempre molto attenti alla densità del colore, alle suggestioni visive, alle corrispondenze musicali. Il difetto più grave del film, invece, è nella pessima qualità della recitazione degli attori dei quali pochi si salvano: sono quasi tutti impacciati e poco espressivi, ciò che diminuisce di molto il piacere di chi lo guarda.

Peccato!


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*costituiva la prima parte della Trilogia della vita, seguita nel 1972 dai Racconti di Cantebury e conclusa nel 1974 con Il fiore delle Mille e una notte

**in Pasolini erano dieci; l’insieme del film conteneva, tuttavia, numerosi riferimenti ad altre novelle.

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La fisica dell’acqua

Recensione del film:
LA FISICA DELL’ACQUA

Regia:
Felice Farina

Principali interpreti:
Claudio Amendola, Paola Cortellesi, Stefano Dionisi, Lorenzo Vavassori, Lorenzo Pavanello,Samuele Longhi, Francesca Brizzolara, Fabio Ferrari, Anita Zagaria, Ferruccio Calamari, Giorgia Cardaci, Camilla Frontini, Simona Nasi, Davide Negro, Elena Presti – 76 min – Italia, Svizzera, Francia 2009

Il piccolo Alessandro vive da solo, con la mamma Giulia, in una casa sul lago, dalla morte del padre, avvenuta per annegamento qualche anno prima, cioè quando era piccolissimo e quindi incapace di ricordare. Come sappiamo dalla psicanalisi, tuttavia, se i ricordi in tenerissima età sono rarissimi e difficili, i fatti che coinvolgono i nostri primi anni si imprimono ugualmente nella nostra mente e determinano in seguito i nostri comportamenti. Nel caso di Alessandro, la morte del padre sembra aver determinato una vera angoscia per l’acqua, percepita come oscuro e minaccioso pericolo. A sconvolgere il mondo del piccino è anche l’inaspettato giungere dello zio Claudio, intenzionato a vendere la sua parte di proprietà della casa in cui abitano madre e figlio. L’accoglienza affettuosa di Giulia pare aver creato nel bambino una profonda gelosia, aggravata dal comportamento dello zio, che in casa si muove da padrone e che, forse per gioco, lo sfida alla boxe, spingendolo nel lago, e provocando in lui la sensazione che, in realtà, questi desideri la sua morte. Matura nella mente di Alessandro, perciò, un profondo odio, unito al desiderio di vendicarsi. Utilizzerà, a questo fine, le sue conoscenze da meccanico per sabotare i freni dell’auto di Claudio, ma le cose si complicheranno ed egli si troverà in commissariato a ricostruire, attraverso i propri ricordi, anche le ragioni del suo comportamento. Il commissario di polizia, spinto dalla pietà per il piccolo, lo aiuterà con pazienza e, direi, con affetto paterno a far a poco a poco emergere dal buio i ricordi penosi e angosciosi, tanto che nella mente di Alessandro l’immagine ora ricordata del padre e quella del commissario, finiscono per confondersi. La riemersione ci riporta ancora una volta alla metafora dell’acqua, pericolo minaccioso, ma anche elemento di vita, di rigenerazione, liquido amniotico per la rinascita, per affacciarsi, forse, al mondo della consapevolezza e della responsabilità. Il film ci conduce abilmente nel groviglio dei ricordi confusi e delle sensazioni del bambino, perché è raccontato dal suo punto di vista lo svolgersi degli eventi. Alessandro, però, a differenza di molti bambini del cinema, spesso rappresentati secondo i complementari luoghi comuni del Pierino -la- peste o dell’innocente e lezioso rompiscatole, è invece un bambino difficile, con comportamenti infantili, ma con pensieri, inquietudini, rimozioni più grandi di lui, e tutto ciò è benissimo narrato perché il regista mostra grande sensibilità ed empatia nei confronti del mondo infantile, senza creare nello spettatore ottimistiche illusioni, essendo consapevole anche che i bambini possono essere capaci di comportamenti volutamente crudeli. Alessandro è un bravissimo Lorenzo Vavassori, interprete perfetto ed espressivo, in buona compagnia degli altri attori e in particolare di una grande Paola Cortellesi. Un piccolo film, molto interessante e da vedere.