Il segreto del suo volto

Schermata 2015-02-24 alle 15.16.21recensione del film:
IL SEGRETO DEL SUO VOLTO

Titolo originale:
Phoenix

regia:
Christian Petzold

Principali interpreti:
Nina Hoss, Ronald Zehrfeld, Nina Kunzendorf, Michael Maertens, Imogen Kogge, Uwe Preuss – 98 min. – Germania 2014

Del regista tedesco Christian Petzold, lo stesso di La scelta di Barbara, è questo Phoenix, in italiano tradotto con Il segreto del suo volto. La traduzione è furbesca, ma fuorviante, poiché, nel riecheggiare un altro fortunato titolo molto simile*, autorizza una lettura eccessivamente patetica del film, che sebbene abbia alcune caratteristiche del mélo, è, nelle intenzioni del regista, assai più ambizioso.
Siamo in Germania, alla fine della seconda guerra mondiale. I segni della sconfitta sono dappertutto: Berlino, occupata dai militari di quattro diversi Paesi, è un cumulo di di macerie e di sporcizia, ma anche di vergogna e di dolore. Si vive nella speranza di voltare pagina al più presto, di guardare avanti, di rimuovere rapidamente rovine e passato per rinascere, come la Fenice mitologica, dalle proprie ceneri, lasciandosi alle spalle il disonore dei compromessi col nazismo che avevano coinvolto moltissimi comuni cittadini. Non è facile, però, perché col passato i conti non sono affatto chiusi: i pochi superstiti dei lager, sfigurati per le sofferenze inaudite, di cui portano indelebili segni, sono tornati e, cercando di ritrovare quel che resta (se resta)** di un tempo andato, per ricostruire l’identità perduta nell’umiliazione dei campi di sterminio, vorrebbero ricordare gli anni più sereni, quando le case non erano distrutte, quando gli amici, o addirittura le persone amate non avevano ancora tradito. Nella contraddizione insanabile fra chi cerca di dimenticare in fretta, mettendosi in pace la coscienza, e chi invece cerca di ricordare per ritrovare se stesso, scava il regista di questo film, presentandoci la storia di un uomo, Johnny (Ronald Zehrfeld, bravissimo), e di una donna, Nelly (una splendida Nina Hoss), un tempo innamorati marito e moglie, entrambi musicisti che si esibivano in un locale notturno, il Phoenix, ora miracolosamente riaperto. Lì i due si incontrano di nuovo, ma il volto ancora livido e tumefatto di lei e la magrezza del suo corpo non permettono a lui di riconoscerla. La figura di Johnny emerge in tutta la sua ambiguità: egli aveva probabilmente venduto Nelly, ebrea, alla Gestapo e ora che la crede morta vorrebbe mettere le mani sulla sua cospicua eredità. La presenza di lei, che finge di assecondare i suoi piani in attesa di rivelargli la verità, lo turba, però, e forse fa affiorare alla sua coscienza quel rimorso che avrebbe evitato volentieri. 

La vicenda procede, con una narrazione che oscilla fra il registro patetico-sentimentale e quello noir (con richiami abbastanza evidenti a La donna che visse due volte), verso una conclusione che forse è la parte migliore del film.
Il regista si è ispirato a un romanzo francese di Hubert Montheilet, opportunamente spostando in Germania il tema del ritorno dai campi di concentramento, così da affrontare un argomento poco trattato dal cinema tedesco; egli ha inoltre volutamente disegnato i due personaggi principali come emblemi della coscienza scissa dei tedeschi dopo la guerra. L’opera, forse un po’debole sul piano narrativo, soprattutto perché i diversi registri del racconto non sembrano fondersi in modo sempre convincente, si fa seguire senza noia, grazie soprattutto alla credibilità umana che i due bravissimi interpreti conferiscono ai loro rispettivi personaggi.

Chi è interessato può leggere QUI un’intervista a Christian Petzold

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Il segreto dei suoi occhi (film argentino del 2009),

** è il titolo della poesia n° 76 del Quaderno di quattro anni di Eugenio Montale(1977)

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La scelta di Barbara

Schermata 03-2456373 alle 18.41.12recensione del film

LA SCELTA DI BARBARA

Titolo originale.
Barbara

Regia:
Christian Petzold

Principali interpreti:
Nina Hoss, Ronald Zehrfeld, Jasna Fritzi Bauer, Mark Waschke, Rainer Bock, Rosa Enskat, Peter Benedict, Peter Weiss, Christina Hecke, Claudia Geisler, Deniz Petzold, Carolin Haupt, Peer-Uwe, Teska, Elisabeth Lehmann, Thomas Neumann, Anette Daugardt, Thomas Bading, Susanne Bormann – 105 min. – Germania 2012.

Il film racconta la storia di Barbara,  una giovane donna, già medico a Berlino Est, quando il muro che divideva in due l’antica capitale tedesca era ancora saldamente in piedi. Di lei e del suo passato berlinese si conosce poco, poiché il film ce la mostra mentre svolge la sua professione nell’ospedale di una cittadina presso il Baltico, alquanto tetra. Si apprende che la donna è stata qui confinata per aver chiesto un permesso di espatrio, ragione sufficiente perché i suoi movimenti ora siano controllati continuamente da persone che ne osservano spostamenti e attività, come l’uomo della Stasi, che staziona, con l’ auto, in permanenza, sotto casa sua, o come la portiera dello stabile, che cerca ogni scusa per spiarla o come il medico André, che lavora con lei all’ospedale e che di lei conosce tutto. Questa parte del film è decisamente la più interessante e la meglio costruita, perché ci immerge, con molta semplicità, grazie anche alla straordinaria qualità dell’interpretazione severa dell’attrice Nina Hoss, nell’atmosfera soffocante della dittatura, che ha messo in atto un sistema capillare di spionaggio della vita privata di ciascuno, seminando angoscia e costringendo tutti a sospettare di chiunque: di chi si incontra per strada, del collega di lavoro, di chi suona alla porta di casa. Le visite inattese, infatti, per Barbara sono quasi sempre foriere di violente perquisizioni, di umilianti visite corporali, di sgradevoli interrogatori, cosicché, quando arriva un artigiano, inviato da André, in grado di riparare il suo pianoforte scordato, l’utilizzo del quale potrebbe rasserenarla e farle dimenticare lo squallore dell’abitazione che le è stata assegnata, il panico si impadronisce di lei, inducendola ad accoglierlo con aggressività dura e scortese, assai comprensibile, però.

André, il suo collega di lavoro, giovane medico confinato anche lui in quell’ospedale, costretto a interrompere una brillante carriera da ricercatore (in seguito a un incidente gravissimo di cui porta la responsabilità), vorrebbe diventarle amico, o magari qualcosa di più: vedendo il suo agire affettuoso e quasi materno nei confronti dei  giovani ricoverati si è convinto che la scorza dura di lei ne nasconda la fragilità e la profonda capacità di amare teneramente. Ogni tentativo di demolirne le difese, tuttavia, non ha successo, anche perché Barbara ha un fidanzato danese, Jörg, col quale si incontra, quando può, eludendo i suoi sorveglianti con mille sotterfugi e fra mille difficoltà. Con Jörg la donna vorrebbe andare a vivere in Danimarca, seguendo un piano di fuga attraverso il mare che in breve tempo dovrebbe portarla da lui. Nel frattempo, però, alcuni misteri si diradano e rendono il giudizio di lei sulle persone che le stanno appresso meno affrettato e meno sospettoso, ciò che avvia il film verso un finale diverso (ma non troppo!) da quello che ci si aspetta, in realtà, però, alquanto pasticciato e lacrimoso. Anche in questo caso, dunque, ci troviamo di fronte a un’opera che, secondo me,  non concludere in modo convincente le vicende molto ben presentate all’inizio, cosicché, certo al di là delle intenzioni del regista, consente anche maliziose interpretazioni, che modificano un po’ l’immagine che di Barbara il regista ci aveva voluto offrirePersonalmente, siccome non mi commuovo facilmente, ho avuto qualche dubbio circa l’avvicinamento di Barbara ad André che, guarda caso, avviene dopo che la donna ha potuto osservare la bella casa di lui, piena di libri e di begli oggetti, immersa nel verde di un giardino bello e accogliente…
La Danimarca, insomma, può attendere!

Nessun rapporto, nonostante quanto afferma la locandina, col film Le vite degli altri, finora, per me, il solo plausibile racconto della Germania comunista e della feroce dittatura che vi dominava.