Demolition- Amare e Vivere

schermata-2016-09-19-alle-23-16-44recensione del film:
DEMOLITION – AMARE E VIVERE

Titolo originale:
Demolition

Regia:
Jean-Marc Vallée

Principali interpreti:
Jake Gyllenhaal, Naomi Watts, Chris Cooper, Judah Lewis, Heather Lind, Polly Draper, Wass Stevens, Hani Avital, Tom Kemp, Lytle Harper – 100 min. – USA 2015.

Questo si rivela un film per molti aspetti inferiore alle attese di chi come me aveva ritenuto buone alcune delle opere precedenti di Jean Marc Vallée e, fra queste, la recente Dallas Buyers Club, del 2013, pellicola di tutto rispetto e, anche in Italia, di buon successo.
Nonostante i difetti abbastanza evidenti, però, questo è un film interessante, anche per il modo insolito col quale si racconta il lutto e la sua elaborazione per tornare alla vita. Il regista canadese, infatti, questa volta ci parla di un uomo giovane, Davis (Jake Gyllenhaal), colpito da una morte improvvisa e drammatica, che di punto in bianco aveva sconvolto l’insieme dei riferimenti della propria esistenza fino a quel momento in apparenza equilibrata e serena. Davis stava viaggiando con la moglie Julia (Heather Lind) su una strada di grande traffico, quando l’urto violentissimo di un automezzo sbucato all’improvviso aveva distrutto il veicolo, insieme purtroppo alla vita di lei. Anche se sul corpo di Davis erano rimaste poche tracce dell’ accaduto così da permettergli il ritorno in tempi brevi alla forma fisica a cui particolarmente teneva, si era schiantato qualcosa dentro di lui: solo così era possibile spiegare il suo comportamento strano, che aveva stupito tutti quelli che lo conoscevano. Aveva infatti cercato di esorcizzare il dolore semplicemente negandolo e continuando a indossare la maschera dell’impeccabile e impassibile alto dirigente della società finanziaria del suocero, a Manhattan, nella quale finora era stato stimato e forse anche temuto. Come se nulla fosse successo, Davis aveva ignorato sia le condoglianze davvero sincere dei sottoposti, sia gli inviti della famiglia di lei a superare con un periodo di riposo il trauma della perdita e aveva ripreso le sue occupazioni nella stanza dei bottoni della società, oltre che le cure meticolose al proprio bel fisico prestante. Eppure, aveva perso il sonno ed era in trepida attesa degli esiti di un reclamo che egli aveva inviato, quando, ancora sporco del sangue di Julia, in ospedale non era riuscito a farsi restituire dalla macchinetta guasta degli snack il suo dollaro. Quella missiva, scritta a mano e spedita nella vecchia buca per le lettere, conteneva forse l’unica sincera confessione del proprio dolore, poiché agli ignoti destinatari egli aveva voluto parlare del dramma che stava attraversando, altro che la restituzione del dollaro! Era finalmente arrivata, attraverso e.mail, la risposta attesa: Karen (Naomi Watts), l’impiegata che l’aveva ricevuta, era rimasta impressionata e si era commossa comprendendo il significato doloroso di quel singolare reclamo e, dopo una breve ricerca su Google, avendo scovato il suo indirizzo e.mail, gli aveva risposto con sincere parole di cordoglio. Fino a questo momento, il film mi è parso plausibile: la narrazione, dura e drammatica, aveva mantenuto una classica sobrietà rendendo accettabile anche la freddezza di facciata di Davis, che pure poteva sembrare irritante.


Ciò che segue indugia a lungo su vicende che si incastrano nella storia del vedovo, moltiplicando personaggi e situazioni che nulla aggiungono in profondità, ma che ingenerano, almeno a mio avviso, un notevole squilibrio narrativo. L’incontro di lui con Karen, per esempio, è l’occasione per un racconto troppo ampio sul violento e possessivo compagno di lei, che subito lo sente come un rivale e che non tarda ad aggredirlo; così come il suo avvicinarsi con paterna simpatia a Chris, l’adolescente figlio di Karen (Judah Lewis) in piena crisi di identità sessuale, diventa a sua volta la narrazione molto estesa dell’intolleranza omofobica e violenta di molti ragazzi dalle parti di NewYork; oppure il progressivo e naturale allontanarsi dall’ufficio prestigioso di Manhattan e dalla famiglia di Julia prepara rivelazioni pesantissime sul passato della moglie e su quel matrimonio, del quale, per altro egli aveva già tentato di cancellare ogni traccia demolendo la casa, gli oggetti, le fotografie che ancora lo legavano a quel passato, in una scena di chiaro carattere metaforico, molto prolungata. La mia impressione complessiva è stata quella di un film non del tutto risolto, a cui viene appiccicato un finale consolatorio, che non voglio anticipare, ma che francamente non mi è sembrato molto convincente.
Attori molto bravi; splendido il “piccolo” Judah Lewis.

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Giovani si diventa

Schermata 2015-07-12 alle 14.38.13recensione del film:
GIOVANI SI DIVENTA

Titolo originale:
While We’re Young

Regia:
Noah Baumbach

Principali interpreti:
Ben Stiller, Naomi Watts, Adam Driver, Amanda Seyfried, Charles Grodin, 
Adam Horovitz, Maria Dizzia – 97 min. – USA 2014.

Cornelia (Naomi Watts) e Josh (Ben Stiller) sono una coppia di coniugi newyorkesi da poco  quarantenni; non hanno figli e si sentono perciò pienamente liberi. I figli, per la verità, erano stati cercati a lungo, ma senza successo: per questa ragione Cornelia aveva deciso di abbandonare ogni progetto in proposito; tralasciando le cure ormonali a cui si era sottoposta e, di comune accordo con lui, aveva impresso un indirizzo diverso alla propria vita, nella convinzione condivisa che chi non ha figli, in fondo, disponga di una libertà sconosciuta a chi, trattenuto da obblighi genitoriali, è costretto a sacrificarvi la propria carriera professionale e e il proprio tempo libero. Ora Cornelia è un’affermata produttrice cinematografica che vive abbastanza serenamente la propria esistenza; Josh è invece un regista in piena crisi creativa, che vorrebbe concludere un documentario da tempo iniziato, ma non ci riesce.
Il film inizia allorché la nascita, invero un po’ tardiva, di un bebé, che allieta la coppia dei loro amici di sempre, Marina e Fletcher (Maria Dizzia  – Adam Horowitz), li fa sentire un po’ meno liberi e decisamente più soli: i due sono tutti presi dalle necessità del neonato e non hanno occhi che per lui, cosicché, come spesso accade in questi casi, i legami si allentano insieme al diversificarsi degli interessi e delle preoccupazioni, ciò che li costringe a rimettere ancora una volta in discussione le proprie scelte.
Gli amici se ne vanno, dunque? In realtà altri si presentano e sono amici interessanti, più giovani, prima di tutto: sono Jame (Adam Driver) e Darby (Amanda Seyfried), una simpatica coppia di sposini venticinquenni, assai dinamici e sempre in movimento, ma soprattutto assetati di sapere e di vita. I due sono sufficientemente raffinati da apprezzare molte delle esperienze  culturali più importanti delle passate generazioni e insieme sufficientemente disincantati e spregiudicati da impadronirsene come di cosa propria, senza troppi scrupoli. Si tratta, d’altra parte, soprattutto di cose che sarebbero destinate alla spazzatura e all’oblio, come i vecchi vinili, le obsolete videocassette, gli oggetti desueti che, come le inutilizzate macchine da scrivere, o i vecchi cappelli, fanno bella mostra di sé nel loro alloggio di Manhattan in cui tutto si accumula, per essere intelligentemente ri-usato al momento giusto. La sorprendente e sincretica bulimia della giovane coppia si estende dagli oggetti alle idee: senza che i “vecchi” Cornelia e Josh se ne avvedano, i due ragazzi assorbono come spugne concetti e progetti; valutano opportunità e prospettive che potrebbero aprirsi all’improvviso e che essi sono ben attenti a non farsi sfuggire, mostrando cinismo e spregiudicatezza davvero incredibili agli occhi della coppia più matura e anche ai nostri occhi. Lo scontro fra generazioni assai vicine nel tempo sembra essere dunque il tema del film, che, però, si rivela anche assai più complesso, poiché evidenzia il disorientamento dei quarantenni, nonché la loro irrimediabile sconfitta, inadeguati come sono ad accettare i compromessi necessari a sopravvivere nel mondo spietato di oggi, ai quali, invece, i più giovani pragmaticamente si adattano, ciò che li rende più simili agli anziani veri, cioè a coloro che invecchiando avevano da tempo perso ogni illusione e ogni speranza di cambiare il mondo, come il seguito del film (che non intendo ovviamente rivelare) mirabilmente ci dimostra.

Il regista Noah Baumbach, creatore dei bellissimi ritratti di Frances Ha. e di Greenberg, si conferma anche in questo film uno straordinario narratore del disagio profondo che deriva dall’inconciliabilità fra le aspirazioni ideali che contraddistinguono la giovinezza di molti e la realtà del denaro e del mercato che invadendo ogni aspetto della nostra società, distorce ogni esigenza di verità e di onestà, confinando nell’ambito dell’irrilevanza velleitaria la vita degli uomini che vorrebbero rimanere fedeli a se stessi e ai propri valori. Il racconto del regista, anche questa volta, si avvale di un registro narrativo ironicamente malinconico e ci consegna, attraverso i ritratti antitetici di Josh e di Jame, due credibilissimi personaggi. Meno caratterizzati e più convenzionali, invece, i personaggi femminili. Peccato! La NewYork del film è soprattutto quella degli interni, anche se il tema ricorda alcuni film del primo Woody Allen, Manhattan, soprattutto, indirettamente citato. Ottima la performance di tutti gli attori. Un bel film, tra i pochi meritevoli di una visione in questo periodo di scarsa qualità dell’offerta cinematografica nelle nostre sale.