UN LUNGO VIAGGIO NELLA NOTTE

La mia recensione del film:
UN LUNGO VIAGGIO NELLA NOTTE

per la regia di
Gan Bi

si trova QUI:
https://www.filmtv.it/film/147287/un-lungo-viaggio-nella-notte/recensioni/978887/#rfr:film-147287

CAST:
Wei Tang, Sylvia Chang, Meng Li, Jue Huang, Yongzhong – 110 min. – Cina 2018

Titolo originale:
Long Day’s Journey Into Nightnbsp

Nostalgia della luce

 

recensione del film:
NOSTALGIA DELLA LUCE

Titolo originale:
Nostalgia de la luz

Regia:
Patricio Guzmán.

Documentario

– 90 min. – Francia, Germania, Cile, Spagna, USA 2010.

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Il deserto di Atacama, a cinquemila metri di altitudine nel Cile andino, si presenta come un luogo privilegiato per gli astronomi: l’eccezionale secchezza dell’atmosfera e l’ampiezza dell’orizzonte non sono sfuggite agli scienziati di tutto il mondo che lì, infatti, hanno fatto sorgere il più grande osservatorio astrofisico della Terra, un telescopio a 5065 metri sul livello del mare.
Il documentario si apre sullo scenario affascinante dell’universo come appare agli studiosi e anche ai visitatori che cercano non solo emozioni, ma anche risposte alla loro (e alla nostra) ricerca del “senso” di quell’avventura straordinaria che è l’esistenza umana dentro l’immensità spazio-temporale che gli studi astronomici evidenziano.
Poco lontano dall’osservatorio era stato costruito nel secolo XIX un villaggio (fu fatto distruggere da Pinochet dopo la sconfitta elettorale del 1988) per i lavoratori delle miniere di salnitro, che lì vivevano con le loro famiglie in condizioni di semischiavitù: formalmente liberi, ma impossibilitati a fuggire, per l’illimitata vastità del deserto. Ora, relativamente prossimi al villaggio, fervono studi archeologici molto importanti, poiché riportano alla luce le tracce di antiche civiltà estinte, della loro vita quotidiana, della loro arte, dei manufatti e dei graffiti rupestri dei pastori, che ovunque affiorano e che a loro volta pongono al visitatore le stesse domande di senso.
La nostra mente di spettatori affascinati corre ai grandi poeti, al loro interrogarsi sulla inesorabile fine dell’uomo, alle “morte stagioni”, alle eterne domande alla luna poste dall’umile pastore errante, come dall’aristocratico Bruto, sul senso dell’affanno e del dolore che tutti conosciamo.
Nell’immenso deserto di Atacama, altre e più recenti tracce di vita e di storia vengono affannosamete ricercate dai parenti delle vittime di Pinochet, il sanguinario dittatore che perseguitò e fece sparire migliaia di oppositori dal 1973 al 1988, cercando di distruggere prove e identità. In quegli anni bui della storia cilena, scienza e ricerche archeologiche erano state abbandonate, ma quel villaggio dei minatori venne cintato, per impedire ogni fuga, con filo elettrico spinato, e fu utilizzato come campo di concentramento dei prigionieri politici, molti dei quali vennero uccisi senza processo e senza alcuna pietà. Non lontano da quel meraviglioso spazio di studio e di ricerca, sono ancora, dunque, identificabili i poveri resti di alcuni degli assassinati da quel regime feroce di militari senza onore, per la riconoscibilità dei quali, talvolta è sufficiente rinvenire un piccolo oggetto, una scarpa, un calzino, i frammenti di un abito…: lì, in quella incessante ricerca è racchiuso il senso della vita dei parenti disperati che non si rassegnano e che tentano di sottrarre al tempo almeno la loro memoria. Questo bellissimo documentario è l’opera impegnata e impegnativa di un grande regista cileno, Patricio Guzmán, esule in Francia, ora cittadino francese, che aveva reso nel 2010 questo struggente omaggio al proprio paese. Il film è passato come una meteora nella sala torinese del cinema Massimo (Museo del cinema), ma è presente, dal gennaio di quest’anno, come DVD. Da vedere sicuramente!

“principio delle cose che sono è l’illimitato … da cui le cose che sono hanno la generazione e anche il dissolvimento secondo la necessità. Infatti esse pagano l’una all’altra la pena e l’espiazione dell’ingiustizia, secondo l’ordine del tempo” (Anassimandro)
 

LA MORTE E LA FANCIULLA

Schermata 2016-06-21 alle 21.12.50

 

 

 

 

la mia recensione del film
LA MORTE E LA FANCIULLA

per la regia di
Roman Polanski

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/12681/la-morte-e-la-fanciulla/recensioni/864277/#rfr:film-12681

Remember

Schermata 2016-02-18 alle 22.30.40recensione del film:
REMEMBER

Regia:
Atom Egoyan

Principali interpreti:
Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz, Jürgen Prochnow, Heinz Lieven, Dean Norris, Henry Czerny, Peter DaCunha, Sofia Wells, Duane Murray, Kim Roberts, Janet Porter, Stefani Kimber – 95 min. – Canada, Germania 2015

 

Zev (Christopher Plummer) era un anziano americano che viveva insieme alla moglie Ruth, gravemente ammalata, in una casa di riposo. Dopo la morte da tempo annunciata di lei, egli, che soffriva di demenza senile, era ancora più smarrito, disorientato, nonostante le affettuose visite del figlio e dei nipotini. Solo la salda amicizia del vecchio Max (Martin Landau), suo compagno in quella clinica, ebreo come lui, semi-paralizzato ma ancora molto lucido, stava diventando il sostegno necessario per ritrovare se stesso. Purtroppo ritrovare se stesso non era facile per Zev, poiché il suo passato era legato, come quello di Max, agli orrori di Auschwitz che egli aveva cercato di rimuovere. Per evitare che i suoi ricordi venissero del tutto cancellati dall’affievolirsi progressivo della sua memoria, Max aveva continuato a ricordargli quegli anni terribili e si era fatto anche promettere che, alla morte di Ruth, avrebbe accettato di vendicarsi del carnefice che li aveva fatti soffrire, mettendosi in viaggio alla sua ricerca per ucciderlo. Il viaggio del vecchio alla ricerca dell’aguzzino è, infatti, il cuore del film:  si trattava di smascherare il vero il carnefice, che aveva assunto false generalità, fra quattro persone che si chiamavano come lui.

“Movesi il vecchierel canuto et  bianco”, dunque, facendo trepidare  la sua “famigliuola sbigottita”* che lo cerca affannosamente, nonché gli spettatori che, commossi per la fragilità dell’uomo, la sua confusa agitazione, il suo tremore, si convincono che Max, rimasto a dirigere per telefono gli spostamenti rischiosi dell’amico, sia davvero un cattivo soggetto che nasconde qualche mira losca. Il finale, molto sorprendente, metterà in chiaro le cose e ci convincerà di aver visto un thriller alquanto banale, per realizzare il quale il regista ha utilizzato , senza imbarazzo, l’Olocausto: non se ne sentiva davvero il bisogno. Il film, pertanto, è molto deludente: un vero peccato, perché gli attori sono tutti molto bravi e Plummer, superlativo, riesce a rendere quasi credibile una vicenda del tutto inverosimile.

  • la citazione è dal sonetto XVI del Canzoniere petrarchesco.