LA DONNA DELLO SCRITTORE

 

 

 

 

la mia recensione del film
LA DONNA DELLO SCRITTORE

per la regia di 
Christian Petzold

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/151983/la-donna-dello-scrittore/recensioni/937505/#rfr:film-151983

CAST:
Franz Rogowski, Paula Beer, Godehard Giese, Lilien Batman, Maryam Zaree, Barbara Auer, Matthias Brandt, Sebastian Hülk, Emilie De Preissac, Antoine Oppenheim, Louison Tresallet, Alex Brendemühl, Agnès Regollo, Grégoire Monsaingeon – 101 min. – Francia 2018.

Titolo originale:
Transit

 

LA CASA SUL MARE

 

 

 

 

recensione del film:
LA CASA SUL MARE

Regia:
Robert Guédiguian

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/133992/la-casa-sul-mare/recensioni/921901/#rfr:film-133992

 

CAST:
Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Jacques Boudet, Anaïs Demoustier, Robinson Stévenin, Yann Trégouët, Geneviève Mnich, Fred Ulysse – 107 min. – Francia 2017.

Titolo originale:
La villa

 

Due film francesi: French Connexion – Samba

Schermata 2015-05-05 alle 12.44.58recensione del film:
FRENCH CONNECTION

Titolo originale:
La French

Regia:
Cedric Jimenez

Principali interpreti:
Jean Dujardin, Gilles Lellouche, Céline Sallette, Mélanie Doutey, Benoît Magimel, Guillaume Gouix, Bruno Todeschini, Féodor Atkine, Moussa Maaskri, Pierre Lopez, Eric Collado, Cyril Lecomte, Jean-Pierre Sanchez, Georges Neri, Martial Bezot, Bernard Blancan, Gérard Meylan – 135 min. – Francia, Belgio 2014.

Momento di grazia, per il cinema francese, che ci manda da qualche tempo, oltre ai film belli di cui ho scritto le recensioni, alcuni buoni film, scritti con cura, che si seguono con piacere degli occhi e anche della mente.
Questo, ad esempio, pur affrontando il tema più volte trattato (anche dal cinema italiano) delle complicità mafiose fra malavitosi corsi, italiani e americani per il controllo del traffico internazionale della droga, ci presenta un intreccio interessante, condotto molto bene dal regista che ricostruisce, con attendibilità storica, i meriti di Pierre Michel, il coraggioso giudice francese, che trasferito nel 1975 a Marsiglia dalla città di Metz (Lorena), si era impegnato con tutte le sue forze per smantellare la ramificata organizzazione che si occupava di raffinare gli oppiacei, confezionarli ben camuffati dentro lattine di conserve alimentari e farli partire dal porto di Marsiglia alla volta di NewYork, sottraendoli a qualsiasi controllo. L’organizzazione mafiosa aveva a Marsiglia un capo riconosciuto, l’italiano Gaetano Zampa (Gilles Lellouche), che agiva nell’ombra, coperto da politici locali pavidi e collusi, che avrebbero preferito una condotta maggiormente cauta del giudice. Soltanto dopo l’elezione di François Mittérand alla presidenza della repubblica (1980), i socialisti francesi decisero di allentare i legami con l’organizzazione, facendo saltare la struttura gerarchica mafiosa, che, ormai del tutto fuori dal controllo di Zampa, organizzò l’attentato contro Pierre Michel. La vicenda, che è vera, è raccontata con classica compostezza, nel modo teso e incalzante dei film di genere degli anni ’80, di cui il regista evoca la presenza anche attraverso le scene di inseguimento lungo la “corniche”, i colori ingialliti della fotografia, la nettissima contrapposizione fra il giudice e il bandito, condotta però sul filo del reciproco rispetto. Nulla di particolarmente originale, per carità, ma un buon film, abbastanza coinvolgente.

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Schermata 2015-05-08 alle 20.12.04recensione del film:
SAMBA

Regia:
Eric Toledano, Olivier Nakache

Principali interpreti:
Omar Sy, Charlotte Gainsbourg, Tahar Rahim, Izia Higelin, Youngar Fall – durata 116 min. – Francia 2014.

I due registi che nel 2011 avevano girato Quasi amici, arrivato nelle nostre sale nel 2012, questa volta si cimentano sul tema scottante dell’immigrazione, in una commedia abbastanza gradevole, e anche un po’ amara. Il protagonista è Samba (Omar Sy, lo stesso di Quasi amici), qui nelle vesti di un senegalese in cerca di fortuna a Parigi, dove vive uno zio che invano egli tenta di raggiungere. Samba, infatti, che è da dieci anni in attesa del permesso di soggiorno, è costretto ora a campare in un centro di accoglienza, alle porte della metropoli, fra altri immigrati come lui. Quando, con un po’ di fortuna, gli sarà possibile fuggire dal centro, emergeranno molti problemi, perché non è facile a nessuno vivere senza documenti in una grande città poco ospitale, in condizioni di ricattabilità, senza alcuna tutela nel lavoro, e senza garanzie di ricevere una ricompensa adeguata. Per fortuna esistono le associazioni filantropiche, le signore che si adoperano per aiutare come possono i diseredati in attesa di lavoro e regolarizzazione. Samba verrà preso a cuore da Alice (Charlotte Gainsbourgh, la musa degli ultimi film di Lars von Trier), volontaria alle prime armi, che non sa molto di immigrazione, ma che cerca di non pensare ai problemi che l’hanno portata alle soglie della depressione. Alice, infatti, è una top manager stressata dalle preoccupazioni e dalle responsabilità, ora in congedo per curarsi: forse può farle bene occuparsi dei problemi degli altri. Fra i due nasce un rapporto di simpatia, forse un amore. La soluzione dei problemi di Samba arriverà, però, in modo sorprendente e drammatico, quando egli verrà in possesso, senza volere, dei documenti validissimi e del permesso di soggiorno di un amico del centro di accoglienza, morto annegato nella Senna, col quale aveva scambiato la propria giacca. Potrà lavorare da allora regolarmente e nel rispetto della legge, ma avrà perso il proprio nome, nonché, in fondo, la coscienza di sé.
Il film non è privo di difetti sia perché ricalca un po’ schematicamente la struttura di Quasi amici, raccontandoci di una coppia improbabile, disomogenea, tuttavia inseparabile, sia perché non è privo di lungaggini. Ha però il pregio di trattare in modo semplice e chiaro un problema tra i più scottanti dei nostri giorni, senza tacerne gli aspetti duri e le difficili contraddizioni con le quali tutti, ormai, dobbiamo fare i conti.

i vecchi e i giovani (Le nevi del Kilimangiaro)

recensione del film:
LE NEVI DEL KILIMANGIARO

Titolo originale:
Les neiges du Kilimandjaro

Regia:
Robert Guédiguian

Principali interpreti:
Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Maryline Canto, Grégoire Leprince-Ringuet – 107 min. – Francia 2011.

Anche Michel, anziano sindacalista marsigliese della CGT, perderà il posto di lavoro assieme ad altri 19, che, sfortunati come lui, vengono estratti a sorte. Per non far torto a nessuno, il sindacato ha deciso, infatti, di affidare alla dea bendata il destino dei 20 “esuberi”, facendo, in realtà, torto a tutti, perchè con altri criteri (tenendo, ad esempio conto delle situazioni socialmente più insostenibili), forse si sarebbero potute evitare gravi ingiustizie. Questa, almeno, è la convinzione espressa con parole durissime da Christophe, il giovane operaio che, da vittima del licenziamento, diventa il carnefice del suo compagno. La violenza con la quale Christophe mette in atto, con un complice, la rapina ai danni di Michel, coinvolgendone anche la moglie e un’altra coppia, in cui il marito è sindacalista a sua volta, testimonia non solo lo stato di necessità del giovane, senza lavoro, ma con molti problemi, ma anche la rabbia incontenibile per un modo di agire del sindacato accusato di disattenzione ai problemi veri, per troppa autoreferenzialità, come se chi ha tanto lottato per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori, ora si accontentasse di qualche piccolo privilegio ottenuto dai più anziani, senza vedere i gravissimi problemi di molti giovani, alle prese con una famiglia sfarinata e con una società sempre più egoista. Va in scena, dunque, in questo film interessantissimo, lo scontro generazionale. Le accuse a Michel, infatti, non sono solo quelle del giovane delinquente: anche i suoi figli, in qualche modo, per ragioni diverse, mettono in discussione le lotte di un tempo: tante ore sottratte alla famiglia, tanti sacrifici imposti a tutti, per quale risultato? Michel e sua moglie, che sono due anziani coniugi, ancora innamorati e complici, dopo trent’anni di matrimonio, in realtà sono spontaneamente solidali verso chi ha bisogno: perciò ora cercano di rimediare, con la loro generosità, ai danni che la loro denuncia contro il giovane rapinatore, presto individuato, potrebbe produrre non tanto a lui, quanto ai suoi due fratellini, abbandonati a se stessi. Comincerà Marie Claire, la moglie di Michel a insaputa del marito, che non tarderà a capire e ad approvare, così come faranno i coniugi dell’altra coppia vittima della rapina.
Il film si ispira liberamente al poema di Victor Hugo: “Les pauvres gens”, e direi che un po’si sente, soprattutto per lo spirito umanitario e amorevole da socialismo ottocentesco, che aleggia nel racconto, anche se Michel non fa altro che parlare di Jean Jaurès e anche se il tema trattato è quanto mai attuale. Meravigliosi interpreti di questa raccomandabilissima opera del regista franco-armeno Robert Guédiguian sono Ariane Ascaride, nella parte di Marie Claire, la moglie sensibile di Michel, l’eccellente Jean-Pierre Darroussin. Il regista non è molto noto, ma forse qualcuno ricorderà La Ville est tranquille se non altro perché ne fu messo in vendita il DVD pochi anni fa, insieme ad un quotidiano.