le ultime ore (Pasolini)

Schermata 09-2456929 alle 18.06.28recensione del film:

PASOLINI

Regia:
Abel Ferrara

Principali interpreti:

Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana Asti, Maria de Medeiros, Roberto Zibetti, Andrea Bosca, Giada Colagrande, Francesco Siciliano, Luca Lionello, Salvatore Ruocco, Fabrizio Gifuni, Chiara Caselli – 86 min. Belgio, Italia, Francia 2014.

Abel Ferrara tenta di ricostruire i fatti che hanno preceduto il drammatico epilogo della vita di Pasolini, non per arrivare a una verità diversa da quella del processo contro il suo assassino, ma per ricordare, piuttosto, attraverso la rievocazione di quelle ultime ore, chi era l’intellettuale che fu barbaramente massacrato a Ostia nell’orribile notte del 2 novembre 1975. Ne emerge un ritratto incompleto, ma abbastanza interessante, soprattutto per il modo del racconto, sorta di collage di eventi reali, ricordi, progetti per il futuro, quali avrebbero potuto affacciarsi, verosimilmente, alla mente dello scrittore (così Pasolini voleva essere definito), attraverso un ininterrotto flusso di coscienza. Si alternano, perciò, le immagini della quotidianità, ricostruita con cura rispettosa (il ritorno dalla Svezia, gli affetti familiari, gli appuntamenti, le interviste, gli amici, il lavoro e le ricerche notturne dei ragazzi di vita) a quelle oniriche, che rimandano alla creazione visionaria delle ultime opere, sia quelle già terminate, come Salò o le 120 giornate di Sodoma, sia quelle rimaste incompiute, ma da tempo iniziate, come il romanzo Petrolio, sia, infine, quelle rimaste allo stato di bozza, come il film Porno-Teo Kolossal, che avrebbe dovuto essere interpretato da Eduardo De Filippo. Di Petrolio, scritto impegnativo e politicamente assai scottante, il regista offre alcune letture, affiancandole alle inquietanti immagini dello sterminato deserto del Senegal e dell’incidente aereo dal quale si era fortunosamente salvato Andrea Fago. Merita un discorso a sé, invece, il tentativo del regista di realizzare un pezzo del film Porno-Teo Kolossal, rimasto allo stato di bozza: Epifanio, che avrebbe dovuto essere interpretato da Eduardo, è invece interpretato da un Ninetto Davoli un po’ troppo tondeggiante e misticheggiante; mentre l’angelo che lo accompagna sulla scala che porta al Paradiso (e che avrebbe dovuto essere Ninetto Davoli) è Riccardo Scamarcio. Siamo nel mondo della finzione, perciò questo curioso scambio sarebbe accettabile se le facce fossero quelle giuste, ciò che non mi è sembrato del tutto vero.

Squarci di attualità, evocazioni del passato, visioni del futuro: va dato atto al regista, di aver incrociato in modo efficace il fluire di questi diversi momenti, ricostruendo con credibilità non solo l’ambiente in cui maturarono le opere di Pasolini, ma anche la figura di lui, almeno dal punto di vista psicologico. Si avverte invece la mancanza di un approfondimento della complessità del suo pensiero: le posizioni culturali e politiche che emergono dal film sono quelle, notissime, dell’ultima intervista, per altro incompleta, a Furio Colombo, e soprattutto della “lectio facilior” che ne è seguita: certo il regista non è necessariamente né un filosofo, né uno studioso, ma forse potrebbe contribuire, anche solo col guizzo di un’intuizione originale, al dibattito ormai imminente sulla figura di questo nostro grande intellettuale (il prossimo anno sarà il quarantesimo dalla sua morte), ciò che non è avvenuto.
Sono molto belle invece le fotografie scure di una Roma notturna lontana dal cliché della città turistica, in cui si aggirava il poeta alla ricerca non solo di avventure erotiche, ma della conferma che il mondo dei ragazzi poveri, sottoproletari di borgata, potesse costituire il vero riferimento alternativo al dilagare dell’omologazione consumistica, grazie al suo vitalismo sano e genuino. Da uno di questi giovani, a cui si era avvicinato con molta fiduciosa ingenuità e con umana simpatia (bellissimo, sotto questo aspetto, il racconto della cena in trattoria), sarebbe arrivata, purtroppo, la delusione più amara, quasi a confermare gli oscuri presentimenti dell’ultima intervista.
Ottima l’interpretazione di Willem Dafoe, somigliantissimo e perfettamente calato nel personaggio; buona quella di Maria de Medeiros, nei panni di Laura Betti; nella norma quella degli altri attori, con una Adriana Asti dallo sguardo un po’ troppo fisso, nei panni della madre.

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un’ interessante e chic operazione (Pollo alle prugne)

recensione del film:
POLLO ALLE PRUGNE

Titolo originale
Poulet aux prunes

Regia
Vincent Paronnaud, Marjane Satrapi

Principali interpreti:
Mathieu Amalric, Edouard Baer, Maria de Medeiros, Golshifteh Farahani, Eric Caravaca, Chiara Mastroianni, Isabella Rossellini – 91 min. – Francia, Germania 2011.

Il film racconta la triste storia del grande violinista Nasser Alì, che vive a Teheran insieme alla scorbutica moglie, mai amata, Faranguisse, e ai due bambini nati dal loro matrimonio. In seguito a un violento litigio, Faranguisse gli distrugge lo straordinario violino, indispensabile all’eccellenza delle sue esecuzioni, inducendolo a lasciarsi morire d’inedia. Durante gli otto giorni che precedono la morte, Nasser Alì ricostruisce le tappe importanti della sua vita, dagli studi musicali presso il vecchio maestro che gli affidò in eredità il prezioso violino, all’amore ricambiato per la bellissima Irâne, frustrato dall’opposizione dei genitori di lei, ma perenne fonte di ispirazione della sua arte, e vivo negli anni nonostante la lontananza e le vicissitudini successive. Forse è proprio l’ultimo casuale incontro con lei, che pare averlo dimenticato, a determinare la sua ferma volontà di morire. Il film è dunque il racconto, preceduto da una funzionale introduzione, delle otto giornate di Nasser Alì, che disteso sul proprio letto, è in attesa della fine. Dalla prima all’ultima giornata passano davanti alla sua mente i suoi ricordi dolci e tristi, che spesso si confondono con le proiezioni del futuro immaginato per i suoi figli, cresciuti e invecchiati. Nel film si incrociano perciò molteplici piani temporali, in cui presente, passato e futuro si collocano su scenari diversi, fatti di luoghi reali, ma anche di eleganti sfondi, ritagliati dal cartone disegnato e colorato con raffinatezza. In questi luoghi, veri o di cartone, le vicende rievocate vengono rielaborate trasformandosi in favolosi eventi, la cui lontananza nel tempo è espressa anche attraverso l’assenza di prospettiva spaziale tipica del racconto disegnato. Pollo alle prugne è diretto e sceneggiato da Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi, gli autori del libro a fumetti che porta lo stesso titolo; i due che avevano portato sullo schermo, pochi anni fa, il delizioso Persepolis. Il progetto viene portato avanti con poetica ispirazione; colpisce la complessità polisemica dell’amore per Irâne, il cui nome evoca la patria perduta dagli esuli che hanno firmato questo lavoro: una storia d’amore da lontano (omaggio in terra di Francia all’antica cultura cortese?), allusiva di una condizione politica senza speranza, gravata dal dolore disperato per l’impossibile riavvicinamento. Mathieu Amalric, attore realisticamente vivo dalla prima all’ultima scena, è bravissimo e convincente nella sua intensissima e dolente interpretazione. Attorno a lui, altri bravi attori, da Isabella Rossellini, ai due piccini che interpretano i figli di Nasser Alì, così come le molte “maschere” dai volti piatti e poco espressivi, perfette per essere fissate in quel contesto affascinante di fumetto colto e molto chic, che è tanta parte del film.

Eleonora Fonseca Pimentel (il resto di niente)

Recensione del film:
IL RESTO DI NIENTE

Regia:
Antonietta De Lillo

Principali interpreti:
Maria de Medeiros, Rosario Sparno, Imma Villa, Raffaele Di Florio, Riccardo Zinna – 103 min. – Italia 2004

Ieri sera MyMovies ci ha permesso di rivedere in streaming questo bel film, tratto dall’omonimo romanzo di Enzo Striano. Il film è stato distribuito in Italia in poche copie nel 2005 e la sua riproposizione, in questo momento, è stata una giusta e opportuna scelta. Chi fosse interessato a vederlo può, attualmente, trovarlo in DVD

In questo film, una donna, la regista Antonietta De Lillo, ricostruisce le vicende di un’altra donna, la grande Eleonora Fonseca Pimentel, protagonista eminente della rivoluzione giacobina a Napoli (1799). Eleonora era nata a Roma nel 1752, da nobile famiglia portoghese; aveva studiato, scriveva poesie e aveva frequentato a Napoli, dove la famiglia si era trasferita poco dopo la sua nascita, i salotti illuministi, che in un primo momento erano stati visti con simpatia anche da Carolina d’Asburgo-Lorena, cioè dalla consorte del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone. Dopo la caduta della monarchia in Francia, però, gli ambienti illuministi partenopei cominciarono a essere visti con sospetto a corte e gli intellettuali che li frequentavano furono tenuti d’occhio. Eleonora fu incarcerata nel 1798, liberata dai “lazzari” napoletani; nel 1799, e, dopo la fuga a Palermo di Ferdinando IV, diede vita, da protagonista di primo piano, alla Repubblica napoletana, che, nei princìpi, si ispirava alle repubbliche “sorelle” del biennio giacobino (1797- 1799), sorte per fiancheggiare la conquista della nostra penisola da parte delle truppe francesi, col loro carico di ideali rivoluzionari. La Repubblica fu dichiarata il 23 gennaio 1799, con l’appoggio dell’esercito francese e fu guidata da un gruppo di eminenti intellettuali giacobini di grande cultura, che cercarono di imprimere una svolta alla storia della città, facendo leva sugli ideali repubblicani che vogliono cittadini coscienti e non sudditi obbedienti e proni alla volontà dei re. Quanto ci fosse di dottrinario e di astrattamente lontano dai bisogni della popolazione in questo tentativo, fu in seguito analizzato dallo storico Vincenzo Cuoco in una celebre opera: il “Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799”, ma gli errori, anche ingenui, non riescono a offuscare né la generosa volontà di riscatto, fra mille difficoltà, della condizione di un Sud subalterno da troppi secoli all’ ottusa monarchia borbonica, né il rimpianto per essere stata sterminata e dispersa davvero “la meglio gioventù” napoletana. Dal giugno del 1799 al settembre del 1800 furono, infatti, messi a morte 124 giacobini, fra i quali anche Eleonora Fonseca Pimentel, ma la repressione antigiacobina non si limitò a questo: su circa 8000 prigionieri, quasi un migliaio furono quelli che subirono l’ergastolo, la deportazione, l’esilio o pene minori. Determinante fu, per la restaurazione della monarchia borbonica, l’insurrezione dei Sanfedisti, che, reclutati in Calabria in nome della Santa Fede, fra i contadini ignoranti, dal cardinale Ruffo, accompagnò il rientro del sovrano. Questo quadro storico viene evocato nel film, che tratteggiando a tutto tondo la luminosa figura di Eleonora Fonseca, il suo difficile matrimonio, la maternità violentemente ostacolata e infine negata, alterna al racconto biografico, alcuni “quadri” da teatro dei pupi che cercano di disegnare in modo semplice lo scenario storico in cui la vita infelice e tragica di questa donna si svolge. Ne emerge una ricostruzione accurata, vibrante di adesione pietosa al dolore della sventurata protagonista, emblema dell’atroce destino di un’intera generazione di uomini del Sud, che ci avevano provato.