Melbourne

Schermata 2014-12-10 alle 15.23.53recensione del film:
MELBOURNE

Regia:
Nima Javidi

Principali interpreti:
Peyman Moaadi, Negar Javaherian, Mani Haghighi, Shirin Yazdanbakhsh, Elham Korda, Roshanak Gerami, Alireza Ostadi – 93 min. – Iran 2014.

Il permesso di tre anni per l’espatrio, per ragioni di studio, atteso molto a lungo da due giovani sposi iraniani, Amir  e Sara, è finalmente arrivato: andranno in Australia, a Melbourne, dove altri amici li hanno preceduti e hanno fatto carriera. Tutto è già pronto: i bagagli ultimati; il mobilio in attesa del rigattiere; l’affitto pagato, mentre i parenti e gli amici vanno a porgere i loro saluti, come si conviene in questi casi, in quell’alloggio sottosopra dove si respira aria di smobilitazione imminente.
Alcuni particolari delle prime scene ci ricordano Una separazione: l’attore è lo stesso, Peyman Moaadi; l’ambiente è quello della borghesia di Teheran, di recente urbanizzazione, che non ha ancora acquisito le abitudini della grande città moderne nelle quali, per lo più, ognuno bada ai fatti suoi. Sono diffusi, infatti, comportamenti cordiali che ricordano altri tempi, come lo scambio di cortesie e favori fra vicini di casa: può addirittura accadere che la baby-sitter dei vicini, mostrando una fretta improvvisa, lasci ai due sposini, sul piede di partenza, una neonata da custodire per breve tempo, e può accadere che i due sposini accettino la bimba nella loro casa, senza difficoltà, lontani dal comprendere quali responsabilità si assumano, quasi che badare a un bebé fosse la cosa più semplice di questo mondo, anche in assenza di esperienza e dell’attrezzatura minima per sistemarla. Sara, perciò, la adagia sul lettone matrimoniale e continua a dedicarsi alle complicate e sempre più frenetiche operazioni che precedono la partenza.

Questa bella piccina, però, continua stranamente a dormire, nonostante l’incessante andirivieni nell’alloggio, nonostante il trambusto per lo spostamento dei mobili e nonostante i tentativi di svegliarla da parte di Amir. Il meccanismo, studiato nei particolari, che l’ingegner Amir aveva messo in opera per condurre a termine l’operazione della partenza in modo meticoloso e perfetto, si inceppa inopinatamente per l’evento tragico e imprevedibile della morte della piccina, che potrebbe avere conseguenze inimmaginabili per loro. A questo punto il film diventa un thriller molto angoscioso: la posizione dei due giovani si fa sempre più difficile: il timore di perdere il viaggio, che è anche la grande occasione della loro vita, li induce ad avvitarsi in una serie di menzogne e contraddizioni dalle quali è sempre più difficile uscire, mentre i sensi di colpa e i rimorsi per ciò che non è stato compreso, o per ciò che avrebbe potuto essere fatto, si impadroniscono delle loro coscienze in un crescendo drammatico, che conferisce al film il senso di un interrogarsi sul caso e sull’impotenza umana a dominarlo, come nelle antiche tragedie.

Si tratta, perciò, di una pellicola assai diversa da quelle che la tradizione iraniana ci aveva abituati a vedere, ma il senso di insoddisfazione che ci lascia non dipende tanto dallo scostarsi del racconto da quelli dei precedenti film ai quali in qualche modo, almeno all’inizio, pare somigliare, quanto, piuttosto, dalla difficoltà evidente del regista (è alla sua prima opera) a trovare una convincente unità narrativa.

Annunci

About Elly

Recensione del film.
ABOUT ELLY

Titolo originale:
Darbareye Elly

Regia:
Asghar Farhadi

Principali interpreti:
Golshifteh Farahani, Taraneh Alidousti, Mani Haghighi, Shahab Hosseini, Merila Zarei, Peyman Moadi, Rana Azadivar, Ahmad Mehranfar, Saber Abar, Taraneh Alidoosti, Peyman Moaadi, Saber Abbar – 119 min. – Iran 2009

Nelle prime scene del film, vediamo che un gruppo di amici, coi loro bambini, in piena allegria lasciano la città per trascorrere un lieto week-end al mare. Successivamente, essi sono costretti ad accettare una sistemazione di fortuna per le notti del loro soggiorno. Del gruppo fanno parte anche Ahmad ed Elly: il primo appena tornato dalla Germania, dove ha divorziato; la seconda, giovane maestra d’asilo dei bambini di Sephideh, che ha invitato entrambi nella speranza che dal loro incontro possa nascere una storia d’amore. Come si vede, la situazione di partenza è molto comune e potrebbe svolgersi in qualsiasi paese del mondo. Qui siamo in Iran, paese islamico, governato da integralisti, del quale qualche segnale già si può cogliere: le donne hanno il capo coperto da un velo, non si liberano degli abiti pesanti sulla spiaggia, come fanno mariti e figlioletti, ma nel complesso si gioca, ci si diverte e ci si aiuta nell’organizzare le giornate come tutti si fa in questi casi. Elly, però, ha qualche preoccupazione per la salute della madre e un segreto tormentoso, che conosce solo Sephideh e che la rende inquieta durante il soggiorno, nonostante l’evidente feeling con Ahmad. Improvvisamente, la serenità del gruppo è interrotta da due incidenti, il primo dei quali (che sembrava gravissimo) viene presto risolto, il secondo… forse: Elly è sparita senza lasciare tracce. Poiché Sephideh conosceva il desiderio dell’amica di rientrare a Teheran prima degli altri, e aveva cercato di impedirglielo, viene incolpata di questo fatto e, poiché non intende rivelare il segreto di Elly, viene strapazzata e malmenata dal marito, non più disposto a riconoscerle il ruolo attivo che aveva ricoperto fino ad allora nella gestione familiare. Anche la donna scomparsa, di cui non si conosce quasi nulla, viene additata come persona poco seria nel comportamento e del tutto inaffidabile. Prevalgono, nelle menti degli uomini e anche delle donne, ma non in Sephideh, i vecchi pregiudizi, perché la modernità degli atteggiamenti e dei costumi è più apparente che sostanziale e non regge infatti alla prova di una inattesa e improvvisa novità: a Sephideh, se vuole salvare se stessa e l’unità della sua famiglia, non resta che la dissimulazione, che non è esattamente la menzogna, ma quasi una forma di prudenza, unico strumento di difesa dall’oppressione sociale, così come ci aveva spiegato uno scrittore italiano,Torquato Accetto, nel 1641, nel trattato: “Della dissimulazione onesta” in cui sosteneva appunto la necessità di ricorrere all’arte del dissimulare per difendersi dalla tirannide delle corti e della Inquisizione. Il film pare dunque contenere una rappresentazione metaforica della condizione di doppiezza cui sono costretti a ricorrere gli uomini liberi di quel paese, per poter sopravvivere. Tutto lo svolgersi della vicenda è estremamente vivace e tiene desta l’attenzione perché il ritmo del film regge bene una narrazione fatta anche di colpi di scena inattesi, di improvvise rivelazioni, di tensione. Bravi gli attori, fra cui spicca Golshifteh Farahani bellissima e bravissima Sephideh, ora esule a Parigi, dove ha rivelato che le scene sul mare sono state girate col velo in testa, per ottenere dalle autorità il permesso di poterle girare, ma che nella realtà iraniana, in casi come come quelli rappresentati dal film, il velo non lo mette proprio nessuna donna, a riprova che la tirannide induce all’ipocrisia e, appunto, alla dissimulazione!