l’imbroglio (American Hustle)

Schermata 01-2456661 alle 12.02.10recensione del film:
AMERICAN HUSTLE – L’APPARENZA INGANNA

Titolo originale:
American Hustle

Regia:
David O. Russell

Principali interpreti:
Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jeremy Renner, Jennifer Lawrence, Jack Huston, Louis C.K., Michael Peña, Alessandro Nivola, Elisabeth Rohm, Dawn Olivieri, Colleen Camp, Anthony Zerbe, David Boston, Erica McDermott, Adrian Martinez, Thomas Matthews. – 138 min. – USA 2013.

E’ ispirato allo scandalo Abscam, episodio vero della storia degli Stati Uniti, questo nuovo film del regista David O. Russell, lo stesso di Il lato positivo, premiatissimo grande successo americano dello scorso anno.
Il fatto storico a cui Russell fa riferimento è il colossale imbroglio ordito dall’FBI alla fine degli anni ’70, contro la corruzione dilagante degli uomini politici. Il tentativo era quello di far cadere in una trappola ben congegnata il sindaco italo-americano della città di Camden, nel New Jersey, le cui amicizie politico-affaristiche erano assai discutibili, ma che era molto popolare per l’uso altruistico e disinteressato che egli faceva del denaro che riusciva a ottenere, grazie alle conoscenze malavitose e mafiose che gli venivano dalle sue origini italiane: egli infatti lo reinvestiva in servizi sociali di cui la popolazione diventava beneficiaria, in cambio, naturalmente, di cortesie all’organizzazione criminale. La pellicola ricostruisce con una certa fedeltà lo svolgersi di quei lontani eventi accentuandone l’aspetto grottesco. Per il successo dell’imbroglio, l’FBI, infatti, aveva dovuto a sua volta ricorrere a persone “esperte” in truffe e raggiri, in modo che l’intrigo fosse organizzato bene e non destasse sospetti. Nel film, dunque, vediamo che un agente, Richie Di Maso (Bradley Coopoer), diventa l’apprendista stregone dell’arte di ingannare il prossimo, mettendosi al servizio dei progetti di un delinquente abituale, Irving Rosenfeld (Christian Bale), truffatore emerito di uno sterminato numero di persone e non incarcerato proprio allo scopo di farlo collaborare con lui, indiscutibilmente meno esperto nell’arte del raggiro. La cooperazione fra i due, però diventa sempre più difficile, sia per la riluttanza di Richie ad adeguarsi alla volontà di Irving, sia perchè la rivalità fra i due non è circoscritta alla sola gestione “corretta” (si fa per dire) dell’affaire, ma si estende all’amore per la stessa donna, Sidney, già amante del gangster in licenza premio, che ora diventa oggetto di una contesa senza esclusione di colpi. In questo gioco di rivalità sono coinvolti altri personaggi: la moglie di Irving, Rosalyn (la bravissima Jennifer Lawrence), il sindaco (Jeremy Renner) che qui viene chiamato Carmine Polito, un sedicente sceicco del petrolio che dovrebbe assumere un ruolo centrale nella corruzione “indotta” e infine il vecchio capo mafioso amico di Carmine, la cui breve apparizione non riesce a celare un sorprendente cammeo di Robert De Niro. Un guazzabuglio di personaggi e di situazioni in cui l’inganno passa anche attraverso il travestimento: nessuno è se stesso: tutti si dotano di baffi e barbe posticce, di parrucche e toupet incredibilmente ridicoli o camuffano la loro capigliatura rendendola più o meno riccioluta grazie all’utilizzo di una quantità inverosimile di bigodini di diverse dimensioni, tanto che il bigodino sembra diventare l’emblema stesso del film.

Si tratta di una pellicola ricchissima di invenzioni e di colpi di scena, grazie ai quali la sua durata considerevole non è pesante da reggere. La regia è impeccabile nel trasmettere ritmo e velocità, che rischiano, però talvolta di rendere un po’ difficile seguire bene lo svolgimento della vicenda, anche se l’attenzione si mantiene sempre viva. Degli attori non si può che dire tutto il bene possibile: cast affiatato e regia molto attenta per uno spettacolo gradevole che finalmente ci riporta al nostro cinema, senza i soliti panettoni natalizi.

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i geni del successo (Blue Jasmine)

Schermata 12-2456632 alle 22.49.12recensione del film
BLUE JASMINE

Regia:
Woody Allen

Principali interpreti:
Alec Baldwin, Cate Blanchett, Louis C.K., Bobby Cannavale, Andrew Dice Clay, Sally Hawkins, Peter Sarsgaard, Michael Stuhlbarg, Joy Carlin, Richard Conti, Glen Caspillo, Charlie Tahan, Annie McNamara, Daniel Jenks, Max Rutherford, Tammy Blanchard, Kathy Tong, Ted Neustadt, Andrew Long, Lauren Allan, John Harrington Bland, Leslie Lyles, Glenn Fleshler, Brynn Thayer, Christopher Rubin – 98 min. – USA 2013.

Jasmine (eccezionalmente interpretata da Cate Blanchett) ha di sé una stima altissima: è addirittura convinta di possedere i geni che le danno la capacità di emergere in un mondo fatto di persone che si accontentano, come la sorellastra Ginger (grande e umanissima Sally Hawkins), adottata, come lei, da una coppia senza figli.
Jasmine è in realtà una donna che desidera soprattutto essere al centro di ogni attenzione perché si ritiene una “vincente”: è la donna più bella, la più intelligente, la più raffinata, quella che conosce le persone giuste; che ha gli indirizzi giusti; che viaggia con un set di valigie Vuitton; che soffre se la si considera una donna come altre. Sembrerebbe una di quelle insopportabili snob che tutti, o prima o poi, incontrano nella vita, ma non è così. Fin dall’inizio, infatti, Jasmine rivela che l’unico vero oggetto dei propri interessi e della propria comunicazione sociale è se stessa, o, per meglio dire, l’immagine che di sé vorrebbe dare al suo prossimo, per costruire la quale aveva addirittura cambiato il proprio nome, trasformando l’originario Janette in Jasmine, nome misteriosamente evocativo di soavi profumi. Molto importante, a questo scopo, era stato il suo matrimonio con Hal, uomo non comune (per fortuna, direi!) come quelli con i quali si faceva vedere Ginger, i cui geni da “perdente” la portavano ad accontentarsi di qualsiasi muscoloso giovanotto. Si mormorava che Hal fosse un abilissimo truffatore, arricchitosi grazie alla spregiudicatezza con la quale si era impadronito del denaro che gli veniva affidato a scopo di investimento. Jasmine, prigioniera della sua immaginazione, riluttante a prendere atto della realtà, non voleva credere a queste voci, benché nella truffa fosse incappata anche Ginger, così come non voleva vedere i numerosi segnali dell’imminente crisi matrimoniale, che presto l’avrebbe travolta, privandola di balocchi e profumi, nonché delle frequentazioni mondane dei vernissages newyorkesi, delle cene nelle case dell’Upper East Side o del Village, dove i suoi begli abiti nonché i suoi splendidi gioielli erano al centro delle attenzioni e dei commenti di tutti.

Insieme al matrimonio, purtroppo, entrava in crisi quell’equilibrio fragilissimo sul quale la donna aveva costruito la propria menzognera identità. Da New York, Jasmine è costretta a trasferirsi a San Francisco, per ottenere l’aiuto di Ginger, la sorellastra generosa, priva dei geni preziosi del successo. Lascio completamente ai miei lettori la conclusione del film, non senza però aver sottolineato che a San Francisco, forse per la prima volta nel suo cinema, Woody Allen si confronta con la difficile realtà post industriale americana, nella quale i “proletari” di un tempo, neppur troppo lontano, compresa la stessa Ginger, si arrabattano, cercando di riciclarsi all’insegna della più assoluta precarietà, nel mondo produttivo che sta cambiando aspetto. Per la prima volta quindi, non più a New York, ormai totalmente terziarizzata, lo squarcio di una realtà diversa irrompe nei film di questo regista, lasciandoci l’impressione che l’aria degli Stati Uniti gli faccia certamente molto bene, visto che gli permette di ritrovare la propria miglior vena creativa, insieme all’originalità di una rappresentazione sociale insolita, rispetto a quella dei film ai quali ci aveva abituati.
Questo non significa che Blue Jasmine sia un nuovo capolavoro: significa, invece, che nonostante i difetti, il primo dei quali è aver reso troppo elegiaco e malinconico un personaggio tragico, come quello di Jasmine, banalizzandone un po’ i problemi, questo film è, infine, notevolmente migliore di tutti i suoi film girati in Europa.