Chi è senza colpa

Schermata 2015-03-28 alle 17.00.15recensione del film:
CHI E’ SENZA COLPA

Titolo originale:
The Drop

Regia:
Michael R. Roskam

Principali interpreti:
Tom Hardy, Noomi Rapace, James Gandolfini, Matthias Schoenaerts, John Ortiz – 106 min. – USA 2014

Michael Roskam è il poco noto regista belga di questo bellissimo film, che si è ispirato al breve racconto (Animal Rescue) dello scrittore bostoniano Dennis Lehane, celebre anche per due romanzi da cui furono tratti due film famosi: Mystic River e Shutter Island. Dal tandem Roskam – Lehane è nata la notevole sceneggiatura della pellicola, ambientata a Brooklyn e non a Boston, come, in origine, nel racconto*.
Brooklyn, dunque, è l’ambiente in cui si svolge la vicenda, in un locale che ogni tanto diventa il punto di riferimento di un gruppo di gangster ceceni, uno dei tanti “drop bar” della zona, all’interno dei quali, a rotazione, i delinquenti fanno rifluire una considerevole quantità di denaro sporco: quando tocca a loro, i gestori Bob Saginowski e Marv, suo cugino, provvedono a custodirlo e riciclarlo  con scrupolosa cura.
Entrambi hanno un passato non proprio limpido: Marv (James Gandolfini, al suo ultimo film) è il più anziano dei due ed è un uomo che, già temuto e rispettato dalla malavita locale, rimpiange quel tempo in cui era lontano dall’immaginare che presto le umiliazioni, le minacce e i ricatti di un gruppo di feroci Europei dell’Est lo avrebbero piegato; Bob (Tom Hardy, il bravissimo interprete di Locke), più giovane, ma con pesanti e oscuri trascorsi, appare ora animato da una qualche volontà di riscatto: va a messa ogni giorno; alleva con amore e tenerezza Rocco, un cucciolo di pittbull trovato in un bidone della spazzatura tutto pesto e sanguinante, obbedisce  silenziosamente agli ordini di Marv e ha un atteggiamento conciliante persino nei confronti di Eric Deeds (Matthias Schoenaerts, il bravissimo interprete di Un sapore di ruggine e ossa), uno psicopatico balordo, appena uscito dalla galera dopo aver scontato la pena per un omicidio pienamente confessato.
In questa situazione di precario e difficile equilibrio, una rapina del tutto inattesa concentra sul locale di Marv e Bob l’attenzione della polizia e in modo particolare del detective Torres (John Ortiz), mentre la giovane Nadia (Noomi Rapace, la Lisbeth di Uomini che odiano le donne), a cui era destinato il cucciolo Rocco crudelmente torturato, non riesce più a difendersi dalle minacce di Eric.

In un crescendo di tensione, il film si avvia alla sorprendente conclusione, che ben si colloca all’interno di questo “noir” particolare, che è anche e soprattutto indagine psicologica approfondita sulle contraddizioni dei personaggi, sulla loro umanità, mai del tutto perduta, sui loro tentativi forse  maldestri di uscire da un pasticcio che poco promette di buono e in cui, a un certo punto della loro esistenza, li aveva cacciati la loro stessa marginalità. Un bel giallo all’europea, dunque, che punta poco sugli effetti splatter (non mancano, tuttavia!), ma che si fa invece ricordare in primo luogo per la credibilità psicologica degli uomini tristi coinvolti in una vicenda infernale, nonché per la bella sinergia di interpreti, regista e sceneggiatore, che hanno insieme creato un film molto interessante e sicuramente da vedere!

* Dopo il film Dennis Lehane è tornato sulla sceneggiatura del suo originario racconto e l’ha trasformata nel romanzo (uscito nel 2015 anche in italiano per le edizioni Piemme) che ha titolato The Drop, come il film. Come poi sia stato possibile tradurre The drop in Chi è senza colpa, è una bella domanda senza alcuna risposta sensata, ma tant’è!

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Two lovers

Recensione del film
TWO LOVERS

Regia:
James Gray
Principali interpreti:
Gwyneth Paltrow, Joaquin Phoenix, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini, Elias Koteas, Moni Moshonov, John Ortiz, Bob Ari, Julie Budd
– 100 min. – USA 2008.

Secondo me, questo film, che giudico davvero molto bello, è molto più che un film d’amore e di amanti, come lascerebbe intendere il titolo. E’ soprattutto anche un film sulla difficoltà di vivere e di progettarsi quando un’educazione apertamente autoritaria (nel caso di Michelle) o, che è lo stesso, iperprotettiva (nel caso di Leonard) costringe a scegliere per il proprio futuro sentimentale una situazione che in qualche modo sostituisca la condizione familiare di provenienza, o perchè sarà fatta a immagine di quella che si sarebbe voluta (l’amante di Michelle è certamente una figura paterna che le garantirà affetto e sicurezza economica), o perchè riprodurrà esattamente il ruolo della famiglia nel caso del ragazzo (tralascio poi l’immagine tutta materna di Sandra). Credo pertanto che i riferimenti alle Notti bianche di Dostoievsky, che pure ci sono, rimangano alquanto “esterni”, essendo i due giovani in realtà molto simili tra loro: sembrano, infatti, uno il “doppio” dell’altro. Mi pare che l’attrazione che nasce fra i due molto debba anche a un riconoscersi nella debolezza e nella rispettiva fragilità ed è significativo che i due si amino al buio, senza che si siano “visti”, il che per me significa che non solo non conoscono l’uno il corpo dell’altra, ma che non si conoscono affatto. Significativo anche, infatti, che del duplice tentativo di suicidio il giovane abbia parlato solo a Sandra che diventerà sua moglie, ma non a Michelle, anche se vi alluderà, come se glielo avesse già detto, quasi a conferma dell’identità che connota i due personaggi. In questa situazione ai due giovani non resta che sognare velleitariamente un futuro insieme, senza avere alcuna possibilità di realizzarlo davvero. Un po’ di Dostoiewski, dunque, certamente, ma molto Philip Roth, con le sue famiglie soffocanti e con le madri affettuose, ma quanto opprimenti! Aggiungo che il film è raccontato con molta finezza ed è anche stupendamente recitato