Una nuova amica

Schermata 2015-03-23 alle 23.22.28recensione del film:
UNA NUOVA AMICA

Titolo originale:
Une nouvelle amie

Regia:
François Ozon

Principali interpreti:
Romain Duris, Anaïs Demoustier, Raphaël Personnaz, Isild Le Besco, Aurore Clément, Jean-Claude Bolle-Reddat, Bruno Pérard, Claudine Chatel, Anita Gillier, Alex Fondja, Zita Hanrot, Pierre Fabiani, Mayline Dubois, Anna Monedière, Brune Kalnykow, Joanie Tessier, Kimberly Boily, Kessy Boily – 107 min. – Francia 2014.

Nel bellissimo avvio del film, straordinaria citazione da Il grande freddo, l’obiettivo scorre lentamente sul volto della bella e giovane Laura (Isild Le Besco), sulle sue labbra carnose disegnate dal rossetto*, sui suoi meravigliosi occhi verdi, per spostarsi sull’anulare inanellato, sulla coroncina di fiori fra i suoi capelli e sul suo abito bianco da sposa. La mano che improvvisamente si era posata su quegli occhi per chiuderli era quella di David (il bravissimo Romain Duris), il marito affranto che aveva voluto vestirla. In questo modo apprendiamo che Laura se n’era andata per sempre, lasciando dietro di sé molto altro dolore: i genitori, una bimba di pochi mesi, e un’amica inconsolabile, Claire (Anaïs Demoustier). Una serie di flashback ci parla poi  dell’amicizia fra Laura e Claire che si erano conosciute da piccole sui banchi della scuola primaria e che da allora erano diventate inseparabili, tanto che, dopo gli anni degli studi, avevano condiviso divertimenti e conoscenze e si erano addirittura sposate nella stessa chiesa e nello stesso giorno, promettendosi ancora e sempre eterna solidarietà. Nel ricordo di Laura, dunque, si collocava la promessa di Claire: David e la piccina avrebbero potuto, in ogni caso, contare su di lei.
Il guaio è che alla sua prima visita alla casa dell’amica, l’attendeva una sorpresa: la bionda ed elegante signora che stava amorevolmente porgendo il biberon alla bimba altri non era che David, che, dopo aver tentato goffamente di spiegarsi, le confessava la sua antica passione per i travestimenti femminili, ignorata da tutti, ma conosciuta da Laura che l’aveva accettata e, mantenendo il segreto, lo aveva sposato. Claire, molto turbata, non si era rassegnata a questa realtà, che riteneva perversa e indegna di un vero padre. Lo sviluppo del film segue da quell’iniziale spaesamento i progressivi cambiamenti dell’animo di Claire nei confronti di David, il riconoscimento, non esplicitato, delle ragioni dell’ambiguità di lui, diviso fra l’identità maschile e l’ammirazione di molti aspetti della femminilità, la complicità confidenziale che era anche condivisione del segreto (come era stato per Laura), l’attrazione per il maschio che continuava a essere presente in lui e che ora anche lei apprezzava per il coraggio davvero insolito di rivelarsi con dolce innocenza, ciò che lo aveva reso ai suoi occhi davvero unico, diverso da tutti gli altri.

Ozon ci parla,  ancora una volta, con grazia ed eleganza impareggiabili, in un mare di citazioni cinefile (da Hitchkock ad Almodovar), di uno dei suoi temi prediletti, quello dell’identità sessuale, comunemente etichettata con i generi (il maschile e il femminile) dalla società, più attenta alle semplificazioni di comodo, che all’anarchica realtà dell’animo umano, in cui impulsi maschili e femminili convivono in entrambi i sessi, a dispetto delle classificazioni semplicistiche. Strettamente legato a questo è il tema dell’ intercambiabilità dei ruoli rigidamente assegnati convenzionalmente ai maschi o alle femmine: già presente soprattutto nel bellissimo Le Refuge, nel quale il regista ci aveva messi in guardia dal considerare “naturali” concetti e comportamenti che sono invece storicamente determinati. Qui Ozon, adottando il leggero registro della tenera ironia, ribadisce la sua sorridente provocazione, aiutato dalle magnifiche interpretazioni di Romain Duris e Anaïs Demoustier. Film delizioso.

*Il rossetto diventa nel corso del film una ricorrente presenza simbolica

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il ragazzaccio (Tomboy)

recensione del film:
TOMBOY

Regia:
Céline Sciamma
Principali interpreti.
Zoé Héran, Malonn Lévana, Jeanne Disson, Sophie Cattani, Mathieu Demy, Ryan Boubekri, Yohan Véro, Noah Véro, Cheyenne Lainé
– 84 min. – Francia 2011

Esiste un’età dell’uomo di cui si parla poco: quella dei bambini pre-adolescenti. E’ un momento della vita che in genere consideriamo tranquillo e pacifico, confortati dalla psicanalisi, che definisce questa un’età di “latenza”, nella quale, tuttavia, un fuocherello inquieto cova sotto la cenere. L’occhio attento della bravissima regista di questo film, ha scavato e indagato nella “latenza” di una ragazzina, Laure, consegnandoci un bellissimo ritratto della bimba che ha dieci anni ed è un po’ maschiaccio, non essendo particolarmente attratta da modelli di femminilità vezzosa e civettuola, che sembrano invece sedurre la sua coetanea Lisa, la vicina di casa che, scambiandola per un bambino, la introduce ai giochi della combriccola dei maschietti della zona.
L’equivoco, in cui la piccola Laure si illude di vivere a lungo, è stato possibile perché il recente trasloco dei genitori l’ha catapultata d’estate, quando non si va a scuola, in un quartiere sconosciuto: la ripresa della scuola la costringerà a uscire allo scoperto, con sollievo della madre, preoccupata dal comportamento della piccola, che ama teneramente e che non vorrebbe vedere canzonata dai compagni di giochi e di scuola. Colpisce, di questo breve film, la finezza accurata con cui viene indagata la faticosa ricerca di Laure per definire la propria identità sessuale, colpisce anche l’attenzione affettuosa e delicata con la quale vengono descritti i rapporti fra Laure e i suoi familiari (particolarmente riuscito mi pare il ritratto di Jeanne, la tenera sorellina complice briccona delle sue monellerie). Gli attori bambini sono magnifici e il film, nonostante la sua esilità, merita di essere visto e meditato.