ULTIMO TANGO A PARIGI

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la mia recensione – aggiornata al marzo 2021- del film:
ULTIMO TANGO A PARIGI

per la regia di 
Bernardo Bertolucci

 

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/17736/ultimo-tango-a-parigi/recensioni/989441/#rfr:firme

 

CAST:

Marlon Brando, Maria Schneider, Maria Michi, Giovanna Galletti, Gitt Magrini, Catherine Allégret, Luce Marquand, Marie-Hélène Breillat, Catherine Breillat, Dan Diament, Mauro Marchetti, Peter Schommer, Catherine Sola, Veronica Lazar, Massimo Girotti, Jean-Pierre Léaud – 132 min. – Italia 197

 

 

 

 

la psicanalisi dal buco della serratura (A dangerous method)

recensione del film:
A DANGEROUS METHOD

Regia:
David Cronenberg.

Principali interpreti:
Michael Fassbender, Keira Knightley, Viggo Mortensen, Vincent Cassel, Sarah Gadon, Katharina Palm, Christian Serritiello, Franziska Arndt, Clemens Giebel, Andrea Magro – 93 min. – Gran Bretagna, Germania, Canada 2011.

Non ho ragione di dubitare delle parole di Cronenberg, il regista del film, circa l’accuratezza storica colla quale il lavoro è stato costruito: non solo alcune delle numerosissime lettere tra Freud e Jung sono state accuratamente meditate e trasposte nel film, ma la ricostruzione stessa degli ambienti, dei costumi e dei luoghi è precisissima e ampiamente documentabile. Mi lascia perplessa, invece, il senso complessivo di questa operazione, poiché mi chiedo quale sia il contributo del film alla conoscenza del pensiero di questi due grandi del ‘900, che a un certo punto della loro vita divisero le loro strade in conseguenza della diversa visione che Jung venne elaborando circa il concetto di libido. Quale fu il ruolo di Otto Gross nella teorizzazione junghiana? quale quello di Sabina Spielrein? La loro importanza mi sembra sovradimensionata nel film, rispetto alla realtà perché fa derivare dall’incontro di Jung con questi due suoi pazienti (che certamente per lui furono inquietanti soggetti di studio, che lo turbarono anche emotivamente), addirittura il suo emanciparsi da Freud.
In verità, il film, che pure, rispetto ad altri dello stesso regista, mantiene un tono classico e abbastanza composto, fa venire in mente, piuttosto, che nessuno può essere considerato grande se visto dal buco della serratura, che non riesce a difendere gli aspetti più umanamente fragili neppure degli uomini più geniali.
Un film, perciò, accurato, molto ben costruito, altrettanto ben recitato, (sia pure con qualche eccesso enfatico da parte di Keira Knightley), suggestivamente ambientato e fotografato, ma dal quale i due geni escono umanamente e anche professionalmente alquanto malconci.

il treno per il Darjeeling

recensione del film
IL TRENO PER IL DARJEELING

Titolo originale
The Darjeeling Limited

Regia:
Wes Anderson

Principali interpreti:
Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Anjelica Huston, Amara Karan, Camilla Rutherford, Irrfan Khan, Bill Murray, Natalie Portman, Wally Wolodarsky, Waris Ahluwalia, Barbet Schroeder, Mr. A.P. Singh, Kumar Pallana, Dalpat Singh, Trudy Matthys, Irfan Khan
– 91 min. – USA 2007.

Il viaggio di tre fratelli lungo le strade dell’India, che è anche un vero percorso di formazione che avviene attraverso la definitiva separazione dai genitori. La morte del padre lascia dietro di sé un peso insopportabile, metaforicamente espresso dal carico di bagagli che seguirà i tre per tutto il viaggio e che solo alla fine essi decideranno di abbandonare (finalmente!). Il distacco dalla madre, voluto da lei, è ineluttabile e costituisce per tutti e tre una lezione di vita, grazie alla quale essi dovranno misurarsi per la prima volta, forse, con quello che Freud definisce il principio di realtà. Solo quando la madre, infatti, li inviterà a guardare davanti a sé e dentro di sé, senza parlare (e perciò senza mentire) si paleseranno ai loro occhi davvero le immagini dei loro desideri profondi, delle loro vere aspirazioni e solo allora essi troveranno la forza di abbandonare il peso del passato e di vivere nel presente. Questa complessità psicologica è raccontata con sorprendente leggerezza, così che il film si snoda in un narrare veloce e nervoso, accompagnato da un fotografia che più bella non potrebbe essere, ma anche molto raffinata e malinconica, degno sfondo allo stato d’animo triste e malinconico dei tre picari in viaggio.