I figli di un dio minore? (Il figlio dell’altra)

Schermata 03-2456367 alle 15.49.46recensione del film:

IL FIGLIO DELL’ ALTRA

Titolo originale:

Le fils de l’autre

Regia:

Lorraine Lévy.

Principali interpreti:

Emmanuelle Devos, Pascal Elbé, Jules Sitruk, Mehdi Dehbi, Areen Omari, Khalifa Natour, Mahmood Shalabi, Bruno Podalydès, Ezra Dagan 105 min. – Francia 2012. 

Il tema dello scambio di neonati fu assai frequentato dal teatro antico che lo propose in tragedia o in commedia. La possibilità che simili eventi possano verificarsi anche oggi è rara; talvolta, tuttavia, qualche notizia di cronaca ci ricorda che, per quanto difficili, fatti del genere non sono impossibili. Proprio dalla cronaca prende l’avvio l’interessante film della regista francese Lorraine Lévy, che racconta la storia di due ragazzi, ora diciottenni, molto amati e splendidamente educati dalle rispettive famiglie, che per puro caso apprendono di essere stati scambiati alla nascita. Le rispettive madri li avevano partoriti in un ospedale attaccato dalle bombe: nella concitazione della fuga, si erano trovate fra le braccia, senza saperlo, il bebé sbagliato, cosa che non aveva impedito loro di amarlo, allattarlo, educarlo e farlo crescere nel migliore dei modi. Probabilmente questa condizione di felice ignoranza delle proprie origini si sarebbe protratta all’infinito se Joseph Silberg, diciottenne di Tel Aviv, alla fine del liceo, non avesse voluto diventare, come suo padre, ufficiale dell’aviazione israeliana. Gli esami del sangue avevano rivelato l’anomalia del suo gruppo sanguigno, incompatibile con quello dei genitori; le successive ricerche avevano lasciano emergere la verità di quell’antico errore. Era naturale che la vita tranquilla di Joseph si trasformasse nell’ angoscioso interrogarsi circa la propria identità, soprattutto dopo aver appreso che il figlio ” vero”, quello che avrebbe dovuto essere lì, al posto suo, era un palestinese, Yacine Al Bezaaz, ora vivente nei territori occupati della Cisgiordania. La vicenda perde pertanto i contorni del caso difficile da accettare, ma pur sempre privato, per diventare quasi l’emblema della situazione difficile dei Palestinesi e degli Israeliani, i due popoli, che, sia pure con diversi gradi di responsabilità, hanno seminato odi, diffidenze, risentimenti e rancori e hanno creato muri, barriere e fili spinati veri e metaforici, dietro i quali nessuno scorge l’umanità dolente del’altro, che è diventato a poco a poco “il nemico”. Eppure, poco oltre i crudeli confini che li separano, uomini e donne, giovani e anziani soffrono e  vorrebbero essere accettati senza paure e senza vendette, così come vorrebbero convivere in pace e amicizia le famiglie Silberg e Al Bezaaz, nell’interesse dei due ragazzi, che sono umanamente simili, nei sogni, nei valori e nelle speranze. Le donne, più degli uomini delle due famiglie, conservatori e legati irrazionalmente a una identità prepotentemente esibita, saranno artefici del “miracolo” necessario, grazie al quale, un dramma familiare potrà trasformarsi in un’ occasione di conoscenza profonda, che, nell’interesse dei figli, renderà le due famiglie più accoglienti e più civili. Il film, interessante e sostanzialmente convincente, cade un po’ nel finale in cui un episodio violento, non necessario alla comprensione del film, pare diventare il motore dell’azione. Un vero peccato perché il melodramma non si addice alla narrazione della regista, asciutta e sobria nel corso di tutto il racconto.

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Gli amori folli

Recensione del film:
GLI AMORI FOLLI

Titolo originale:
Les Herbes Folles

Regia:
Alain Resnais

Principali interpreti:
Sabine Azéma, André Dussollier, Anne Consigny, Emmanuelle Devos, Mathieu Amalric, Michel Vuillermoz, Edouard Baer, Annie Cordy, Sara Forestier, Nicolas Duvauchelle, Vladimir Consigny, Dominique Rozan, Jean-Noël Brouté, Elric Covarel, Valéry Schatz – 104 min. – Francia, Italia 2009

Le erbe folli sono quelle erbe la cui vitalità ha sempre la meglio nel giardino, per quanto ben coltivato e tosato col tosaerba. Quando si hanno ospiti, è bene che le erbe folli vengano recise di netto, ma la natura presto o tardi avrà la meglio e imporrà agli incauti livellatori del prato la propria anarchica e incoercibile legge. Questa bella metafora è naturalmente valida anche per l’uomo, che, a qualsiasi età e nonostante la razionalità lo sconsigli, sarà sempre attratto dalla curiosità per affrontare l’avventura di nuove conoscenze e di nuove scoperte, qualunque sia il prezzo da pagare. La vicenda di George, nell’ultimo (per ora, glielo auguriamo di cuore!) film di Alain Resnais è per l’appunto proprio la vicenda di un incoercibile trasgressore delle leggi comunemente accettate, poiché, alla sua età, dopo un passato, si suppone, piuttosto accidentato, mantiene viva la disponibilità all’avventura, amorosa e non, nonostante che una graziosa e affettuosa moglie nonché la presenza di figli e nipoti, consiglierebbero a chiunque di tirare i remi in barca. Da questa esile vicenda, che si sviluppa in seguito a un casuale ritrovamento di un portafogli rubato, il grande regista francese ricava una bella storia di indomabile vitalità e di trasgressione, che finirà di coinvolgere anche la famiglia di George, perché, in primo luogo, nel cinema, come dirà la onnisciente voce fuori campo, anche ciò che sembra impossibile diventa naturale; in secondo luogo perché alle ragioni del cuore e dell’imprevedibile non è possibile opporre le noiose e scontate ragioni dell’ordine convenzionale, delle cose. Detto questo, ancora una volta vorrei far notare come la traduzione italiana del titolo del film (gli amori folli) impoverisca le implicazioni metaforiche del titolo francese, allusive non soltanto di una alquanto banale trasgressione erotica, ma di una complessiva indisponibilità al conformismo dell’ordine familiare. Gran bel film, che si avvale di una splendida recitazione degli attori e di una regia sorprendentemente giovane e viva.