“Remake”, “Sequel” e banalità

Il ritorno al cinema, dopo un’estate non proprio felicissima per le sale italiane, è stato, almeno secondo me, alquanto deludente. La distribuzione  che aveva privilegiato il botteghino negli scorsi mesi, a settembre sembra abbia voluto continuare su quella strada, come se le fossero mancati film di qualità capaci di attrarre la fetta non piccola del pubblico che non apprezza molto i blockbuster e gli effett(acc)i speciali. Il risultato, anche solo considerando gli incassi, non è stato tuttavia molto esaltante: forse una riflessione si impone, e, speriamo, anche un cambiamento di rotta.

Parlare e scrivere di cinema è un piacere per me che non provo affatto gioia a stroncare i film: preferisco non parlarne. Confesso allora ai miei lettori che non ho recensito di proposito alcune fra le uscite recenti più clamorose, e che probabilmente non avrei recensito neppure L’inganno se non avessi parlato, prima di vederlo, del bellissimo La notte brava del soldato Jonathan di cui L’inganno è un pallido e alquanto povero remake.

Sono contenta dunque di non aver parlato di Blade Runner prima di averne visto il sequel, Blade Runner 2049, avendo evitato, in tal modo, una polemica sicura, forse anche ingiusta nei confronti del lavoro di Villeneuve che non è brutto: è un po’ noioso, però, soprattutto nella prima parte, ma è probabilmente un accettabile e onesto film per chi ama la fantascienza.
I guai, purtroppo, arrivano dal confronto con l’originale di Ridley Scott, imprescindibile per chiunque ne abbia viva memoria.
Meglio, allora tacerne: l’opera non è banale, ma certamente non è altrettanto suggestiva, né altrettanto emozionante. Fa riflettere, poi, l’intimazione a non parlarne, che è stata rivolta alla stampa dallo stesso Villeneuve, allo scopo dichiarato di evitare ogni possibile spoiler.

Non dirò nulla, dunque, ma sento che questo invito, a fronte di una distribuzione molto ampia (rara di questi tempi), ha un che di ricattatorio nei confronti del pubblico, come se gli si dicesse: “se vuoi saperne qualche cosa, dovrai vederlo, né le sale ti mancheranno”. Un imbarazzante esordio, che limita ogni tentativo di analisi ragionata che non potrebbe non riferirsi al racconto, ai personaggi, oltre che al modo della narrazione.

Non ho parlato neppure di Dunkirk, il film di Christopher Nolan che evoca un drammatico episodio della seconda guerra mondiale, allorché fra il maggio e il giugno del 1940, centinaia di migliaia di soldati inglesi furono evacuati dalla Normandia da un’eccezionale operazione di salvataggio condotta con tutti i mezzi navali privati e pubblici mobilitati per l’occasione, per evitare che la catastrofe militare, subita dalle forze anti-naziste in territorio francese, sfociasse nell’invasione della Gran Bretagna. Nonostante i clamorosi e un po’ acritici consensi che hanno accolto questo film, mi è sembrato almeno strano, se non incredibile, che per tutta la sua durata non siano mai stati nominati i nazisti, non si siano mai visti i tedeschi, quasi che l’operazione fosse stata condotta in uno strano e remoto pianeta da una sola imbarcazione controllata da un pugno di eroi un po’ temerari, che affidandosi alla copertura di un solo velivolo, insidiato dalla flotta aerea nemica, avevano messo a rischio la propria vita per trasportare quanti più uomini possibile. In nome di quali ideali, di quali fini, contro quale feroce fede politica? Mistero! Era davvero un film o forse era un video-game?

 

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La notte brava del soldato Jonathan

recensione del film.
LA NOTTE BRAVA DEL SOLDATO JONATHAN

Titolo originale:
The Beguiled

Regia:
Don Siegel

Principali interpreti:
Clint Eastwood, Elizabeth Hartman, Geraldine Page, Jo Ann Harris, Darleen Carr, Mae Mercer – 109 min. – USA 1971

Al Festival di Cannes dello scorso maggio, la regista Sofia Coppola ha presentato L’inganno, il film che sarà nelle nostre sale a partire da giovedì 21 settembre. Non tutti sanno che L’inganno è il remake di questo vecchio film, che ebbe allora un buon successo. In attesa di vederne la nuova versione, ho pensato di presentare l’originale, che si può trovare in DVD. Vale, secondo me, la pena di meditarlo.

Con il bizzarro titolo La Notte brava del soldato Jonathan era stato presentato nel 1971 nelle sale italiane questo film firmato Don Siegel, tratto da un romanzo di Thomas P. Cullinan, intitolato, a sua volta A Painted Devil*.
Il soldato Jonathan (Clint Eastwood) aveva combattuto nell’esercito nordista durante la guerra civile americana; ferito, forse gravemente, era stato ritrovato in pieno territorio sudista, nel bosco dove la dodicenne Amy stava raccogliendo i funghi per il pranzo al collegio femminile da cui si era allontanata e a cui, ora, lo avrebbe accompagnato nella speranza che Miss Martha Farnsworth (Geraldine Page), la severa proprietaria della scuola, se ne prendesse cura. Era stato accolto con molta diffidenza all’interno della struttura educativa nella quale tutte le donne che vi risiedevano, dalle studentesse a Edwina (Elizabeth Hartman), l’insegnante di francese, a Miss Martha, fino alla schiava nera disperata di ogni possibile riscatto, erano convinte sostenitrici della secessione sudista: ricoverare un soldato nemico era molto pericoloso per tutte loro, che, già esposte ai rischi di un’incursione delle truppe nordiste, sarebbero diventate facile preda, per il loro tradimento, anche dei soldati sudisti di passaggio. Sotto quest’aspetto, Sudisti e Nordisti si equivalevano: la guerra, fin dalla notte dei tempi, richiede disumani sacrifici e scatena i più diversi appetiti, facendo emergere gli istinti predatori dei soldati, il cui transito lascia ovunque strascichi molto penosi, alimentando l’odio e il desiderio di rivalsa. Jonathan non era diverso dagli altri, ma sapeva come sfruttare, a proprio vantaggio, l’urbanità e i bei modi che sembravano provenirgli da un’ottima educazione e da una nobiltà d’animo non comune. Egli si era lasciato docilmente curare e, in seguito, accertatosi di esserere il solo maschio presente in quella scuola, era riuscito a guadagnare la fiducia delle donne che lo attorniavano, essendosi rivolto con le parole giuste a ciascuna di loro. La sua bellezza, poi, aveva conquistato il cuore di molte, ciò che avrebbe scatenato le rivalità e le gelosie all’origine della sua rovina. Egli aveva dunque sottovalutato la ferocia femminile, confidando un po’ troppo sulle capacità seduttive delle sue parole lusinghiere e del suo corpo, neppur troppo “oscuro oggetto del desiderio” comune, reciprocamente taciuto, ma universalmente noto o sospettato.

Nel film, condotto con un crescendo di tensione che potrebbe quasi apparentarlo a un noir, si delinea una vicenda oscura e terribile, con tratti di morbosità, costruita, con grande finezza psicologica, seguendo i percorsi che avevano portato le donne e il bel soldato Jonathan ad avvicinarsi e in seguito ad allontanarsi tragicamente: “la notte brava” era stato l’inizio della fine di quel rapporto di fiducia guardinga (perdonate l’ossimoro, ma non saprei definire meglio l’ambiguità del comportamento reciproco) che aveva legato per qualche tempo l’uomo ferito alle donne intristite e inaridite dall’isolamento e dall’inibizione di ogni prospettiva amorosa, ma per lo più ansiose di salvaguardare il buon nome dell’istituzione a cui per ora dovevano protezione e sostentamento. Era stato, infine, il rovesciamento delle sorti della guerra a mutare il destino di tutti, mostrando la brutalità arrogante anche di Jonathan, il vincitore, che, seppure compromesso nella propria integrità fisica, aveva subito presentato il proprio conto, offrendo il fianco alla temibile alleanza delle donne umiliate e offese.
Il film, che si apre e si chiude circolarmente con i colori sbiaditi della fotografia che solo a poco a poco si ravvivano nel racconto, connotando anche temporalmente la distanza del regista, è bellissimo e inquietante e, per l’epoca (1971), anche molto coraggioso, non nascondendo aspetti della realtà che solo a partire dagli anni ’80, fra mille difficoltà, avrebbero trovato il loro spazio  sullo schermo.
Vorrei soffermarmi, brevemente, sul gioco dei titoli, che in parte tradisce diverse interpretazioni della storia narrata: The beguiled, il titolo originale del film, indicherebbe che qualcuno è stato ingannato. Chi? Lo spettatore potrebbe scoprire, secondo me, che ingannati sono stati tutti i personaggi che si erano, in certo modo, illusi. Il titolo italiano, non privo di una certa verità, invece, parrebbe puntare soprattutto sulla stoltezza colpevole del soldato Jonathan, inevitabilmente vittima della propria presunzione: se l’era cercata, dunque, secondo un modo di pensare tenacemente radicato nelle menti di troppi nostri concittadini!

 

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*Pubblicato per la prima volta in Italia da pochi giorni, anche in edizione elettronica, col titolo L’inganno dalla casa editrice DEA Planeta