LOUISIANA (The other Side)

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La mia recensione
– aggiornata al gennaio 2021 – del film documentario:

LOUISIANA (THE OTHER SIDE

per la regia di Roberto Minervini

si trova qui

https://www.filmtv.it/film/78008/louisiana/recensioni/986088/#rfr:user-71012

Cast:
Mark Kelley, Lisa Allen, James Lee Miller – 92 minuti- Italia, Francia 2015

TORINO 2020 – Storie da un altro mondo


La mia recensione del film – documentario:

TORINO 2020 – Storie da un altro mondo

per la regia di
Alessandro Bignami

si trova QUI
:https://www.filmtv.it/film/196342/torino-2020-storie-da-un-altro-mondo/recensioni/983847/#rfr:film-196342

NOMAD – In cammino con Bruce Chatwin

 

 

 

LA mia recensione del documentario:
NOMAD – IN CAMMINO CON BRUCE CHATWIN

per la regia e sceneggiatura di
Werner Herzog

Si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/170041/nomad-in-cammino-con-bruce-chatwin/recensioni/982090/#rfr:film-170041

durata del documentario:
85 minuti – Gran Bretagna 2019

Titolo originale:
Nomad – In the Footsteps of Bruce Chatwin

HERZOG INCONTRA GORBACIOV

 

 

 

 

La mia recensione del film documentario
HERZOG INCONTRA GORBACIOV

per la regia di 
Werner Herzog
e Andre Singer

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/161563/herzog-incontra-gorbaciov/recensioni/969601/#rfr:film-161563

documentario – Gran Bretagna, USA, Germania 2018.

Titolo originale:
Meeting Gorbachev

VISAGES VILLAGES

 

 

 

 

recensione del film – documentario
VISAGES, VILLAGES

per la regia di
JReAgnès Varda

si trova QUI:

 

https://www.filmtv.it/film/139420/visages-villages/recensioni/950435/#rfr:film-139420

– 90 min. – Francia 2017

 

FUOCOAMMARE

Schermata 2016-02-22 alle 22.46.53

 

 

 

la mia recensione del film documentario
FUOCOAMMARE

per la regia di
Gianfranco Rosi

 

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/77224/fuocoammare/recensioni/853533/#rfr:film-77224

 

durata: 107 min. – Italia, Francia 2016.

 

Io sono Ingrid

Schermata 2015-10-20 alle 23.31.17recensione del film:
IO SONO INGRID

Titolo originale:
Jag är Ingrid

Regia:
Stig Björkman

Documentario con la partecipazione di
Jeanine Basinger, Pia Lindström, Fiorella Mariani, Isabella Rossellini, Isotta Rossellini, Roberto Rossellini, Liv Ullmann, Alicia Vikander, Sigourney Weaver – 114 min. – Svezia 2015.

Presentato come Evento che sarebbe rimasto per soli due giorni nelle nostre sale, come del resto dice la locandina, questo bellissimo documentario su Ingrid Bergman non ha probabilmente avuto l’accoglienza che avrebbe meritato. Per quanto mi riguarda ho vissuto due fatti sorprendenti, correlati fra loro, credo: un alto costo del biglietto (era un Evento!) e una sala semivuota. Oggi vedo che l’ Evento è ancora presente nella mia città (ne sono lieta, sia chiaro!), a prezzo normale, per un solo spettacolo al giorno: inevitabile e non piacevole la sensazione di una bella turlupinatura! In ogni caso, spero che la permanenza oltre i limiti previsti faccia bene alla conoscenza di questa pellicola e dell’eccezionale attrice di cui è ricostruita la vita privata e professionale, divisa fra la passione per la recitazione, coltivata fin da adolescente, e l’amore grandissimo per i figli, poco seguiti, ma sempre in cima a ogni suo pensiero e continuamente oggetto di ansie e di sensi di colpa.
Il regista Stig Björkman ha avuto  l’opportunità davvero fortunata di disporre dell’imponente quantità di diari, appunti, lettere, fotografie e filmati (con cinepresa amatoriale), conservati dagli amici e dai figli, attraverso i quali Ingrid Bergman aveva documentato minutamente i fatti della propria vita, dalla perdita, non ancora adolescente, della madre, a quella del padre, quando ancora era strettissima la propria dipendenza da lui (la giovinetta aveva solo 12 anni), alla scuola, ai primi studi teatrali, ai grandi film che la fecero conoscere al mondo intero negli anni Trenta del secolo scorso, alle vicende d’amore per tre volte seguite dal matrimonio e per tre volte concluse col divorzio.

Il regista, selezionando accuratamente  tutto il preziosissimo materiale, lo ha ricomposto cronologicamente, alternandolo con spezzoni dei film più celebri di lei, e con le interviste ai figli di primo e di secondo letto: Pia Lindström e Isotta, Isabella e Roberto Rossellini.
In tal modo egli ci ha offerto, prima di tutto, il ritratto molto vivo e plausibile di un’attrice dominata dalla passione esclusiva e perfezionista per il proprio lavoro nel teatro e nel cinema, del quale seguiva con grande interesse culturale l’evolversi verso forme nuove e diverse, che avrebbero potuto consentirle quella versatilità interpretativa  a cui tendeva, per evitare la fissità dei ruoli e dei personaggi. Con questo film egli, inoltre, ci racconta una madre soave e dolcissima con i figli (che la sentivano comunque molto vicino nonostante i lunghi periodi di lontananza), nonché una donna inquieta e appassionata nella vita sentimentale. Non si limita a questo, però: il documentario è anche la rappresentazione di un’epoca storica, immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, e di un’umanità oscurantista e illiberale, dominata da un moralismo ipocrita, sia nell’Italia povera e retriva della fine degli anni ’40, sia altrove in Europa e soprattutto negli Stati Uniti. I giudizi spietati e le condanne moralistiche avevano coinvolto la storia d’amore dell’attrice con Rossellini, tanto che, additata come adultera esecrabile, le fu addirittura impedito di presentarsi personalmente alla cerimonia per il suo primo Oscar (1956), che infatti fu ritirato in sua vece da Gary Grant: un referendum fra il pubblico che avrebbe seguito, direttamente o in TV, la premiazione, ne aveva decretato l’ostracismo!

Una visione più che consigliabile.

 

BELLUSCONE – UNA STORIA SICILIANA

Schermata 09-2456917 alle 23.32.43

 

 

 

la mia recensione – aggiornata al marzo 2021 – del film
BELLUSCONE – UNA STORIA SICILIANA

per la regia di
Franco Maresco

 

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/63231/belluscone-una-storia-siciliana/recensioni/990191/#rfr:firme

Documentario
– 85 minuti – Italia 2014

 

 

Napoli, l’Italia (Le cose belle)

Schermata 07-2456853 alle 15.17.43recensione del film:

LE COSE BELLE
Documentario

Regia:

Agostino Ferrente, Giovanni Piperno

– 88 min. – Italia 2013.

Agostino Ferrente e Giovanni Piperno sono due documentaristi italiani che hanno al loro attivo alcune opere condotte singolarmente: L’orchestra di piazza Vittorio (Ferrente); Il pezzo mancante (Piperno). Hanno diretto insieme, invece, per conto di RAITRE, a Napoli nell’anno 2000, Intervista a mia madre, di cui questo bel documentario costituisce in qualche misura il seguito.
Quando i due registi avevano costruito quel loro primo lavoro, si erano serviti delle storie di quattro ragazzi giovanissimi: Fabio, Enzo, Adele e Silvana, abitanti delle periferie partenopee, pieni di sogni e di speranze per il futuro. Non poteva che essere così: erano tutti molto giovani; avevano tutta la vita da vivere e abitavano in una città, che, per quanto fosse degradata, era in piena fioritura di restauri e di opere. Napoli era, infatti, quella del sindaco Bassolino e stava attraversando il magico momento del “rinascimento napoletano”, ciò che alimentava grande fiducia nel domani e nelle prospettive che sembravano dischiudere, finalmente, anche per questa città e per i suoi abitanti, orizzonti europei. La realtà partenopea non era ancora quella della spazzatura nelle strade, né quella dei fuochi, della diossina che avrebbe inquinato l’aria, dei veleni che sarebbero penetrati nell’acqua e nella terra; né l’illegalità, pur endemicamente presente da sempre, aveva assunto le proporzioni devastanti che oggi conosciamo.
Ferrente e Piperno, tornando dopo più di dieci anni a Napoli e riprendendo i loro contatti di allora, cercano di capire com’è andata per i quattro giovanissimi di un tempo, che nel frattempo sono cresciuti e diventati adulti.
Le cose belle, augurate dai due registi ai ragazzi al momento del commiato, ma anche vagheggiate e apparentemente sul punto di realizzarsi, si stanno ora amaramente confrontando con la situazione dell’oggi, con la fine delle illusioni e con l’accentuarsi della marginalità che per i protagonisti non è ancora diventata così disperata come si potrebbe temere, ma è comunque dolorosissima ed è accompagnata dal timore che diventi una malattia cronica.

Il film, che è altamente consigliabile, è uscito nelle nostre sale solo ora, anche se è stato concluso un anno fa: sembra quasi clandestinamente condannato, come i suoi protagonisti, all’irrilevanza. Se potete, però, andate a vederlo, perché, in fondo, quella infelice città e quei giovani sventurati cercano di sopravvivere come accade a molti loro coetanei anche nel resto d’Italia: speriamo che se la cavino!

il raccordo dei segreti (Sacro GRA)

Schermata 09-2456556 alle 20.38.36recensione del film/documentario:
SACRO GRA

Regia:
Gianfranco Rosi

Durata 93 minuti-Italia 2013.

Il Leone d’oro del 70° festival veneziano quest’anno è andato all’opera italiana di cui mi accingo a scrivere: non un film, ma un documentario, almeno così si è sentito spesso ripetere. La classificazione per “generi”, che sta molto a cuore a chi ama le semplificazioni, non sempre si adatta perfettamente a ogni opera, che si tratti di film o di letteratura, come si sa da almeno due secoli: non appena si analizzano le opere, si capisce che molte sfuggono alle reti che vorrebbero imbrigliarle in uno schema onnicomprensivo**. E’ il caso di molti film ed è anche il caso di questo che non è un film, quale ci si può attendere, poiché non racconta una vicenda, non ha attori, non ha sceneggiatura, ma non è neppure un documentario classico, semplicemente perché non ha intenti documentali e neppure divulgativi. Che cos’è dunque questo oggetto misterioso? E’ la rappresentazione non convenzionale di una realtà suburbana, quella che circonda la capitale del nostro paese e che si può incontrare quando ci si sposta lungo il famoso GRA, il Grande Raccordo Anulare, l’anello di asfalto che ben conoscono quelli che in auto si dirigono verso Roma da tutte le provenienze.
L’urbanista Nicolò Bassetti (insieme a Sapo Matteucci e Massimo Vitali, fotografo) aveva raccolto per un libro, Progetto Sacro GRA, l’esperienza, durata 20 giorni, del percorso a piedi del raccordo, e di alcune località limitrofe, durante la quale aveva incontrato situazioni e persone normalmente poco visibili***. A questo lavoro di Bassetti, Rosi deve l’idea, anche se, come ha precisato egli stesso, per tre anni ha lavorato su quelle tracce, individuando anche i propri percorsi e le proprie storie, che dopo attente e severe sforbiciate nella fase del montaggio di Jacopo Quadri, hanno dato vita a questo strano e fascinoso lavoro. Più di un milione di romani vivono o lavorano o si spostano nei pressi del GRA o sul GRA: tra questi il regista ha scelto i casi più interessanti e curiosi. Nessuno avrebbe sospettato che esistano bar, lungo il percorso, dove alcune ragazze sbarcano il lunario esibendosi in una improvvisata lap dance sul bancone, né che in una casa incredibilmente kitsch viva un principe insignito dell’ordine cavalleresco da dignitari lituani, che affitta le sue stanze ad attori di fotoromanzi, né che sia possibile che la visione di un infuocato tramonto romano possa essere scambiato con l’apparizione della madonna, da un gruppo di donne accorse in auto apposta per vedere il “miracolo”.

Molta è la solitudine dei personaggi che vivono pudicamente la loro marginalità: le prostitute, il pescatore di anguille, il nobile decaduto che invano tenta di coinvolgere la figlia nei suoi discorsi; le donne che ora, in un alloggio appena assegnato, evocano la loro continua lotta contro l’acqua che allagava la casa da poco lasciata, mentre il frastuono del raccordo e degli aerei, pronti ad atterrare, copre le loro voci; il barelliere della Croce Rossa che con molta umanità trasporta i malati, ma che ha il cruccio segreto della madre vecchia e inferma, che vive in solitudine gli ultimi giorni della vita in attesa di vedere lui. Esistono poi eserciti di “punteruoli”, insetti colorati e dall’aspetto innocuo, che hanno invece un’ingordigia irrefrenabile nei confronti delle palme, che divorano senza pietà, infierendo crudelmente anche sulle loro spoglie per soddisfare l’insana voglia di orge, delle quali un appassionato botanico raccoglie le prove, registrandone i rumori osceni, in attesa di vendicare lo scempio con le micidiali pozioni che egli stesso prepara. L’immagine un po’ pateticamente velleitaria e un po’ buffa di questo vendicatore di palme e umanizzatore di insetti, che accompagna con le altre il film nel corso del suo svolgersi, e che ne diventa anche la conclusione, svela, almeno secondo me, il significato profondamente metaforico di questo film, che rappresentando la vita del GRA, nello scorrere del tempo e delle stagioni, in realtà parla di noi, del nostro paese divorato dagli appetiti più famelici e dei poveretti che in piena solitudine affrontano i problemi quotidiani cercando di sopravvivere.

** Chi è interessato al dibattito sulla questione dei generi cinematografici, può trovare QUI, se non una risposta, almeno un buon approccio al problema

*** Chi è interessato al progetto, può trovarlo QUI

Ho scoperto per caso che questo articolo è linkato alla rassegna stampa ufficiale del film:

http://www.sacrogra.it/files/articoli/1231385482401.pdf alla pag 37

Mi congratulo con me stessa!