Sergio & Sergei – Il Professore e il Cosmonauta

recensione del film:
SERGIO & SERGEI – Il Professore e il Cosmonauta

Titolo originale:
Sergio & Sergei

Regia:
Ernesto Daranas

Principali interpreti:
Tomás Cao, Héctor Noas, Ron Perlman, Yuliet Cruz, Mario Guerra, Ana Gloria Buduén – 93 min. – Spagna, Cuba 2017.

Un po’ di storia
Nel 1991, quando  da due anni era crollato il muro di Berlino e si stava definendo il nuovo assetto geo-politico dell’Europa, nell’URSS Gorbaciov aveva gradualmente avviato alcune importanti riforme economiche (perestroika) all’insegna della trasparenza politica e amministrativa (glasnost). Non sarebbe riuscito nell’intento, però, poiché alla metà di agosto un tentativo di colpo di stato, respinto a  furor di popolo, aveva favorito l’ascesa di Eltsin, energico sostenitore dell’urgenza immediata di riforme liberali, dello scioglimento del PCUS e della fine dell’Unione Sovietica, che da allora si sarebbe chiamata Russia. Dal maggio del 1991, era stato lanciato nello spazio un astronauta, Sergej Konstantinovič Krikalëv, considerato da molti «l’ultimo cittadino dell’Unione Sovietica», dato che era rientrato in patria agitando la bandiera rossa con tanto di falce e martello, dopo che tra il 1991 e il 1992 aveva trascorso 311 giorni, 20 ore e 1 minuto a bordo della stazione spaziale Mir, mentre sulla Terra l’Unione Sovietica non esisteva più.(Fonti: Wikipedia).

Il film

Questi dati di realtà offrono al regista cubano Ernesto Daranas l’ispirazione per questo film che, rievocando quegli eventi, ripercorre la difficile situazione nella quale Cuba si era trovata, poiché l’isola caraibica, sottoposta a una serie di sanzioni internazionali, era riuscita a sopravvivere solo grazie agli aiuti dell’Unione Sovietica, che, com’era intuibile, probabilmente le sarebbero mancati o si sarebbero presto di molto ridotti.
Il film nasce da un progetto assai ambizioso del regista: quello di intrecciare alle vicende storiche dell’epoca, elementi autobiografici, legati ai suoi ricordi personali (all’Avana, nonostante il lavoro prestigioso, Daranas, come il protagonista del film, Sergio, era costretto a vivere distillando clandestinamente il rhum) ed elementi fantasiosi suggeriti dalla vicenda dell’astronauta Sergej Konstantinovič Krikalëv (che qui diventa il protagonista di un’avventura drammatica, la cui conclusione rimane incerta fino alla fine del film).
Sergio (Tomás Cao) era uno squattrinato professore di filosofia marxista all’Avana, radioamatore per hobby; Sergei (Héctor Noas) era invece il cosmonauta sovietico delle cui disavventure Sergio per caso era venuto a conoscenza attraverso le onde radio: la Russia di Eltzin lo aveva “dimenticato” nello spazio, perché l’operazione per il suo atterraggio sarebbe stata troppo costosa per il nuovo stato, che dopo i drammatici fatti dell’agosto ’91, era impegnato a risparmiare sulla spesa pubblica. La rete dei radioamatori, allertata da Sergio, avrebbe portato a conoscenza della NASA la storia del povero Sergei, quasi rassegnato al proprio terribile destino… In questo racconto non mancano gli aspetti dolorosi (la povertà dignitosa della madre di Sergio, che aveva venduto i ricordi di famiglia per procurare il latte alla nipotina), né quelli grotteschi (la sospettosa compagine del controspionaggio cubano che non vedeva di buon occhio l’attività di radioamatore di Sergio e che si era messa a spiarlo con zelo ottuso). Prevale però in tutto il film la leggerezza di una narrazione senza cattiveria, di un’ironia bonariamente umoristica, talvolta persino malinconica, né mancano le citazioni kubrickiane, per l’Odissea nello spazio di Sergei, accompagnata persino dalle note del valzer di Johan Strauss, che tolgono ogni dubbio sull’ispirazione cinefila del regista. Un piccolo film, quasi un gioiellino di intelligenza e di equilibrio narrativo.

sette dichiarazioni d’amore all’Avana (7 days in Havana)

recensione del film
7 DAYS IN HAVANA

Regia:
Laurent Cantet, Benicio Del Toro, Julio Medem, Josh Hutcherson, Daniel Brühl, Emir Kusturica, Ana de Armas, Elia Suleiman

Principali interpreti:
Josh Hutcherson, Daniel Brühl, Emir Kusturica, Ana de Armas, Elia Suleiman, Jorge Perugorría, Vladimir Cruz, Mirta Ibarra, Daisy Granados, Luis Alberto García, Othello Rensoli, Melvis Santa Estevez, Leonardo Benítez – Francia, Spagna2012 – 120′ circa.

I poster che con i loro bellissimi colori allietano la lettura di questo articolo sono quelli originali cubani.

Questo è un film composito e diseguale, essendo costituito da sette cortometraggi, opera di sette diversi registi di varia provenienza internazionale. Si tratta, perciò, di un film a episodi, uno per ogni giorno della settimana, slegati fra loro, quanto a contenuto e personaggi, anche se la storia della giovane Cecilia si ripropone verso la fine del film. Ogni regista dà della vita cubana una visione propria, ma chi conosce almeno un po’ della filmografia precedente su Cuba, da Buena Vista Social Club, ai documentari di Oliver Stone, e a quel grande capolavoro che è Fragola e cioccolato, può notare almeno un tratto comune: l’assenza di Fidel Castro, che, nel bene o nel male, era invece presente in modo assillante nei film che ho detto, anche quando, come nell’ultimo, era raccontato molto negativamente. Fidel compare, infatti solo nell’episodio, assai curioso, firmato dal regista palestinese Elia Suleiman, che ne è anche l’interprete, il quale passa l’intera giornata del giovedì presso l’ambasciata ad attendere che abbia fine il suo interminabile comizio, per incontrarlo. L’abitudine alla prolissità non ha ancora abbandonato Castro, ma la TV che ne trasmette ogni parola ce lo fa vedere come un rinsecchito vecchietto, un po’ rintronato, condannato a ribadire stantii luoghi comuni, del tutto ignaro della realtà che si svolge appena fuori la cerchia sempre più ridotta dei suoi fans.
Agli occhi di Suleiman non resta che guardare il mare e guardarsi attorno, in un allucinato e deserto luogo, pieno di fili spinati e di squallidi muri assolati, dove poche persone si incontrano per allontanarsi subito dopo. E’ forse il meno tipicamente “cubano”, ma il più profondamente vero dei sette episodi, quello che lascia immaginare l’attesa senza fine di un cambiamento che stenta a farsi strada
Alcuni degli altri racconti ruotano attorno a un grande albergo di lusso, l’Hotel Nacional, presso il quale alloggiano i personaggi di tre vicende: quella del regista serbo Emir Kusturica, che deve ritirare un premio, ma che annega in una quantità spropositata di alcool la rabbia per la lite telefonica con la moglie; quella del ragazzo americano, che riesce, con un po’ di ritardo, a capire come potrà evitare i guai che stanno arrivando all’amico trans che ha appena invitato nella sua stanza, nonché la storia di Cecilia, la bella cantante che vorrebbe andarsene a Madrid con il manager innamorato di lei, che le promette amore e soldi, ma che è indecisa se abbandonare l’atleta portoricano che ama.
Di carattere diverso le altre tre storie: amarognola quella della famiglia di una psicologa che ha lavoro, riconoscimenti e popolarità televisiva, ma che per vivere è costretta ad arrabattarsi confezionando segretamente dolci, torte e marmellate, mentre le ultime due vicende, pur nella loro profonda diversità, hanno in comune i temi antropologici della superstizione e della religiosità.
Ritual, racconta la storia di un rito di purificazione assai violento, anche se non cruento, condotto da un padre e da una madre, allorché si avvedono dell’omosessualità della propria figlia, a riprova che il tema di Fragola e cioccolato è uno di quelli ancora presenti e radicati in una società, che culturalmente non ha conosciuto alcuna rivoluzione e che perciò non ha ancora assimilato i basilari presupposti della convivenza civile, nel rispetto della diversità. Molto interessante, vitalistico e talvolta grottesco e surreale l’ultimo racconto, del regista francese Laurent Cantet, La fuente: gli abitanti di un intero palazzo vengono mobilitati e coinvolti da un’anziana devota, per realizzare i desideri che la Vergine Maria le ha espresso in sogno: la sua abitazione verrà rapidamente ricostruita e addobbata secondo la volontà della Madonna. Mentre Cantet ci racconta in modo divertente, musicale e stupendamente colorato il realizzarsi del sogno, forse, ci invita anche a riflettere su quanta ricchezza di energie popolari potrebbe essere mobilitata per realizzare quel cambiamento che per Cuba non è più a lungo rinviabile. Sette dichiarazioni d’amore all’Avana divertenti, nostalgiche, attonite, stravaganti.