RICHARD JEWELL

 

 

 

 

La mia recensione del film:
RICHARD JEWELL

per la regia di
Clint Eastwood

Si trova QUI:
https://www.filmtv.it/film/181871/richard-jewell/recensioni/969391/#rfr:film-181871

CAST:
Sam Rockwell, Kathy Bates, Jon Hamm, Olivia Wilde, Paul Walter Hauser Dexter Tillis, Wayne Duvall – 129 min. – USA  2019.

IL CORRIERE-THE MULE

 

 

 

 

la mia recensione del film
IL CORRIERE-THE MULE

per la regia di
Clint Eastwood

Si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/159119/il-corriere-the-mule/recensioni/947967/#rfr:film-159119

 

CAST:

Clint Eastwood, Bradley Cooper, Laurence Fishburne, Michael Peña, Dianne Wiest, Andy Garcia, Taissa Farmiga, Clifton Collins Jr., Jill Flint, Manny Montana, Noel Gugliemi, Katie Gill. – 116 min. – USA 2018.

Titolo originale:
The Mule

 

LA NOTTE BRAVA DEL SOLDATO JONATHAN

 

 

 

La mia recensione del film:
LA NOTTE BRAVA DEL SOLDATO JONATHAN

per la regia di
Don Siegel

si trova QUI:
https://www.filmtv.it/film/21137/la-notte-brava-del-soldato-jonathan/recensioni/903162/#rfr:film-21137

CAST:
Clint Eastwood, Elizabeth Hartman, Geraldine Page, Jo Ann Harris, Darleen Carr, Mae Mercer – 109 min. – USA 1971

Titolo originale:
The Beguiled

 

 

Sully

schermata-2016-12-05-alle-23-27-33recensione del film:
SULLY

Regia:
Clint Eastwood

Principali interpreti:
Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Autumn Reeser, Sam Huntington, Jerry Ferrara, Holt McCallany, Lynn Marocola, Chris Bauer, Max Adler, Valerie Mahaffey, Denise Scilabra, Inder Kumar, Tracee Chimo
– 95 min. – USA 2016

Non è facile a quanto pare andare in pensione negli States: dopo anni di onoratissima carriera non ci va Woody Allen né ci va Clint Eastwood; i due infaticabili registi, anzi, mettono fuori, più o meno ogni anno, il loro bravo film, quasi sempre di buona fattura e dignitoso. Ci vorrebbe andare, invece, il pilota Chesley Sullenberger, “Sully”per gli amici, che dopo 42 anni di onorato servizio alla guida dei caccia americani, era passato all’aviazione civile, avendo ancora bisogno di lavorare per pagare il mutuo dopo l’acquisto della casa. Sully, purtroppo, aveva rischiato seriamente di perdere quel lavoro e anche la pensione, perché la sua compagnia aerea stava mettendo in dubbio la correttezza del suo comportamento in volo quando, nel gennaio del 2009, egli aveva portato in salvo 155 persone che viaggiavano sull’aereo a lui affidato, dopo che lo scontro con uno stormo di oche aveva privato il velivolo dei due motori, durante la fase di decollo. Partito dall’aeroporto La Guardia (uno degli scali di NewYork) e diretto verso il North Carolina, Sully aveva presto constatato l’impossibilità di qualsiasi atterraggio d’emergenza tornando al La Guardia o puntando verso altri aeroporti, troppo lontani in quelle condizioni e aveva rapidamente deciso di tentare un ammaraggio disperato nelle acque gelate del fiume Hudson, che lambisce la costa occidentale di Manhattan, scommettendo sulla sua riuscita e sperando nella rapidità dei soccorsi.
Immediatamente esaltato come un eroe dalla stampa e dalla televisione dell’epoca, Sullenberger era diventato presto oggetto di dubbi e insinuazioni da parte della National Transportation Safety Board, che, anche su pressione delle compagnie di assicurazione, aveva immediatamente avviato un’indagine cercando di imputargli la perdita di un velivolo ormai inservibile e opponendo ai suoi argomenti le prove di simulazione con il computer. Lontano dagli affetti familiari, isolato dall’opinione pubblica dopo che molti giornali e reti televisive avevano deciso di cavalcare lo scandalo e il sospetto, Sully aveva dalla sua, oltre al co-pilota che aveva con lui vissuto lo stesso dramma, uno sbiadito sindacalista e l’avvocato difensore. Era stata però la sua accorata e lucida difesa delle ragioni umane contro le simulazioni che non ne avevano tenuto conto ad avere la meglio e a permettergli di ottenere il riconoscimento pieno dei suoi meriti.

Il film, ricostruendo un fatto di cronaca con fedeltà e asciuttezza giornalistica, riserva gli effetti speciali esclusivamente per lasciarci immaginare quali potessero essere gli incubi terribili che avevano accompagnato i giorni dell’inchiesta, nel lodevole intento di far parlare i fatti sufficientemente drammatici di per sé per aver bisogno di un racconto a tinte più forti e soprattutto più false. Il tormento del pilota, rimosso in quei drammatici minuti, ricompare in forma allucinatoria durante le notti insonni in cui i fantasmi dell’11 settembre sembravano rivivere, prospettando scenari di schianto contro i più famosi grattacieli della metropoli, con un utilizzo sobrio e appropriato degli effetti di simulazione, del tutto giustamente abbandonati nella narrazione “storica” degli eventi. Il risultato è quello di un racconto fluido e contenuto nei canoni classici e composti dei film di Eastwood, sdrammatizzati ulteriormente dall’ironia del co-pilota e dalle scene finali che accompagnano i titoli di coda e che, mostrandoci il vero Sully, circondato dalla famiglia sorridente, ci fa penetrare in quella normalità della middle-class americana per la quale eroismo significa senso del dovere e fiducia nella capacità della società americana di trovare nel momento del pericolo la massima solidarietà collettiva. Null’altro, quindi che la riproposizione della weltanschauung sottesa ai migliori (e anche ai meno convincenti) film di Eastwood: siamo pur sempre nel migliore dei mondi possibili! Splendide interpretazioni di Tom Hanks e di Aaron Eckhart, il co-pilota. Film da vedere.

QUI se volete approfondire, potete trovare tutte le notizie sui fatti del 2009 e sul coraggioso Sullenberger, oltre che qualche intervista e qualche divertente curiosità.

IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

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la mia recensione del film
IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

er la regia di 
Sergio Leone

si trova QUI:

 

https://www.filmtv.it/film/1133/il-buono-il-brutto-e-il-cattivo/recensioni/977403/#rfr:film-1133

 

CAST:
Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Eli Wallach, Luigi Pistilli, Rada Rassimov,Aldo Giuffré, Mario Brega, Enzo Petito, Claudio Scarchilli, John Bartha, Livio Lorenzon,Antonio Casale, Sandro Scarchilli, Benito Stefanelli, Angelo Novi, Antonio Casas  – 182 min. – Italia, Spagna 196

 

American Sniper

Schermata 2015-01-08 alle 15.47.15recensione del film:
AMERICAN SNIPER

Regia:
Clint Eastwood

Principali interpreti:
Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luke Grimes, Navid Negahban, Keir O’Donnell, Kyle Gallner, Sam Jaeger, Brando Eaton, Brian Hallisay, Eric Close, Owain Yeoman, Max Charles, Billy Miller, Eric Ladin, Marnette Patterson, Greg Duke, Chance Kelly – 134 min. – USA 2015.

Kyle (Bradley Cooper) è un texano DOP, che aveva imparato fin da bambino che gli esseri umani possono essere come i lupi, aggressivi e violenti, come le pecore, miti e docili, oppure come i cani pastori che proteggono le pecore dagli attacchi dei lupi. Da questa visione antropologica, alquanto semplicistica, egli non si sarebbe mai allontanato, neppure da adulto, specialmente dopo che l’ 11 settembre 2001 gli aveva confermato che i lupi esistono, eccome! Dopo il crollo delle Twin Towers, pertanto, egli, non volendo essere pecora, si era messo a disposizione della Patria, arruolandosi nei corpi speciali che sarebbero partiti per le terre dei “lupi”, prontamente individuate dal governo americano, che infatti aveva messo in piedi in poco tempo due guerre orribili, le cui conseguenze continuano a farsi sentire in tutto il mondo. Valutando le sue eccezionali doti di precisione nel tiro, Kyle, dopo un durissimo allenamento, era stato scelto per la guerra in Irak, dove si era segnalato per la intelligente copertura che era riuscito quasi sempre a fornire ai suoi commilitoni impegnati nella ricerca dei terroristi: nessuna strage inutile, nessun colpo a vuoto, 160 bersagli raggiunti, il miglior cecchino della storia degli Stati Uniti. Va da sé che i bersagli raggiunti fossero esseri umani, uomini, donne, ragazzi, e anche un bambino, a cui la madre aveva appena consegnato una bomba destinata a far saltare in aria un blindato occupato dai suoi compagni d’armi. E’ la dura logica della guerra: Kyle colpisce e uccide, ma lo fa per difendere il proprio paese, gli uomini che si fidano di lui, se stesso e, in fondo, anche se indirettamente, la propria famiglia che ha diritto di vivere nella pace e nella sicurezza garantita proprio dall’eroismo coraggioso dei soldati. Non farlo equivarrebbe a morire o a far morire, cioè a diventare pecora, non assumendo le proprie responsabilità. I lupi, in fondo (Kyle lo ribadisce più volte), sono dei selvaggi, i cui valori non meritano alcuna considerazione. Intorno ai soldati si stringe tutta l’America, quella delle famiglie, dei bambini belli, ben nutriti e puliti, che grazie alla guerra condotta da un pugno di coraggiosi eroi che diventeranno leggendari, potranno continuare a vivere nel migliore dei mondi possibili.

La guerra, però, non è una bella cosa, e lascia tracce indelebili nel fisico, nel cuore e nella mente di chi l’ha combattuta, tanto che lo stesso Kyle non sarà più la persona di prima: era stato un marito innamorato della sua Taya (Sienna Miller) e anche un padre tenerissimo, ma ora sembra vivere altrove, inseguendo i fantasmi della sua mente in una vita solo sua, che non intende comunicare ad altri, cosicché è costretto, molto riottoso, a ricorrere allo psicologo, che tenta di riadattarlo alla vita civile. Per fortuna, dunque, anche Kyle- la leggenda (come viene chiamato), o cane da pastore, se preferite, è travolto dalle contraddizioni (non dall’assurdità, come si sostiene su MyMovies) della guerra, sulla liceità della quale, per altro, non nutre dubbi di sorta, ça va sans dire.

Clint Eastwood ci presenta un film molto classico, coinvolgente, ben diretto e ben interpretato (sarebbe stato davvero strano l’opposto). Riconosciuti questi meriti, devo dire che non l’ho amato affatto (si sarà capito!), in primo luogo perché non credo che la guerra sia l’unica risposta possibile alle escalation terroristiche, in secondo luogo perché non mi piace la weltanschauung sottesa a tutto il film: sarà che non sono texana (sono certa, però che esistano molti texani meno reazionari), né mi piace il semplicismo manicheo, né comprendo le ragioni per le quali una guerra voluta da Bush e dai repubblicani, venga presentata come il dato di fatto, indiscutibilmente giusto, da cui prende l’avvio il racconto. Non amo, infine, la confusione fra vendetta e giustizia, né approvo la legge del taglione, né mi piace che Kyle decida di sposare Taya, che amava profondamente, solo dopo essersi accertato che anche lei volesse dei figli (per educarli alla texana, I suppose!).
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Segnalo il seguente link, che mi fa sentire meno sola  nel giudizio sul film.
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Segnalo anche questo articolo, dall’Espresso, abbastanza condivisibile

HEREAFTER

 

La mia recensione del film:

HEREAFTER

per la regia di 
Clint Eastwood

 

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/43009/hereafter/recensioni/970824/#rfr:film-43009

CAST:
Matt Damon, Cécile De France, Joy Mohr, Bryce Dallas Howard, George McLaren – 129 min. – USA 2010.

 

la nazione arcobaleno (Invictus)

Recensione del film:
INVICTUS – L’INVINCIBILE

Titolo originale:
Invictus

Regia:
Clint Eastwood

Principali interpreti:
Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt SternJulian Lewis Jones, Adjoa Andoh, Marguerite Wheatley, Leleti Khumalo, Patrick Lyster, Louis Minnaar, Penny Downie, Shakes Myeko, Sibongile Nojila, Bonnie Henna, Grant Roberts, Langley Kirkwood, Robert Hobb – 134 min. – USA 2009

Il film si apre presentando la difficile situazione del Sud Africa dopo la vittoria elettorale di Nelson Mandela: le troppe umiliazioni dei neri, soggetti alla ferocia di una segregazione disumana, non potevano essere cancellate, ma neppure era possibile permettere che le paure dei bianchi (minoritari, ma pur sempre in posizioni di vantaggio economico e “militare”, essendo la polizia e l’esercito schierati con loro) creassero un clima di tensione e di guerra civile, che avrebbe riportato all’indietro l’orologio della storia. Il compito del popolare Madiba (nel film è interpretato dall’ottimo Morgan Freeman) non poteva che essere quello di costruire la nazione, rendendola Arcobaleno, cioè colorata di tutti i colori della pelle degli uomini e delle donne che ci vivevano.
La prima parte del film si incentra perciò sulla riflessione politica di Mandela, che, cosciente della sua solitudine, assume l’enorme responsabilità di realizzare un progetto di pacificazione dei popoli sudafricani, utilizzando i mezzi che di volta in volta si presentano come i più adatti allo scopo. Un’apertura di credito viene offerta, tra mille diffidenze dei suoi seguaci, agli esperti guardiani bianchi afrikaner, che avranno cura della sua incolumità.
Allo sport del rugby, invece, popolarissimo solo fra i bianchi, Madiba affida la missione quasi impossibile di creare un tifo “trasversale”, che cancelli gli odi, permettendo a tutti di identificarsi nei colori verde e oro della squadra degli Springboks.

La scommessa difficile sarà vinta, grazie anche all’intelligenza del capitano della compagine, François Pienaar (Matt Damon), che guiderà i suoi compagni in giro per il Sudafrica, a conquistare la simpatia e il tifo dei giovani neri e che prenderà coscienza dell’ingiustizia della carcerazione del vecchio Presidente, visitando l’angusta prigione che per trent’anni l’aveva rinchiuso, senza riuscire tuttavia a piegarne la fierezza di combattente.

Cadono le barriere di diffidenza: la squadra, su cui nessuno avrebbe puntato, si affermerà nel campionato del mondo, mandando in visibilio le folle di bianchi e di neri, grazie a un finale di partita giocato con la testa, col corpo, come si addice a uno sport “da selvaggi”, ma soprattutto col cuore.
La seconda parte del film, che è la più spettacolare, ma che appare talvolta un po’ viziata da retorica apologetica, ci descrive, appunto, il ritrovato orgoglio della squadra, le azioni incalzanti dei giocatori, le emozioni collettive delle folle.
Molto interessante è, tuttavia, il film nel suo complesso, in cui è possibile riconoscere il cuore e l’anima del vecchio Clint Eastwood (ottantenne allora!), soprattutto nella prima parte, vera riflessione sui problemi del potere, sul consenso che continuamente va riconquistato (perché in ogni democrazia continuamente viene messo alla prova), e sul lavoro politico diretto a risolvere problemi di tutti, essendo il governo rappresentante dell’intero paese e non della sola parte, sia pure maggioritaria, che lo ha eletto.
Come ho detto, Morgan Freeman interpreta magnificamente, da par suo, il vecchio Madiba, ma tutti gli attori sono all’altezza del loro ruolo.