LITTLE JOE

 

 

 

 

La mia recensione del film:
LITTLE JOE

per la regia di
Jessica Hausner

si trova QUI:
https://www.filmtv.it/film/169611/little-joe/recensioni/981164/#rfr:film-169611

CAST:
Emily Beecham, Ben Whishaw, Kerry Fox, Kit Connor, Phénix Brossard – 100 min. – Austria, Gran Bretagna, Germania 2019.

 

HAPPY END

 

 

 

 

la mia recensione del film
HAPPY END

per  la regia di
Michael Haneke

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/122488/happy-end/recensioni/911067/#rfr:film-122488

 

CAST:
Isabelle Huppert, Mathieu Kassovitz, Jean-Louis Trintignant, Fantine Harduin, Dominique Besnehard,  Nabiha Akkari, Jack Claudany, Hassam Ghancy, Jackee Toto, Franck Andrieux – 110 min. – Francia 2017.

 

AMOUR

 

 

 

 

la mia recensione del film
AMOUR

er la regia di
Michael Haneke

si trova QUI:

 

https://www.filmtv.it/film/45544/amour/recensioni/882675/#rfr:film-45544

 

CAST:
Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert, Rita Bianco, Laurent Capelluto – 105 min.  Francia, Austria, Germania 2012

 

le macerie della guerra di Bosnia (Il sentiero)

recensione del film:
IL SENTIERO

Titolo originale:
Na putu

Regia:
Jasmila Zbanic

Principali interpreti:
Zrinka Cvitesic, Leon Lucev, Ermin Bravo, Mirjana Karanovic, Marija Kohn, Nina Violic, Sebastian Cavazza, Jasna Beri, Izudin Bajrovic, Jasna Zalica, Luna Mijovic – 100 min. – Bosnia-Herzegovina, Austria, Germania, Croazia 2010
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Amar e Luna sono due giovani che lavorano all’aeroporto di Sarajevo: lui come controllore di volo, lei come hostess. Belli e innamorati, desiderano un figlio che non arriva; pur di averlo, Luna decide di sottoporsi all’inseminazione artificiale. Improvvisamente, Amar viene sospeso dal lavoro per sei mesi, essendo stato scoperto mentre consumava, in servizio, bevande alcooliche. Un fortuito piccolo incidente d’auto, durante una gita fuori porta, gli fa ritrovare un commilitone della guerra di Bosnia: Bahrija, che quasi stenta a riconoscere: si è lasciato crescere la barba e ha un copricapo che gli cela parzialmente la fronte, è diventato un rigido musulmano wahabita ed è accompagnato da una donna velata, il cui manto nero le lascia scoperti solo gli occhi. Bahrija si farà vivo con lui per offrirgli un lavoro a tempo, che gli occuperà proprio il vuoto dei sei mesi lontano dall’aeroporto: dovrà insegnare l’uso del computer ai wahabiti che vivono in un villaggio di tende, su un bel lago bosniaco. Amar, dunque, lascerà la sua donna, resa inquieta dal presentimento che il distacco non sia provvisorio: teme che l’indottrinamento religioso trovi più di un varco nel cuore di Amar. Egli, infatti, umiliato e prostrato dalla terribile guerra etnica che l’ha privato di un fratello, si rivelerà sensibile al richiamo della fede identitaria, professata nella sua integrale purezza dai confratelli del villaggio. La guerra, che anche in questo film costituisce lo sfondo imprescindibile del racconto della regista, ha decimato la popolazione bosniaca musulmana, e ha sedimentato odi e dolori incancellabili nel cuore dei sopravvissuti. Qualcuno ha reagito guardando davanti a sé, immaginando e progettando un futuro diverso, rinunciando alla vendetta e ricominciando a vivere. E’ il caso di Luna e dei pochi superstiti della sua famiglia: la casa dell’infanzia e dei ciliegi è lontana: si può rimpiangere, ma la vita che continua richiede nuovi affetti, nuovi spazi e nuove prospettive. La strada che intende ora percorrere Amar è diversa: è quella della rivendicazione orgogliosa dell’appartenenza identitaria, in una prospettiva di allontanamento dalla storia dell’occidente e dalle conquiste dei diritti civili; è la strada indicata da una fede rigida e totalizzante che non potrà che separarlo dolorosamente dalla bellissima Luna e da qualsiasi progetto con lei. Il film è condotto con sicurezza ed equilibrio e aiuta anche lo spettatore a capire la complessità dei comportamenti umani di fronte alle ingiustizie e alla sofferenza. Di grande rilievo la recitazione di tutti gli attori, in modo particolare della bellissima ed espressiva Zrinka Cvitesic nella parte di Luna.

Revanche – Ti ucciderò

Recensione del film:
REVANCHE – TI UCCIDERO’

Titolo originale:
Revanche

Regia:
Götz Spielmann

Principali interpreti:
Johannes Krisch, Ursula Strauss, Andreas Lust, Irina Potapenko, Johannes Thanheiser, Hanno Poschl, Magdalena Kropiunig, Toni Slama, Elisabetha Pejcinoska, Aniko Bärkanyi, Annamaria Haytö, Nicoletta Prokes, Rainer Gradischnig, Haris Bilajbegovic, Aleksander Reljic-Bohigas
– 121 min. – Austria 2008

Come spesso succede, i titoli tradotti in italiano sono più attenti all’effetto sensazionale che alla verità dei film, il che sarà magari utile al botteghino, ma non allo spettatore. Il titolo Ti ucciderò, infatti, crea l’aspettativa di un film duro, cattivo, incentrato sulla violenza, mentre la pellicola in questione è in realtà la storia della lenta maturazione di Alex, della presa di coscienza che nel dolore per la morte di Tamara, la prostituta ucraina che egli aveva profondamente amato, non è solo, avendo quella morte provocato anche lo sconvolgimento della vita di chi gliel’ha involontariamente uccisa, per inesperienza e incoscienza, durante un drammatico incidente fra “guardie e ladri”. Se è questo il senso del film, allora il ritmo del racconto deve rispettare tempi e modi che poco hanno a che fare con propositi di sanguinose ritorsioni, ma molto invece con il lento scorrere delle stagioni in un ambiente naturale bello e pacifico, quello della campagna viennese nella quale si svolge appunto il mutamento di Alex. In questo “luogo dell’anima” egli si rifugia infatti per sottrarsi alle ricerche della polizia e lì trova un vecchio parente che lo accoglie. Per puro caso, scopre che il poliziotto responsabile della morte di Tamara non abita a molta distanza: è un giovane, Robert, con un matrimonio in crisi, ora anche tormentato dai sensi di colpa per la morte della ragazza. Ucciderlo per vendicare Tamara diventa allora una delle possibilità che Alex prospetta a se stesso, ma direi che in tutto il film non esiste un solo momento in cui un evento del genere acquisti credibilità, perché il dolore di Alex è troppo grande per trovare risposta in una specie di legge del taglione. La pistola lanciata nello stagno dopo il colloquio con Robert, acquista perciò secondo me un significato di pacificazione, ma anche il senso di una pagina della vita che si chiude, così come i cerchi provocati dall’oggetto caduto nell’acqua torneranno a ricomporsi perché la vita riprenda con i ritmi che le sono propri.