1001 grammi

Schermata 2016-08-17 alle 21.15.40recensione del film:
1001 GRAMMI

Titolo originale:
1001 Grams

Regia:
Bent Hamer

Principali interpreti:
Ane Dahl Torp, Laurent Stocker, Magne Håvard Brekke, Dinara Drukarova, Per Christian Ellefsen, Didier Flamand, Peter Hudson, Hildegun Riise – 93 min. – Norvegia, Germania 2014.

Per effetto di vecchi accordi internazionali, il prototipo del Chilogrammo conservato con rigorosissima cura nei sotterranei del Bureau international des poids et mesures non lontano da Parigi, è l’unità di peso di riferimento per tutti i paesi del mondo, che con altrettanto severo rigore conservano nei loro gabinetti metrologici i rispettivi prototipi omologati, e provvedono periodicamente a confrontarli coll’originale francese al fine di rendere sicuri e trasparenti i rapporti commerciali internazionali e di limitare anche per questa via le occasioni di conflitto*.
Questa breve premessa è utile alla comprensione del film, opera del regista norvegese Bent Hamer **, che a lungo e non per caso si sofferma con ironia sul rito dell’apertura del forziere blindato francese in cui l’antico campione viene custodito. Fin dall’inizio, infatti, la complessità seriosa dell’evento si accompagna alla curiosità quasi divertita dei delegati dei paesi ex coloniali, che seguono attentamente le spiegazioni storico-scientifiche dei volonterosi accademici che li accolgono, ma che sembrano quasi increduli di fronte alla loro ingenuità, essendo convinti non solo che le vie della pace passino probabilmente altrove, ma che un’eccessiva attenzione alla dimensione esclusivamente razionale dell’uomo non serva né alla comprensione dei suoi problemi né al miglioramento effettivo dei rapporti sociali.
La contrapposizione fra coloro che dalla scienza e dalla ragione attendono tutte le risposte, secondo una visione evolutiva della storia umana (ahimé le intramontabili “magnifiche sorti e progressive”!), e coloro che di quella visione colgono appieno i limiti illusori attraversa tutto il film e si invera nei due protagonisti, cioè nei personaggi di Maria (Ane Dahl Torp) e Pi (Laurent Stocker).

A Maria, giovane norvegese, impiegata dell’istituto metrologico del suo paese, gli insigni scienziati che lo dirigono affidano il delicato compito di portare il campione nazionale del chilogrammo a Parigi, per ricevere l’omologazione del Bureau international des poids et mesures.  In un momento di grande solitudine, mentre stanno sbriciolandosi i riferimenti che avevano fino allora dato senso alla sua esistenza (il giovane che viveva con lei l’aveva lasciata e il padre stava morendo), a Parigi Maria incontra per caso Pi, un giovane che aveva da tempo abbandonato la fiducia nella scienza e nel progresso per dedicarsi all’attività di giardiniere, scoprendo la bellezza della natura e i suoi segreti, che non sempre hanno una spiegazione razionale e di cui non si può che prendere atto lasciandosene incantare, senza cercarne il perché o il senso. Le risposte possibili non possono che venire, dunque, dalle emozioni, che talvolta ci aiutano anche a sorridere dei pesi e delle misure, come a lei riuscirà di fare nello spiritoso e amabile finale del film.

Un metaforico “conte philosophique” in cui emerge, chiaramente, una garbata critica della tradizione illuministica e di quello scientismo che ci ha reso eccessivamente fiduciosi nel futuro, senza aiutarci ad affrontare i problemi della vita, poiché ci impedisce di comprenderne la tragica complessità. Qualsiasi riferimento ai “maestri del sospetto” ( Marx, Nietzsche e Freud che avevano smascherato la “falsa scienza” di origine cartesiana), secondo la celebre definizione di Paul Ricoeur, è assolutamente pertinente!

Da vedere.

* QUI troverete, se lo desiderate, maggiori informazioni

** dello stesso regista,  QUI troverete la mia recensione di Tornando a casa per Natale (2010)

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un Natale norvegese (Tornando a casa per Natale)

Recensione del film:

TORNANDO A CASA PER NATALE

Titolo originale:
Hjem til Jul

Regia:
Bent Hamer

Principali interpreti:
Arianit Berisha, Sany Lesmeister, Nadja Soukup, Nina Zanjani, Igor Necemer -85 min.-
Norvegia, Svezia, Germania 2010.

Questo film, che é piuttosto bello e poetico, uscirà nelle sale italiane il prossimo 3 dicembre 2010. L’ho visto in anteprima ieri sera e ho provato a recensirlo e a interpretarlo, avvertendo però che ho commentato solo alcuni degli episodi del film, per lasciare a tutti il gusto di vederlo, senza sapere tutto con troppo anticipo. Anch’io lo rivedrò, quasi certamente, nelle sale.

E’ un bel film questo norvegese, Tornando a casa per Natale: film a episodi, in cui sono raccontate le vicende di alcuni personaggi molto veri e umani, lontanissimi dal nostro Natale dei consumi, dell’ostentazione e dello spreco. Le storie narrate sono connotate dagli elementi tradizionali del Natale: la neve, che è comune a molti episodi, l’albero illuminato; la nascita di un bambino, simbolo della vita che continua anche nelle più difficili condizioni, la cui presenza apre i cuori alla speranza, ma anche e soprattutto alla comprensione e all’ascolto delle persone che, per quanto vicine, non riusciamo più a vedere nel loro urgente bisogno di calore e di affetto. Sotto questo aspetto, è emblematica la vicenda del medico, che ha fatto venire alla luce quel bambino, grazie al quale finalmente comprende la solitudine della moglie, la sua voglia di maternità e di affetto. Nel film, però, il patetico non è il solo registro narrativo: è amaramente ironico, ma ci dà anche modo di divertirci, l’episodio della donna che, avendo compreso come l’uomo che ama se ne stia perfettamente a suo agio nel ruolo di bigamo, decide di vendicarsi, rovinandogli la festa durante la messa natalizia, con signorile imperturbabilità, mentre è delicatamente elegiaco l’episodio dei due anziani coniugi che rimangono uniti presso l’albero a celebrare un Natale di solidarietà reciproca, nella quale, ora, dopo tanti anni, si è trasformato l’amore che li ha uniti. Un Natale che si rispetti, però, non può essere senza stella: qui è l’apparizione della luminosissima e affascinante Sirio, scoperta attraverso il telescopio della graziosa adolescente musulmana, che orienta il comportamento del giovane norvegese, atteso in famiglia per il cenone tradizionale Il film è supportato da essenziali e antiretorici dialoghi fra i personaggi e da una splendida fotografia, che sottolinea i grandi spazi innevati e gelidi, in cui la solitudine è maggiormente avvertibile , in cui la lunga notte dei paesi nordici è improvvisamente e quasi magicamente squarciata dalle luci dell’aurora boreale.