Remember

Schermata 2016-02-18 alle 22.30.40recensione del film:
REMEMBER

Regia:
Atom Egoyan

Principali interpreti:
Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz, Jürgen Prochnow, Heinz Lieven, Dean Norris, Henry Czerny, Peter DaCunha, Sofia Wells, Duane Murray, Kim Roberts, Janet Porter, Stefani Kimber – 95 min. – Canada, Germania 2015

 

Zev (Christopher Plummer) era un anziano americano che viveva insieme alla moglie Ruth, gravemente ammalata, in una casa di riposo. Dopo la morte da tempo annunciata di lei, egli, che soffriva di demenza senile, era ancora più smarrito, disorientato, nonostante le affettuose visite del figlio e dei nipotini. Solo la salda amicizia del vecchio Max (Martin Landau), suo compagno in quella clinica, ebreo come lui, semi-paralizzato ma ancora molto lucido, stava diventando il sostegno necessario per ritrovare se stesso. Purtroppo ritrovare se stesso non era facile per Zev, poiché il suo passato era legato, come quello di Max, agli orrori di Auschwitz che egli aveva cercato di rimuovere. Per evitare che i suoi ricordi venissero del tutto cancellati dall’affievolirsi progressivo della sua memoria, Max aveva continuato a ricordargli quegli anni terribili e si era fatto anche promettere che, alla morte di Ruth, avrebbe accettato di vendicarsi del carnefice che li aveva fatti soffrire, mettendosi in viaggio alla sua ricerca per ucciderlo. Il viaggio del vecchio alla ricerca dell’aguzzino è, infatti, il cuore del film:  si trattava di smascherare il vero il carnefice, che aveva assunto false generalità, fra quattro persone che si chiamavano come lui.

“Movesi il vecchierel canuto et  bianco”, dunque, facendo trepidare  la sua “famigliuola sbigottita”* che lo cerca affannosamente, nonché gli spettatori che, commossi per la fragilità dell’uomo, la sua confusa agitazione, il suo tremore, si convincono che Max, rimasto a dirigere per telefono gli spostamenti rischiosi dell’amico, sia davvero un cattivo soggetto che nasconde qualche mira losca. Il finale, molto sorprendente, metterà in chiaro le cose e ci convincerà di aver visto un thriller alquanto banale, per realizzare il quale il regista ha utilizzato , senza imbarazzo, l’Olocausto: non se ne sentiva davvero il bisogno. Il film, pertanto, è molto deludente: un vero peccato, perché gli attori sono tutti molto bravi e Plummer, superlativo, riesce a rendere quasi credibile una vicenda del tutto inverosimile.

  • la citazione è dal sonetto XVI del Canzoniere petrarchesco.

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Chloe – Tra seduzione e inganno

Recensione del film:
CHLOE – TRA SEDUZIONE E INGANNO

Titolo originale:
Chloe

Regia:
Atom Egoyan

Principali interpreti:
Julianne Moore, Liam Neeson, Amanda Seyfried, Max Thieriot, R.H. Thomson, Nina Dobrev, Mishu Vellani, Julie Khaner, Laura DeCarteret, Natalie Lisinska, Tiffany Knight, Meghan Heffern, Arlene Duncan, Kathy Maloney, David Reale – 96 min. – USA, Canada, Francia 2009

Le démon du midi. Con questa espressione i francesi indicano l’inquietudine che molte donne non più giovani provano nel constatare lo sfiorire della bellezza e l’affievolirsi dell’amore coniugale, quando, allevati i figli, vorrebbero ritrovare la giovinezza e la passione amorosa perduta. Questo è lo stato d’animo di Catherine, la protagonista del film, che posseduta da questo “demone”, mette in atto una serie di strategie che rischiano di rovinare sul serio un rapporto matrimoniale mai davvero compromesso.
Lo svolgersi del film mi pare, infatti, seguire le incredibili trame che Catherine ordisce per sorprendere il marito in flagrante adulterio, con l’aiuto di Chloe, una prostituta all’uopo istruita. Purtroppo però la vicenda si complica e, al di là delle intenzioni, si conclude assai drammaticamente, in un crescendo di colpi di scena che rendono tutta la vicenda, che sarebbe alquanto banale, piuttosto avvincente, grazie certamente all’ottima regia di Egoyan e alla bella recitazione degli interpreti, in primo luogo di Julianne Moore e di Amanda Seyfried. Colpisce il finale, perfetta rappresentazione di una felicità borghese di facciata e ipocrita in cui le tragedie di altri restano fuori, perché si tratta di tragedie di povere persone, perciò stesso condannate all’emarginazione all’annullamento. Che cosa potrebbero pretendere, in fondo? Di non essere usate, forse.