Le regole del caos

Schermata 2015-06-04 alle 21.59.45recensione del film:
LE REGOLE DEL CAOS

Titolo originale:
A little Chaos

Regia:
Alan Rickman

Principali interpreti:
Kate Winslet, Matthias Schoenaerts, Alan Rickman, Stanley Tucci, Helen McCrory, Steven Waddington, Jennifer Ehle, Adrian Schiller, Danny Webb, Pauline Moran, Morgan Watkins, Henry Garrett – 112 min. – Gran Bretagna 2014.

E’ un elegante film in costume, non privo di spunti interessanti, questo lavoro del regista-attore inglese Alan Rickman, che ricostruisce con accuratezza e attendibilità storica le vicende che portarono  alla sistemazione complessiva dei giardini della reggia di Versailles, affidati all’architetto André Le Notre (nel film diligentemente interpretato da Matthias Schoenaerts), uomo di fiducia di Luigi XIV. La vastità dello spazio da sistemare,  secondo lo schema che sarebbe diventato in seguito quello del giardino alla francese, privo di terrazzamenti e organizzato in modo da consentirne una prospettica e razionale visione d’insieme con fontane, aiuole, padiglioni, sculture corsi d’acqua e colori (le sabbie utilizzate nei parterres de broderie), richiese la collaborazione dei migliori giardinieri paesaggisti dell’epoca che, sotto la direzione di Le Notre, impegnarono la loro esperienza e la loro creatività per realizzare quegli spazi esterni alla reggia di grande importanza nel progetto di organizzazione del consenso della nobiltà intorno all’assolutismo del sovrano. Si trattava, infatti, degli spazi per le feste, i banchetti, le danze… Per allestire una pista riservata al ballo vinse la gara una paesaggista dell’epoca, la bella Sabine de Barra (nel film ottimamente interpretata da Kate Winslet), giovane donna, vedova in seguito a un incidente di carrozza in cui aveva perso il marito e la figlioletta. Ora Sabine si presentava al severo giudizio dell’architetto Le Notre, speranzosa di suscitarne l’interesse con un innovativo progetto, forse anche un po’ scandaloso per l’epoca, tanto era lontano dal classicismo razionalistico degli altri manufatti: un anfiteatro, immerso nel bosco circostante, di pietre e conchiglie, le rocailles, i cui gradini erano resi scintillanti dal gioco delle luci provocato dallo scorrere dell’acqua a circuito chiuso. Uno dei luoghi più suggestivi di quei meravigliosi giardini, Le Bosquet des Rocailles, dunque, nasceva grazie al lavoro difficile di una donna fantasiosa che avrebbe imposto con determinazione il suo punto di vista  “irregolare”, non solo a Le Notre, ma anche al diffidente Luigi XIV.

Il film, però, non ci racconta solo questo, ma ci parla anche della relazione amorosa fra André Le Notre e Sabine, delle gelosie della moglie di lui, dei suoi agguati contro la rivale: un po’ di pettegolezzi, insomma, conditi con qualche scena melò, che non intaccano però il valore storico del film, l’eleganza dei suoi colori, la sobrietà della narrazione, di cui è quasi emblematico anche il fastidio per gli orpelli e le parrucche, che sovrano e cortigiani si levano appena possibile.

Annunci

un amore difficile (Una promessa)

Schermata 10-2456934 alle 23.35.35recensione del film
UNA PROMESSA

Regia:
Patrice Leconte

Principali interpreti:
Rebecca Hall, Alan Rickman, Richard Madden, Toby Murray, Maggie Steed, Shannon Tarbet, Christelle Cornil, Jean-Louis Sbille, Jonathan Sawdon – 98 minuti – Francia, Belgio, 2013

Dopo l’uscita di questo film, spero di trovare anche il racconto di Stefan Zweig del 1929 da cui il regista prende le mosse e che non è di facile reperibilità. In ogni caso, come ho più volte sostenuto, la lettura del piccolo romanzo dell’autore mitteleuropeo (che, evidentemente, il cinema sta riscoprendo, ciò di cui mi compiaccio) non dovrebbe influire sull’interpretazione di quest’opera di Leconte, almeno secondo me, per le ragioni che ho più volte esposto anche su questo blog.

Anno 1912. Friedrich (Richard Madden), giovane ingegnere di famiglia molto modesta, trova lavoro come tecnico in un’acciaieria, alla quale si dedica con tale competente serietà da impressionare molto favorevolmente l’anziano e malato proprietario, Karl Hoffmeister (Alan Rickman). Questi non solo ne ascolta i consigli, utilissimi alle fortune dell’azienda, ma ne promuove la carriera e gli destina una parte della propria grande e ricca abitazione, per ospitarlo come merita, con tutti gli agi (e anche i disagi) che una simile sistemazione comporta.
Qui Friedrich avrà modo di incontrare sempre più spesso la signora Hoffmeister (Rebecca Hall), ovvero la giovane e bella Lotte, moglie di Karl, donna raffinata, colta e sensibile, che pensa di affidare proprio a lui l’educazione del figlio Otto (Toby Murray), il piccolo erede. La forte attrazione che il giovane prova per lei, subito affascinato dalla sua bellezza e dalla sua grazia, diventa una irrealizzabile passione amorosa, per la sua ferma ripulsa, essendo Lotte ben decisa a difendere la rispettabilità che si addice alle proprie prerogative padronali, anche se, segretamente, è a sua volta molto attratta da lui. Il momento della verità e dell’ aperta confessione dell’amore invano represso arriva alla notizia della partenza di Friedrich, inviato da Karl in Messico per  due anni, col compito di seguire oltre oceano gli affari di famiglia: sarà per entrambi un distacco doloroso, temperato dalla promessa di mantenere vivo l’amore attraverso un frequente scambio epistolare: in fondo, che saranno mai due anni? Lo scoppio della guerra mondiale (1914) significa ben presto interruzione delle comunicazioni intercontinentali: le lettere attese si diradano, per cessare del tutto. Friedrich si arruola nell’esercito austro-tedesco: potrà tornare soltanto dopo otto anni, cambiato nel corpo, in seguito alle ferite di guerra e, forse, anche nel cuore. Lotte, rimasta vedova, aveva conservato in sé l’antica fiamma? Il fatto che il film sia definito “commedia sentimentale” lascerebbe intendere di sì, ma il finale contiene anche segnali ambigui, tali da rendere possibile una lettura diversa. Resta l’impressione di una regia molto accurata, attenta a evitare, grazie all’eleganza composta del racconto, gli scivolamenti lacrimosi, interessata soprattutto alla narrazione di una storia malinconica sul tempo che passa  e che ci cambia, vanificando progetti e promesse.

Sceneggiato insieme a Jérôme Tonnerre, col quale il regista aveva già lavorato precedentemente, il film è girato completamente in inglese: inglesi gli attori; inglese la lingua del film (doppiato in italiano); inglese sembra l’ambiente sullo sfondo del quale si svolge la vicenda e, infine, credibilmente inglese anche la rappresentazione del mondo della fabbrica di allora, degli operai e degli impiegati. Molto francese e continentale, invece, mi è sembrato il tema principale della vicenda, quello della lontananza amorosa, nel molteplice significato della lontananza sociale (l’inaccessibilità della donna), della lontananza nello spazio (il Messico) e della lontananza nel tempo (otto anni), che riporta alla memoria il motivo dell’amore da lontano (amor de lohn), centrale della poesia trobadorica sviluppatasi nelle corti di Provenza,  a cui la storia può essere accostata anche per altri temi: la riconoscenza nei confronti del signore, che nonostante le differenze di classe e di ricchezza ospita lui, ben sapendo che tenterà di conquistare il cuore della sua donna; l’assenza di gelosia del marito; il motivo della partenza per la guerra, al centro anche di molte storie d’amore dei romanzi cavallereschi di tradizione franco-germanica. Come si vede, un triangolo amoroso con una lunga storia!