Petalie – La mia recensione


Maria Antonietta Macciocu – Donatella Moreschi

PETALIE

Mediando editore
Pagine 448 – € 19

Il sottotitolo di questo bel romanzo è “romanzo popolare sardo – piemontese”: in effetti vi si raccontano fatti che coinvolgono le famiglie dei Clemente (piemontesi) e dei Martinez, (emigrati dalla Sardegna a Torino), dopo l’unità italiana.
Non si tratta però di un romanzone strappalacrime, pieno di effettacci e di colpi di scena, come lascerebbe immaginare l’espressione “romanzo popolare”. Si tratta invece di un lavoro letterario molto ben costruito, scritto con cura, di un’opera “colta”in cui la realtà sardo – piemontese, che va dagli anni dell’unità (1870) ai nostri giorni, è filtrata attraverso il modo di vedere e di guardare della borghesia illuminata, che dal processo unitario attendeva miglioramenti graduali ma certi. La presenza femminile, nel romanzo, in un primo momento non ancora molto caratterizzata, per la condizione marginale delle donne, rispetto alla “Storia”, diventa a poco a poco incisiva, per il mutare delle condizioni sociali, in modo particolare dopo il 1946, quando, con l’affermarsi dei valori costituzionali, si fanno strada diritti impensabili un secolo prima: dal diritto di voto, al diritto al lavoro, al protagonismo nelle lotte per l’affermazione di sé, alla rivoluzione sessuale.
Il romanzo, tuttavia, evidenzia anche la continuità delle aspirazioni femminili nel tempo: se è vero che nel corso dell’800 a Teresa ed Eleonora, protagoniste della prima parte di quest’opera, era consentito soprattutto di dedicarsi alla cura dei mariti e dei figli, è altrettanto vero che esse sentono spesso anche il peso di questa condizione e tentano timidamente di uscire di casa, di guardarsi intorno, di partecipare alle lotte sociali del loro tempo e anche di guardare più attentamente a se stesse. D’altra parte, la modernità della condizione di Sibilla e soprattutto della figlia Rossella, entrambe ben consapevolì di sé e dei propri diritti, non è mai disgiunta dall’attenzione ai problemi del cuore, della maternità, dei figli. Le figure femminili, dunque, acquistano una precisa individualità, occupano nella famiglia un ruolo che può diventare scomodo per gli uomini, che non sempre comprendono e approvano, perché, anche se sono “di sinistra”, non riescono sempre a rinunciare alla proprietà delle mogli, o delle fidanzate, accrescendo, in tal modo, le tensioni e i problemi familiari. In un romanzo al femminile, come questo, la maternità occupa un posto importante: essere madri non era facile nell’800 perché si moriva di parto e anche perché morivano i bambini, il che determinava lacerazioni profonde nella vita delle madri, sensi di colpa, e persino conflitti coniugali, accuratamente celati ma non per questo meno dolorosi. La maternità ai nostri giorni, d’altra parte, per le nostre protagoniste, non è sempre e solo fonte di gioia: esse soffrono al pensiero di affidare i figli a qualcuno per continuare a garantirsi la propria libertà e le proprie conquiste, che sanno essere a rischio continuamente e fragili, ciò che le pone davanti a contraddizioni inevitabili e dolorosamente irrisolte. Le Petalie della nostra storia sono queste (e anche altre, che la lettura ci fa conoscere): donne inquiete, su cui l’impalpabile cipria della Tokalon, creando quasi un’aura misteriosa, evoca la continuità dei problemi femminili anche nella diversità dello sfondo storico. Le autrici ci dicono, quindi, che essere madri è soprattutto una scelta: lo è per Rossella, che consapevolmente e con grande strazio rinuncia alla prima maternità, ma lo è soprattutto per Rosa, la Madre con la maiuscola, anche se non biologicamente: Rosa è la donna che accoglie, nella sua semplicità intelligente e generosa, Sibilla e il fratellino di lei, rimasti orfani della loro mamma. La figura della sarda Rosa, umile e buona “tata” dei due piccini, capace di educarli e di indirizzarli nella vita, grazie all’autorevolezza che le viene dall’amore devoto e dall’affetto profondo, è indimenticabile davvero e testimonia la ricchezza e la varietà delle immagini femminili contenute nel romanzo. La saga delle Petalie nel corso dei 150 anni ci dà anche modo di cogliere, nei momenti più diversi del nostro passato, le loro trepidazioni, il loro agire, a contatto degli eventi esterni, quando le vite individuali sono travolte dalle vicende tragiche del nostro paese e anche dell’Europa, soprattutto durante il periodo della seconda guerra mondiale, drammaticamente connotato di solidarietà rischiosa e di dolorosa responsabilità. Molto di più e molti altri temi troverete nel romanzo: questo mio modesto contributo può essere ulteriormente arricchito dal vostro: ha l’intento principale, infatti, di invitare alla lettura di un romanzo bello, complesso, nel quale molte donne, e forse anche molti uomini, si potrebbero riconoscere.
Torino – 8 giugno 2011

la cronaca della presentazione del romanzo

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2 pensieri su “Petalie – La mia recensione

  1. E’ sempre interessante sapere come viene letto un romanzo: ogni lettrice o lettore, ce ne stiamo rendendo conto,vede come centrali temi differenti e ritrova le situazioni per sé più familiari. E’ con piacevole sorpresa che riscontriamo reazioni comuni: che il racconto è avvincente, descrive in modo convincente situazioni femminili, commuove e fa pensare.
    Troviamo i commenti molto incuriosenti, soprattutto nella scelta dei personaggi prediletti; anche noi infatti abbiamo le nostre preferenze e non sempre le stesse. Concordiamo comunque nell’amore per Rosa, per la sua particolare forma di maternità, che Laulilla ha ben messo in evidenza; del resto la maternità è un motivo portante del libro insieme all’amicizia e alle scelte sociali e politiche. Cosa di cui i lettori si accorgono e mettono in luce.
    Grazie a chi ci legge, ci commenta, ci stimola: ne abbiamo bisogno in questa prima prova avviata quasi per gioco e diventata impegno importante e coinvolgente.

    Le autrici

    Maria Antonietta e Donatella

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    • Mi fa molto piacere leggere il vostro apprezzamento per i numerosi commenti e anche, se mi permettete, per la mia modesta recensione. Auguro al vostro bel romanzo buona fortuna e ancora tanti e tanti lettori, nonché altri numerosi giudizi, che spero vorranno arricchire anche il mio piccolo blog. Grazie per le belle pagine che ci avete fatto leggere, nelle quali numerose donne hanno potuto riconoscere una parte della loro vita e della loro storia!

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