Con le migliori intenzioni

 

 

 

Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi:

 

CON LE MIGLIORI INTENZIONI

GOLEM editore

Pagg. 195 € 15

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È stato presentato al Centro Pannunzio di Torino, la sera del 6 novembre, il secondo romanzo “giallo” delle amiche Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi, le scrittrici torinesi, ormai  alla quarta esperienza di scrittura insieme. Dopo PETALIE, il “romanzo popolare sardo – piemontese”, uscito nel 2011 come contributo “al femminile” alle celebrazioni dei 150 anni di unità italiana, e dopo VINILE (2014), romanzo di donne alla ricerca della propria identità nel periodo post-sessantottino, le due scrittrici hanno imboccato la strada del romanzo giallo con due opere, la prima delle quali, AL MOMENTO OPPORTUNO ha vinto il Concorso nazionale Giallo Ferace 2015, manifestazione della Settimana del Giallo del Comune di Ferrara.
Un bell’esordio nel romanzo di “genere”, un buon successo editoriale: le condizioni giuste per proseguire sulla strada iniziata, con un secondo giallo che riprendendo del primo alcuni personaggi importanti, oltre che luoghi e paesaggi ormai familiari alla memoria dei lettori, racconta gli atroci delitti di cui questa volta sono vittime innocenti alcune tenere e indifese bambine.
Orrore pietà e giustizia richiederebbero una rapidissima soluzione dei casi, ma l’esigenza di trovare il vero colpevole, non un qualunque colpevole, richiede invece un’indagine attenta e paziente. Sarà ancora una volta il bellissimo capitano Niccolò Zani a condurre, con umana razionalità, l’indagine, aiutato da un po’ di fortuna, poiché in un mondo dominato dal caso, più di quanto sembri, non sono sempre sufficienti le sole forze dell’uomo per risolvere i problemi. Il nome del fascinoso Zani riporta alla memoria quello della bella Tullia, l’ affermata pittrice che ne aveva conquistato il cuore (se provvisoriamente o no, lo scopriremo, forse, leggendo questo nuovo romanzo), ma anche quello di altri personaggi che avevano avuto un ruolo nel romanzo precedente, compreso il Coso, il cane di Maddalena che parrebbe eccessivo considerare un personaggio, se non ne avesse tutte le caratteristiche, eccetto quella della parola. Siamo dunque, anche questa volta, a Lerici, sebbene talvolta lo scenario sfiori la vicina Tellaro, facile da raggiungere attraverso le scorciatoie fra i boschi, per estendersi addirittura al di fuori dei confini nazionali, perché talvolta gli assassini si spostano…

Naturalmente, trattandosi di un giallo, non dirò altro; salvo che raccomandarne la lettura, perché si tratta di un bel romanzo, avvincente e umano, attento, come il precedente, ai problemi del cambiamento sociale che a Lerici, come ovunque nel mondo, ci obbliga a confrontarci con realtà dure e difficili, in cui il pregiudizio può trovare spazi fino a qualche anno fa poco immaginabili.

Torino, 11 novembre 2017