Margaret Fuller


Ecco un’altra recensione di Gianna Montanari, che questa volta si occupa di un libro molto interessante, che ricostruisce il soggiorno romano di una giornalista e poetessa americana , Margaret Fuller, che, a Roma tra il 1848/49,  fu, come ci dice Gianna Montanari, amica e confidente di Mazzini e poi, durante l’assedio dei Francesi, … Regolatrice dell’ospedale Fate Bene Fratelli.

Schermata 02-2456339 alle 15.51.25Mario Bannoni, Gabriella Mariotti

VI SCRIVO DA UNA ROMA BARRICATA 

(Conosci per scegliere editrice – 2012 –Roma –  pagine 352 – euro 18)

Sono stata catturata, quasi sbalordita dagli avvenimenti pubblici che si sono accavallati […] rapidi e grandiosi. Questo è il tempo che ho sempre sognato e che a lungo ho sperato in segreto di vedere. La guerra è dappertutto […] i romani marciano spavaldi verso la Lombardia… la roccaforte di Milano è nelle mani dei miei amici […]”.

È il 29 marzo 1848. Chi scrive queste parole, a pochi giorni dall’inizio della prima guerra d’indipendenza, è una donna americana che si trova a Roma, e che, dopo le grande speranze deluse, parteciperà in prima persona alle vicende della Repubblica romana di Mazzini. Si tratta di Margaret Fuller, una figura ancor oggi poco nota in Italia, famosa negli Stati Uniti, dove tuttora si scrivono saggi su di lei. Questa femminista ante litteram era nata a Cambridgeport, sobborgo di Boston, nel 1810; il padre aveva preteso da lei uno studio “matto e disperatissimo”, per raggiungere una formazione culturale che all’epoca era riservata ai maschi. In giovinezza aveva frequentato il gruppo dei trascendentalisti ed era diventata amica del loro leader Ralph Waldo Emerson; ricca di una cultura che che spaziava dai classici latini e greci all’arte figurativa e alla letteratura del suo tempo, dopo alcune non felicissime esperienze come insegnante nelle scuole private dell’epoca, aveva organizzato a Boston delle Conversazioni per signore (e signori) per approfondire svariati temi culturali, dal mito alla filosofia. Per qualche anno aveva diretto la rivista The Dial (La Clessidra), il foglio dei trascendentalisti, e qui aveva pubblicato un lungo scritto che in seguito sarebbe diventato un pamphlet sulla condizione della donna del suo tempo (La donna nel XIX secolo). Assunta dall’editore Horace Greeley per collaborare al giornale New York Daily Tribune, scrive sugli argomenti più svariati, di letteratura contemporanea ma anche di prigioni femminili, orfanotrofi, ospedali, manicomi; ha trentasei anni e poche, fallimentari esperienze sentimentali quando decide di partire per il grand tour in Europa in compagnia degli amici Marcus e Rebecca Spring. S’imbarca il 1° agosto del 1846. Per mantenersi in Europa Margaret avrebbe inviato le sue cronache giornalistiche alla Tribune. Dopo aver visitato l’Inghilterra e la Francia, arriva in Italia e qui vive le esperienze più emozionanti che la coinvolgono personalmente.

Il soggiorno romano di Margaret Fuller è l’argomento del bel libro intitolato Vi scrivo da una Roma barricata.

Sarah Margaret Fuller Ossoli (1810-1850) a jou...

Sarah Margaret Fuller Ossoli (1810-1850) a journalist, critic and women’s rights activist. (Photo credit: Wikipedia)

Gli autori, Mario Bannoni e Gabriella Mariotti, non sono scrittori di professione, ma sono stati mossi Bannoni dalla commossa adesione alla storia della Fuller, la Mariotti dall’interesse per la storia. A lei si deve la struttura narrativa del libro, basato su una ricchissima documentazione, che ci fa compiere un viaggio indietro nel tempo nell’Italia risorgimentale, in particolare a Roma, teatro fra il 1846 e il 1849 di eventi che assunsero una rilevanza internazionale: l’elezione del papa Pio IX e le speranze suscitate nei patrioti dalle sue iniziali riforme in senso liberale, le conseguenze del 1848 nello Stato pontificio, con la partecipazione dello Stato della Chiesa alla prima guerra d’indipendenza e il successivo ritiro delle truppe, l’assassinio del primo ministro Pellegrino Rossi e la fuga del Papa da Roma, la nascita della Repubblica romana, il governo di Mazzini e la difesa di Garibaldi, fino all’intervento armato della Francia di Luigi Napoleone Bonaparte, che portò alla fine dell’esperienza di governo democratico e alla restaurazione del potere del pontefice in Roma. Questi eventi sono visti attraverso gli occhi di Margaret Fuller e da lei raccontati nelle lettere agli amici e parenti e nelle cronache alla Tribune. Il libro, scritto con linguaggio chiaro e scorrevole, è avvincente e armoniosamente costruito. Nella ricostruzione dei fatti, molto spazio è dedicato alla topografia e ai costumi della Roma ottocentesca, con attenzione ai dettagli inediti della vita locale.

Vi devo confessare che il mio interesse per il libro e per la figura di Margaret Fuller è accresciuto dal fatto che anch’io qualche anno fa mi sono occupata di questo personaggio, curando la pubblicazione della biografia di Margaret Fuller scritta da Ginetta Ortona (1910-2001), scrittrice torinese molto originale, autrice di poesie, opere teatrali, rievocazioni storiche. L’ultima sua fatica era stata la biografia della Fuller, rimasta inedita, come la maggior parte delle sue opere. La pubblicazione nel marzo 2009 del testo di Ginetta Ortona Una donna nel XIX secolo. Margaret S. Fuller ad opera dell’ArDP (Archivio delle Donne in Piemonte) con il contributo fondamentale del Consiglio Provinciale – Comitato provinciale per la valorizzazione degli ideali della Resistenza, dei principi della Costituzione, della Democrazia, della Solidarietà, della Pace e delle Libertà – della Provincia di Torino, è venuta come tardivo riconoscimento a una donna e a una scrittrice che meriterebbe altri studi.

Il libro della Ortona ricostruiva tutta la vita della Fuller, mentre Vi scrivo da una Roma barricata concentra tutta l’attenzione sul soggiorno italiano, in particolare romano di Margaret Fuller, inquadrandolo in uno sfondo storico molto approfondito e dettagliato, che ha come punto di riferimento principale proprio le cronache giornalistiche della Fuller, integrate da interessanti riferimenti alla storia locale. È dato ampio spazio alla storia privata di Margaret, che a Roma s’innamora di un giovane nobile e squattrinato, Giovanni Angelo Ossoli, molto più giovane di lei e di cultura molto inferiore; qui le traversie personali della Fuller legate alla nascita di un bimbo, frutto di questa relazione, s’intrecciano con le drammatiche vicende della Repubblica romana, in cui la stessa Margaret ha una parte come amica e confidente di Mazzini e poi, durante l’assedio dei Francesi, come Regolatrice dell’ospedale Fate Bene Fratelli.

Il libro, con buon effetto narrativo, si apre con la tragica conclusione della vita di Margaret, che insieme a Giovanni Angelo e al bimbo, muore nel naufragio della nave che la riportava in America. Da qui la storia torna indietro nel tempo, partendo dall’arrivo della Fuller in Italia nel marzo del 1847, offrendo un percorso di lettura avvincente, in cui prende risalto la figura della protagonista con i suoi ideali di democrazia e di libertà, valori a cui tutta l’umanità dovrebbe ispirarsi (“l’umanità è una e batte con un solo grande cuore”), con il suo grande affetto per l’Italia e per Roma, per un popolo di cui apprende le miserie e la capacità di eroismo, un popolo che diventa il “suo”, tanto che, dopo la fine dell’assedio e l’ingresso dei Francesi a Roma può scrivere:

“Sono stata colpita più che mai dall’eroico valore del nostro popolo: lasciatemelo chiamare così d’ora in poi, perché ovunque potrò andare una gran parte del mio cuore rimarrà sempre in Italia. Spero che i suoi figli mi riconoscano sempre come una sorella, anche se non ho tratto qui il mio respiro”.

Gianna Montanari

Torino, 15 febbraio 2013

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