Edoardo Fabbri


Schermata 01-2456317 alle 00.10.08Ricevo e pubblico con grande piacere un’altra recensione di Gianna Montanari:

Ho letto di recente questa raccolta poetica:

EDOARDO FABBRI

Ho visto Singapore

(Genesi editrice – 2003 Torino)

Schermata 01-2456317 alle 15.56.30

Edoardo Fabbri è nato a Torino nel 1952 e ha pubblicato nel 1995 per Genesi la raccolta Dire, fare, baciare, lettera e testamento. Oltre che di poesia, si occupa di teatro. Per Giorgio Barberi Squarotti “la sua poesia ha momenti molto alti nella rappresentazione di un mondo doloroso e sbandato, ferita da un’acuta consapevolezza della tragicità dei tempi (della vita e della storia)“.

Poesia visionaria, quella di Edoardo Fabbri, in cui si alternano, in un flusso di memoria sapientemente declinato, immagini domestiche, calvari ospedalieri, istantanee di un ambiente d’ufficio con al seguito assemblee sindacali e cassa integrazione, amori vagheggiati, amori sprecati, sogni, rimpianti e dolore, soprattutto. Il dolore principale sembra essere il rimpianto per non aver potuto afferrare la vita, assaporarla per intero; al momento giusto il frutto è scivolato dalle mani. La vita si coglie per frammenti che la poesia ferma come lampi; ma la parola poetica non sarà sufficiente a liberarci, a dare un senso definitivo al “nostro film”. “Grideranno, e… /avranno l’inudìbile rumore / dei silenzi”.

 Non basterà la parola poetica a purificare le ingiustizie del presente né quelle, atroci, del passato (il genocidio dei lager), mentre nel mondo continua a dominare sovrana l’indifferenza egoistica alle tribolazioni del vicino di scrivania, a ogni dolore che non sia il nostro; indifferenza e ipocrisia di chi non ha saputo impedire che una bimba figlia di immigrati annegasse in un canale (Il Canale). Interessante la scelta di fare anche dell’ambiente d’ufficio un tema poetico, con attenzione alle relazioni interpersonali in un mondo, anch’esso, di sommersi e salvati. Nei versi di Edoardo Fabbri scorrono veloci immagini, colori, profumi di cibi che non nutrono, ricordi familiari, episodi di lavoro e di emarginazione, altalene sentimentali, tutti temi che rimandano all’esperienza diretta o mediata dell’autore, depurata dei tratti contingenti, per giungere ad acchiappare brandelli di certezze. L’autobiografia non si dissolve del tutto nella poesia e la meditazione sulla morte fa capolino quasi ovunque.

Il linguaggio poetico con le sue contaminazioni e ambiguità volute approda a una sapienza compositiva che non è frutto d’improvvisazione, è ricco di echi culturali (se io ci vedo in primo luogo la lezione di Montale, Edo Fabbri dichiara che la sua poesia è stata influenzata da Edgar Lee Masters, Walt Whitman, Cesare Pavese e il polacco Zbigniew Herbert).. La poesia Ho visto Singapore, che dà il titolo alla raccolta, è collocata dall’autore nella sezione finale, “La casa piccola”; se a Edoardo Fabbri importa documentare il tradimento della purezza, qui tutto è compiuto e sembra ripetersi in cifra contemporanea il viaggio di Conrad in Cuore di tenebra: la meta è un osceno oriente turistico, dove si fa mercinomio di tutto.

…Fuori, noi provenienti da una notte,

sera già d’altra notte

attraverso le montagne dell’India

gli scrollii muti sul volto del Tibet

(ne ho visti volti bianchi su chiarori

d’ala

notturni imperscrutabili),

– un muso giallo da rapina mi urla

di un bordello probabile, e gli scappo

– vedo la polpa rosea del granchio

svolta in vermiglie chele

il fumo di patate abbrustolite

Mc Donald e lattine

– riposo ad una luna speculare

al boccaglio di un’aura sminuzzata

a gocce…

Gianna Montanari Bevilacqua
Torino, 23 gennaio 2013.

2 pensieri su “Edoardo Fabbri

  1. Gentile Gianna Montanari, un commento, il suo, di profonda intensità, rivolto soprattutto al lato umano dei rapporti che ho cercato di rappresentare, specialmente quelli relativi all’ambiente di lavoro, e che bene compendia la prefazione di Marilla Battilana, che ha colto il lato più “politico” del testo.
    La ringrazio per la citazione di Montale, un autore che, effettivamente, ho letto a cavallo di quel periodo.
    La ringrazio ancora per non essersi persa, o scoraggiata, nei meandri di un testo da molti definito (liquidato?) come difficile, astruso, ermetico…
    D’altronde, come lei dice in una nota, buona parte della poesia moderna ha questo timbro, e io sono contento di condividere questo ambito.
    Edoardo Fabbri

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  2. Sono contenta che la recensione le sia piaciuta. La sua poesia è oscura sì, come quella di una buona parte della poesia d’oggi, tanto che a volte penso ci vorrebbero le note al testo… Comunque complimenti, e continui a scrivere.
    Gianna Montanari

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