il racconto al femminile di 150 anni di Unità d’Italia


Oggi vi presento il romanzo di due scrittrici torinesi:

MARIA ANTONIETTA MACCIOCU – DONATELLA MORESCHI

PETALIE romanzo popolare sardo – piemontese

MEDIANDO editore

Petalie è il titolo di un romanzo scritto a quattro mani da due donne, Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi.
Le due scrittrici che abitano a Torino hanno provato a scrivere insieme per la prima volta: in passato ciascuna di loro si era già cimentata con la poesia, creazione individuale per eccellenza. Con questo romanzo hanno inteso unire le rispettive competenze storiche e narrative per creare un romanzo storico popolare, di ampio respiro, che rispondesse all’ esigenza di ripercorrere i 150 anni di storia del nostro paese attraverso la storia delle donne di due famiglie, sarda l’una, piemontese l’altra, che si incrociano a partire dagli anni dell’unità italiana, per concludersi ai nostri giorni. Il romanzo costituisce perciò anche un modo singolare per celebrare l’evento dei 150 anni, poiché restituisce anche all’universo femminile quella visibilità troppo spesso oscurata dagli eroi maschili che nei romanzi pre o post- risorgimentali l’hanno sempre fatta da padroni. Petalie è il singolare titolo del romanzo: Petalia era il nome di una strana e un po’ misteriosa figura di Pierrot femminile che emergeva sorridente da una scatolina di cipria prodotta da Tokalon, in anni molto lontani: può darsi che qualcuno ne abbia conservato il ricordo attraverso antiche illustrazioni di pubblicità d’antan, o in fondo a qualche baule che custodisce i ricordi segreti delle nonne e delle bisnonne. Il romanzo, che è uscito da poco presso il piccolo editore sardo Mediando, è stato presentato al salone del libro il 12 maggio scorso, alla presenza delle autrici e della storica Maria Teresa Silvestrini. Ieri sera, presso la Casa del Quartiere San Salvario di via Morgari a Torino, Luisa Ricaldone, docente di Letteratura Italiana Contemporanea presso l’Università di Torino, ha intervistato le autrici durante un interessante e vivace incontro con le donne del quartiere, mentre l’attrice teatrale Simona Carapella ne ha letto alcune pagine. Ora, non ci resta che leggerlo!

Torino – 16 maggio 2011

Ecco la mia recensione

5 pensieri su “il racconto al femminile di 150 anni di Unità d’Italia

  1. Io ho letto Petalie, l’ho letteralmente divorato in pochi giorni, ed è un romanzo a cui auguro visibilità e fortuna. Non era facile, a mio parere, riuscire a raccontare 150 anni di storia politica e sociale del nostro Paese intrecciandole con le vicende personali di tre generazioni di personaggi senza cadere nel didascalico, nell’Accademico. Le Autrici hanno vinto questa battaglia. I personaggi sono vivi, reali, camminano, amano, crescono insieme al lettore (confesso d’essermi addirittura commosso alla morte di Rosa, forse la figura più incisiva del libro!), la descrizione della società è lucida e spesso impietosa, ma quello che alla fine traspare è un senso di positività rintracciabile in ogni protagonista di Petalie.
    Io ho 37 anni, vivo a Torino ma ho origini sarde, ero quindi davvero immerso e anche coinvolto nei fatti descritti in questo romanzo;mi ha molto affascinato la descrizione della Torino 800esca della prima parte; ho partecipato emotivamente alle vicende di Sibilla durante la guerra, a Roma e poi a Torino, nella seconda (forse la mia preferita) e ho faticato un pò a mandare giù la descrizione di un’ideologia comunista chiusa in se stessa e e quasi castrante nella descrizione degli anni 50 nella terza parte, dal momento che sono cresciuto in un’ottica della sinistra ben più aperta e illuminata.
    Ho davvero apprezzato Petalie e spero di incrociare presto lo sguardo ambiguo e sardonico di quella donnina Pierrot nelle vetrine delle librerie della mia città!
    Pietro

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  2. Questo commento mi fa piacere perché conferma le positive impressioni che provo leggendo il romanzo, che recensirò con piacere al termine della lettura. Sono molto contenta che l’apprezzamento arrivi da un lettore, il che significa che se un romanzo è un buon romanzo piace a tutti, maschi o femmine. Petalie è davvero un bell’affresco della nostra storia, per rappresentare la quale il punto di vista femminile non ha mai avuto molto spazio. Speriamo quindi di vedere Pierrette nelle vetrine dei nostri librai.
    Grazie. Spero di rileggerti, a commento delle mie fatiche

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  3. 150 anni al femminile. In questo bel romanzo ho ritrovato storie di donne conosciute e anch’io mi sono cercata e ritrovata. L’ho letto d’un fiato seguendo le vicende delle protagoniste e inseguendo i giorni perduti. Chiamarlo romanzo sardo-piemontese è però un po’ limitativo perchè non si tratta di qualcosa tipicamente regionale, ma è un romanzo storico a tutti gli effetti. E’ una lettura piacevole che suggerisco a tutte e mi auguro di vederne una trasposizione cinematografica perchè è un bel soggetto con una sceneggiatura praticamente pronta.

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  4. Anch’io ho letto il libro, devo dire che è stata una lettura coinvolgente. Si può dire che l’ho divorato in pochi giorni. Sono una donna di 68 anni, figlia di genitori sardi, nata a Cuneo, Quelle figure femminili sarde io le ho ritrovate tutte nelle mie zie e le mie nonne, quando da ragazzina si andava in Sardegna per le vacanze.
    Devo anche dire essendo amica di tutte e due le autrici un po’ ho vissuto il periodo di gestazione del romanzo. Il risultato è stato secondo me molto positivo, si sono amalgamati benissimo due punti di vista di due autrici con esperienze di vita privata e politica diverse dando risalto a queste figure femminili.
    Certo che per le giovani generazioni, vedere descritto così il Partito Comunista farà un po’ effetto, ma dato che io c’ero posso garantire che era proprio così. Gli anni 50 purtroppo militare nel Partito Comunista non era facile, di conseguenza i dirigenti erano di una rigidità pazzesca volendo dimostrare la loro onestà intelletuale. Anch’io mi auguro di vederne una trasposizione cinematografica.

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  5. “Petalie”
    Lo spessore del volume non spaventi il lettore: si legge tutto d’un fiato, quasi come un giallo. Procedendo nella lettura, ci si comincia a chiedere se l’idea di scrivere un romanzo definito “popolare” non sia nata da una sorta di eccesso di umiltà delle due autrici, del tipo: “non possiamo certo pretendere di scrivere un romanzo storico nel senso classico del termine!”. In realtà il romanzo è sì “popolare”, perché il linguaggio è chiaro e scorrevole, accessibile a un vasto pubblico. Ma i personaggi, soprattutto quelli femminili che sono il perno del romanzo, sono complessi, spesso contradditori come lo sono realmente le persone, e non si può fare a meno di affezionarsi ad essi al punto di proseguire quasi voracemente nella lettura, per sapere cosa sarà della loro vita e dei loro sentimenti. Almeno così è stato per me. La descrizione degli ambienti e degli eventi storici indica una grande serietà di documentazione da parte delle autrici, ma senza accademia: il libro offre informazioni precise, talvolta vere piccole scoperte anche per lettori informati, ma con mano lieve, tanto che lo consiglierei come piacevole e istruttiva lettura per chi ancora studia storia a scuola. E c’è poesia nel racconto di paesaggi naturali e urbani, con nostalgia là dove il degrado ha preso il sopravvento. La mia tarda età mi ha fatto leggere con maggiore partecipazione il racconto degli avvenimenti politici degli ultimi cinquant’anni, perché li ho vissuti anch’io, anche se in qualche dettaglio li ho visti con occhi diversi dalla protagonista del momento, proprio perché io non sono nè Sibilla né Rossella. Ma di loro ho condiviso molte esperienze e sentimenti e posso testimoniare della loro autenticità. Qual è, secondo me, il personaggio più significativo? Difficile dirlo. Forse Sibilla. Perché ha vissuto in un’epoca contrassegnata da una trasformazione inaspettata, eccezionalmente rapida e a tratti sconvolgente dei costumi, da una presa di coscienza politica e sociale forte che, soprattutto alle donne, ha richiesto scelte coraggiose. Ma in Rossella ho riconosciuto la passione delle donne dei miei anni maturi. Affinché non si pensi che ho qualche interesse personale nel consigliare l’acquisto del libro, farò una piccolissima critica: una rilettura in più delle bozze avrebbe evitato qualche svarione certamente dovuto a esigenze di consegna tempestiva all’editore. Ma non è grave. C’era il problema di uscire in tempo per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
    L’avete capito: il libro mi ha divertita e lo consiglio caldamente, da leggere in vacanza o da regalare ad amiche e amici. A quando il prossimo del fortunato duo Macciocu – Moreschi?

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