Abbassa la tua radio per favore – La mia recensione


qui potete trovare la presentazione al Salone del libro del 14-5-2012
e anche un certo numero di commenti.

GIANNA MONTANARI BEVILACQUA

ABBASSA LA TUA RADIO PER FAVORE
storia di Michele Montanari, divo degli anni ’40

RAI ERI editore
Pagg. 150
prezzo €9

Recensire un libro gradevolissimo da leggere è certamente un piacere, ma non sempre è semplice. Il libro di Gianna Montanari è appunto un bel lavoro, niente affatto semplice, perché, contrariamente a quello che si può immaginare, non è solo la biografia del padre. Nel raccontare la storia di Michele Montanari, Gianna, infatti, ricostruisce un’epoca, non molto lontana da noi, quando, nei paesetti del Sud (qui si tratta di Noci, in Puglia), i rapporti familiari erano segnati dall’emigrazione dei maschi, in cerca di fortuna e di novità all’estero, essendo la vita del posto alquanto stagnante e grigia, e quando le donne allevavano i figli, ma prestavano anche le loro cure amorevoli agli orfani della famiglia che non volevano veder partire per l’America. La storia di Michele Montanari ha un inizio di questo tipo e si svolge in seguito fra Noci, Fasano (dove imparò, forse, a coltivare il suo talento per la pittura dal maestro Damaso Bianchi) e Bari. Qui, probabilmente egli si trasferì all’inizio degli anni ’30 e qui nel 1933 vinse un concorso come tenore a Radio Bari, creata nel 1932 dall’EIAR (l’ente radiofonico ai suoi esordi), in occasione della Fiera del Levante. Qui finalmente Michele Montanari ebbe modo di farsi conoscere come cantante, attività che egli privilegiò per tutta la vita, anteponendola alla pittura, rimasta comunque sempre amatissima.

Fu però il concorso nazionale dell’EIAR del 1938, che egli vinse per essere inviato a seguire un corso di formazione vocale a Torino, l’evento che diede una svolta alla sua vita, sia perché lì conobbe i tre grandi musicisti che lo lanciarono alla radio (i maestri Angelini, Barzizza e Petralia), ciò da cui derivò la sua grande fama, sia perché Torino divenne da allora la sua città d’adozione. Da Torino si trasmetteva il repertorio delle sue canzoni famose, quali Madonna Malinconia, Prima di dormir bambina, Silenzioso slow, Sogno d’amor e altre che gli diedero una popolarità molto notevole, testimoniata dalla copiosa corrispondenza di ammiratori e soprattutto di ammiratrici, che avrebbero voluto vederlo, almeno in fotografia…meglio se con dedica e autografo!

Gli si offrirono nei primi anni ’40 alcune occasioni di cantare per il cinema: nelle sale di incisione di Cinecittà, da poco inaugurata (1937) egli diede la sua voce alla colonna sonora di tre film, rispettivamente di Alessandro Blasetti (La cena delle beffe); di Flavio Calzavara (Carmela); di Mario Bonnard (Campo de’ fiori). Di un quarto film di Vittorio Cottafavi, I nostri sogni, sceneggiato da Vittorio De Sica, si sa poco, ma è certo che egli vi abbia cantato. La bellezza della sua voce, morbidissima (di velluto, venne definita|) e la grande popolarità furono all’origine, però, anche delle sventure di Michele, poiché egli fu scelto per cantare alcune canzoni di propaganda bellicista, alle quali troppo spesso la sua voce fu associata. Egli stesso si rendeva conto, per esempio, che cantare Vincere, quando ormai la guerra era persa, gli avrebbe preparato un difficile domani. Dopo la guerra, infatti, la sua presenza in radio diminuì. A questo non fu estraneo, però, anche il mutare del gusto, che cominciava a indirizzarsi verso altre forme musicali. La vita di Michele Montanari si svolse, allora, fra concerti e mostre d’arte, mentre la famiglia si stava allargando: dopo Gianna nacquero altre due figlie Paola e Stefania, con le quali e con la moglie Olga egli volle risiedere stabilmente a Torino, nell’alloggio di Piazza Vittorio, quasi sul Po, in posizione privilegiata, fonte di ispirazione per molta sua pittura.
Il racconto prosegue in modo avvincente tra nostalgia e lucida presa di distanza, fino alla sorpresa finale, in cui, in modo stupefacente, e anche letterariamente molto apprezzabile, il lettore viene messo al corrente di un segreto bellissimo, struggente e commovente, che ha mutato la vita delle tre sorelle Montanari, dopo la morte del padre avvenuta nel 1995.

I precisi riferimenti storici della biografia sono stati possibili avendo l’autrice utilizzato molta parte dell’archivio custodito nella casa paterna, più importante e ricco di quanto avesse in precedenza ritenuto.
L’opera si legge con molta curiosità e con piacere, poiché la prosa è fluida e perfettamente dominata da una profonda sapienza letteraria, il che ne costituisce un pregio non secondario, insieme al fatto che vi si racconta molto bene un pezzo della storia di molti di noi e delle nostre famiglie, nonché di coloro che hanno certamente udito e amato quella musica e quella bellissima voce vellutata.
Leggete questo libro senza esitazione: vi piacerà.

Torino – 20 maggio 2012

Mi sono nuovamente occupata di questo libro ieri sera, durante un incontro presso la libreria Coop di Piazza Castello, in cui ho avuto l’onore di presentare questo volume ai lettori. E’ intervenuto un pubblico vivace e attento che ha ascoltato le mie parole, quelle dell’autrice e ha posto alcune interessanti e stimolanti domande. Grazie a tutti.

Torino – 23 settembre 2012

12 pensieri su “Abbassa la tua radio per favore – La mia recensione

  1. Ho ricevuto una bella lettera dall’amico Sandro Novellini e mi farebbe molto piacere se venisse pubblicata qui.

    Torino, 29 maggio 2012
    Cara Gianna,
    ti ringrazio molto per il bel libro “Abbassa la tua radio per favore” che è la storia di tuo padre, Michele Montanari, ma anche di tempi a me cari, che terrò nella mia piccola biblioteca che già ospita molti libri “storici” dedicati a Torino.
    Anche le fotografie di cui il libro è ricco sono ben scelte e ricordano l’atmosfera torinese d’antan. Ho rivisto la foto di Lidia Martorana che ho avuto l’occasione di sentire alla fine degli anni ’40 alla sala danze Principe del borgo Cit Turin, dove di esibiva. Purtroppo anni lontani.
    Apprendo dal libro che il comune di Noci (Ba) ha intestato una via a tuo padre: giusto riconoscimento per un cantante (ma non solo…), che insieme ad altri ha fatto la storia della canzone italiana.
    Una delle canzoni da me preferite che tuo padre cantò nel suo ultimo spettacolo a Torino organizzato dagli anziani di Radio Torino è proprio “Non dimenticar le mie parole, bimba ti amo tanto da morire…” del maestro milanese D’Anzi. Questa canzone non mancava mai nelle serate trascorse con i miei amici e colleghi Rappresentanti a Milano in occasione della Fiera Campionaria.
    Non sapevo che tuo padre fosse il cantante della famosa “Canzone dei sommergibili” che, mi ricordo, cantavo e fischiettavo con piacere, quando avevo 10 anni, nel periodo più cupo della guerra. Era una canzone allegra e vivace con un ritmo piacevole come le onde del mare. Un mio amico, di mestiere frigorista, che era stato nei sommergibilisti nel Mar Rosso, mi diceva che questa canzone, quando lui era in Africa Orientale, gli ricordava emotivamente l’Italia.
    Hai fatto bene ad inserire nel tuo libro il testo della canzone (che allora sapevo a memoria) e che mi ha creato un tuffo nei ricordi di un tempo. In verità l’aria della canzone era molto popolare a Torino, nel tempo di guerra, e nei rioni della periferia operaia avevano adattato il refrain con parole in piemontese:
    “A l’è parej ch’a viv l’italian
    n’ëtto e mes ëd pan
    con la cinghia ‘n man”
    e questo ha dato, forse inconsciamente anche, una spinta alla rivolta contro la dittatura fascista.
    Come vedi, “vox popoli, vox Dei”.

    Con cordialità e amicizia.
    Sandro Novellini

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  2. Pubblico molto volentieri l’articolo della giornalista della Stampa Alessandra Comazzi, scritto per Gianna e per il suo bellissimo libro.

    Eccola, Gianna Montanari

    di Alessandra Comazzi

    Eccola, Gianna Montanari. È quella bambina con le treccine e gli occhi sgranati sul mondo che si vede a pagina 100, fotografata con il suo papà e la sua mamma. Gianna Montanari è l’autrice del libro dedicato al padre Michele, titolo bellissimo ed evocativo, «Abbassa la tua radio per favore», quella canzone di Alfredo Bracchi e Giovanni D’Anzi che si chiamava in realtà «Silenzioso Slow», anno 1940. Il racconto della figlia comincia nel 2009, quando l’amministrazione del comune di nascita di Montanari (Noci, in provincia di Bari) gli intitola una via. Con una serie di fascinosi flash back, si ripercorrono l’adolescenza del cantante a Bari, gli anni torinesi e quelli dedicati alla originaria e mai sopita passione per la pittura.
    Michele Montanari, nato a Noci nel 1908 e morto a Torino nel 1995, fu uno dei vincitori del primo concorso «Voci nuove» bandito dall’Eiar nel 1938.
    Erano i tempi in cui la Rai non esisteva ancora, e comunque, per entrare in quella struttura che sarebbe diventata, si concorreva. E per vincere, bisognava essere bravi, altrimenti mica si riusciva a cantare in diretta, alla radio. La radio era il mezzo di comunicazione dominante, che ancora adesso la televisione non è riuscita a soppiantare. Anzi, ci sono continui segni di riscossa. Nonostante quello che preconizzava la canzone del 1979, «Video
    Killed the Radio Star». Niente ha ucciso niente, la comunicazione di massa è un po’ come la natura, nulla si crea e nulla si distrugge. Michele Montanari, dunque, si trasferì bambino da Noci a Bari, con i genitori. La figlia si chiede «come fosse la sua vita di giovanotto barese di belle speranze. Lo immagino camminare sveltamente su corso Cavour, attraversare e svoltare dopo l’elegante facciata del Petruzzelli e avviarsi al Lungomare di Levante; qui sporgersi e respirare l’odore di mare». Dipingeva anche, Michele Montanari, una vocazione mantenuta sempre sotto traccia e infatti ripresa. Probabilmente influenzata da quella giovinezza pugliese, intrisa di colori.
    Gianna Montanari Bevilacqua ha scritto per RaiEri questa bella storia «di un divo degli Anni Quaranta». Lei, la figlia del divo, insegnante di lettere e collaboratrice del settimanale torinese «Il nostro tempo», tratteggia con affetto e imparziale oggettività non soltanto la figura poliedrica del
    padre, ma anche il periodo. Un periodo di fascismo e diguerra, ma certo non privo di slanci artistici. Racconta: «Mio padre fu scelto percantare le canzoni di guerra (…). I dirigenti dell’Eiar lotrovarono idoneo. In lui si ravvisa una sorta di sdoppiamento: da una parte la “voce di velluto” che faceva sognare le donne dall’altra la voce “maschia” che interpretava pezzi patriottici e guerrafondai». «Vincere», per esempio. Montanari cantava talmen- te bene pure quei brani che, dopo la guerra, trovò difficoltà a riprendere la sua collaborazione con la Rai. Il suo timbro, la sua voce, erano troppo identificabili. Arriva il dopoguerra, difficile per tutti; le difficoltà di tornare a cantare per la Rai gli fanno riscoprire la pittura.
    Intanto si trasferisce con la famiglia a Torino: un suo soggetto privilegiato era via Po, con la Chiesa della Gran Madre.
    Il racconto di Gianna Montanari è affettuoso, informato, preciso, scritto bene. Passa dal particolare al generale con disinvolta competenza. Da leggere, per avere la conferma che, davvero, il video non ha ucciso le star della radio.

    L’articolo è tratto dal Bollettino n° 49 della Segreteria Alfierini (l’associazione degli ex studenti del liceo classico Vittorio Alfieri di Torino)

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  3. pubblico, su preghiera di Gianna Montanari il commento di Edoardo Fabbri

    Comincio dall’inizio, quindi dal titolo; da quel “Silenzioso slow” che reca in sé il motivetto citato, con la sola variante di “favore” invece dell’originale “favor”. E, letterariamente, è un bene, perché se ne ricava un compiuto endecasillabo, ben ritmato, anche per la resa grafica su copertina, con la suddivisione in tre righe.
    (… piccola divagazione di uno che si esprime in versi …).
    E non è indifferente il sottotitolo, con le due parole chiave: “storia”, riferita alla vita e all’epoca, termine asciutto, non a caso, perché preannuncia l’equilibrio tra sentimento e cronaca su cui poi poggerà l’intera narrazione; “divo”, termine proprio dell’epoca, e che dà l’idea di una delle dimensioni temporali nelle quali il racconto si immergerà.

    L’altro inizio si riferisce alla presentazione del libro, avvenuta presso lo “Spazio RAI” del Salone di Torino, e a quella frase detta dal responsabile letterario, e che pienamente condivido.
    Uno dei motivi della scelta di pubblicazione, oltre a quello implicito di raccontare, attraverso un suo protagonista, una vera storia dell’EIAR – RAI, è quello che il libro è scritto bene, con un uso appropriato della lingua italiana, cosa che, oggi, appare già un merito.

    Il contenuto rende alcune importanti verità:
    1) il professionismo, l’applicazione, la consapevolezza della trasmissione del messaggio (qui artistico, ma valido anche in tanti altri campi);
    2) quello che è stato il post-fascismo in Italia, un misto di luci e di ombre, ombre anche pesanti, se è vero, come è vero, che molti, con furbizia e intrallazzi, salirono sul carro dei vincitori, e altri, certamente coinvolti ma rimasti sani e (un po’ ingenuamente) fiduciosi nel futuro dell’esistenza, vennero invece chi, travolti, chi emarginati; qui, nel caso specifico, siamo ben lontani, ad esempio, dall’Albertazzi, graduato di rango al servizio della repubblica di Salò
    3) la corretta presa di posizione dell’autrice sull’antifascismo, via luminosa alla vita democratica, senza concessioni e cedimenti, se non una valutazione di sostanza, e che, cioè, tra chi non fece davvero politica, un po’ tutti, nel Ventennio, non poterono non essere un po’ fascisti.

    La figura di Michele Montanari è seguita con affetto e con rispetto, il rispetto che la rilevanza artistica gli deve, e con lui le persone e gli avvenimenti che concorrono al successo, prima, e ad un affatto trascurabile “viale del tramonto” poi.
    Anche i “dettagli” (i pochi accenni alle poesie, ad esempio), ma anche molti incisi familiari, la sorpresa per ritrovamenti di reperti e di antiche amicizie, fanno sì che il lettore viva un po’ in questa famiglia, partecipi dell’EIAR e della guerra, e di quei revival che trascinano tanti ricordi (mia mamma non è più in grado, ma solo un anno fa avrebbe ancora saputo dire…), ma anche cose vissute al presente, come l’intitolazione della via a Noci.

    Certo sarebbe bello, chissà che non capiti!, vedere quei quadri stampati in bianco e nero, dal vivo, nei loro reali colori che, certo, idealmente si congiungono agli spartiti e alle note, divenute, attraverso il bel canto di Michele, i suoni melodiosi e marziali che trasparivano dalla retina bucherellata delle radio di allora…

    Complimenti!

    Edoardo Fabbri

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    • Ricevo da Gianna la seguente precisazione:
      “Abbassa la tua radio per favore”: “favore” non è stato scritto sbadatamente, ma dopo aver ascoltato mio padre cantare “Silenzioso slow”; lui dice “Abbassa la tua radio per favore, se vuoi sentire i battiti del mio cuore”. Ne abbiamo discusso con l’editore, e abbiamo scelto di proposito questa versione, anche se in internet è anche presente la versione tronca: favor…. cuor.

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      • Un doppio ringraziamento a Laulilla – Lilli, che sabato 22 settembre ha presentato il mio libro presso la Libreria Coop di Torino. Come sempre è stata precisa ed esauriente, evidenziando temi del libro che possono essere un buon invito alla lettura. L’atmosfera amichevole ha anche permesso la trattazione di argomenti familiari e personali, presenti nel libro, in forma molto discreta e sincera.

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  4. Questa estate mi è stato regalato da Paola Montanari il libro ” Abbassa la tua radio per favore”, scritto dalla sorella Gianna. Lo ho letto con molto interesse perchè ho avuto la fortuna di conoscere Michele Montanari e di volergli bene.
    Mi sono così ritrovata, per la magia che la pagina scritta a volte consente, a percorrere un viaggio tranquillo, senza scosse e dolore, di cui sono profondamente grata all’ autrice. Il suo è un raccontare piano e leggero, che si apre a tratti alla commozione dei ricordi, ma conserva sempre una misura composta. Questa misura, sorridente e pensosa, a me pare la cifra segreta del libro; è uno sguardo acuto e discreto che ripercorre la storia di Michele Montanari e della sua famiglia da una distanza che non è distacco, ma conquista della maturità. Pagina dopo pagina si ricompone l’ immagine di una persona e di un mondo, ricostruiti con puntiglio filologico e storico attraverso i documenti scritti ed i ricordi di testimoni partecipi. Il fluire della narrazione consente una piena fusione tra passato e presente, che si illuminano a vicenda e ci restituiscono un’ immagine rasserenata anche delle vicende più drammatiche. E’ la misura di cui parlavo prima, magicamente raggiunta in questo bellissimo libro, tra l’ intensità degli affetti ed il rigore della ricostruzione storica.

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