Il corpo umano di Paolo Giordano


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Ricevo e pubblico con grande piacere un’ altra recensione di Gianna Montanari:

IL CORPO UMANO

di PAOLO GIORDANO

(Mondadori – Milano- 2012 pagine 309  € 16,15)

Quando avrete finito di leggere Il corpo umano di Paolo Giordano, riprendete le pagine iniziali, che sarebbero cronologicamente quelle finali. Rileggete anche la premessa d’obbligo: «Questo romanzo è frutto dell’immaginazione. Gli eventi di cronaca e i personaggi realmente esistenti o esistiti sono trasfigurati dallo sguardo del narratore. Per il resto, ogni riferimento a persone e fatti reali è da ritenersi casuale», premessa davvero opportuna in questo caso; infatti l’autore nel 2010 soggiornò in Afghanistan con l’intenzione di fare un servizio giornalistico; successivamente abbandonò l’idea per scrivere un vero e proprio romanzo, potremmo dire un romanzo storico in stile manzoniano riferito ai nostri giorni, o, meglio ancora, un romanzo naturalista, in cui l’autore osserva con distacco scientifico i comportamenti dei personaggi inseriti in quel determinato contesto.

Paolo Giordano, dopo il grande successo del romanzo d’esordio La solitudine dei numeri primi, in questa seconda opera racconta le vicende di un contingente di soldati italiani in Afghanistan. In un accampamento accuratamente descritto, in un territorio deserto e ostile, i soldati protagonisti sono delineati nei loro tratti fisici e nelle loro reazioni al nuovo ambiente, in un procedimento che ci rivela anche i loro tratti psicologici. Per ciascuno di loro la scelta di partire è una sfida, un viaggio verso l’ignoto che li trasformerà da ragazzi a uomini. La storia di Ietri, Torsu, Camporesi, del maresciallo René, del caporalmaggiore scelto Francesco Cederna, del tenente medico Alessandro Egitto si rivela mentre il racconto procede, con dei flash back e con particolari illuminanti. Ogni storia individuale però sembra scomparire nell’ingranaggio dell’ambiente militare con tutti i suoi stereotipi e i suoi interrogativi più profondi, che rimangono accuratamente sottintesi nell’agire quotidiano: il modello maschile dominante sembra quello di Cederna, che esibisce la sua gioventù e la sua prestanza fisica, prepotente con i deboli, violento con le donne, pronto a catechizzare e sfruttare i nuovi arrivati. Molto più sottile e per certi versi ambiguo è Egitto, il personaggio che ha più rilievo: uno che, scaduto il tempo della ferma, chiede di rimanere, e che alla fine accetta pienamente e senza difendersi una punizione immeritata. Egitto è il personaggio di cui gradualmente conosciamo con maggior chiarezza la storia familiare, raccontata a volte in prima persona. Una storia familiare che ha al centro la sorella Marianna: bravissima a scuola, idolatrata dai genitori, è sempre stata la preferita, ma a un certo punto rifiuta il loro affetto, considerandolo asfissiante, e rompe ogni rapporto con loro. La vita militare è raccontata senza ipocrisie e senza alcuna retorica: c’è il bullismo contro i più deboli, che diventano gli zimbelli del reparto, c’è il maschilismo verso le donne, siano esse reali come Zampieri, l’unica donna della compagnia, o immaginarie, come le ragazze americane nelle fantasticherie erotiche di Ietri; ci sono gli ordini insensati dei superiori, che porteranno il plotone alla catastrofe. E tuttavia la vita militare qui raccontata ha dei caratteri eroici: questi uomini affrontano i disagi quotidiani, la malattia, la lontananza da casa convinti di aver fatto la scelta giusta, pronti ad assumersene la responsabilità. Le figure femminili, invece, mi pare non vivano di vita propria perché mi sembrano sempre guardate e raccontate dal punto di vista maschile, anche quando la loro influenza sulle scelte dei loro figli o dei loro amanti appare determinante. E quando il tran tran della vita militare in tempo di quiete sarà rotto dalle esplosioni e dal fuoco, ciascuno di loro si troverà di fronte alla vita o alla morte, in tutti i casi al riconoscimento del senso ultimo della propria esistenza, anche quando risulti fallimentare.

A me il libro di Giordano è piaciuto sia per il linguaggio che per lo stile narrativo, oltre che per gli approfondimenti psicologici dei vari caratteri e per la capacità di tenere insieme tutto. È un libro da leggere con attenzione e poi rileggere, per cogliere nella fluidità del racconto anche il non detto o appena sfiorato, che ci può rivelare ciò che l’autore pensa della guerra, di quella guerra, e degli uomini.

Il titolo Il corpo umano si addice al romanzo perché la componente fisica dei personaggi è predominante, ognuno è, in certa misura, il suo corpo. Giordano riesce a descrivere con grande efficacia le reazioni fisiche, dagli attacchi di dissenteria ai comportamenti sessuali alla risposta di fronte a situazioni estreme, e fa coincidere il corpo con la persona e i suoi comportamenti.

Gianna Montanari Bevilacqua
Torino, 12 ottobre 2014

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