les enfants qui s’aiment (Un amore di gioventù)


recensione del film:
UN AMORE DI GIOVENTU’

Titolo originale:
Un amour de jeunesse

Regia:
Mia Hansen-Løve

Principali interpreti:
Lola Creton, Sebastian Urzendowsky, Magne Brekke, Valérie Bonneton, Serge Renko – 111 min. – Francia, Germania 2011.

Ritengo che questo film sappia dire, come raramente accade, se non alla poesia, l’ineffabile: sono spesso le parole dei poeti quelle che, meglio di altre, esprimono i momenti più delicati e complessi del nostro animo. Per questa ragione, forse, durante la sua visione, mi è tornata più volte alla mente la famosissima lirica di Jacques Prévert: Les enfants qui s’aiment, di cui riporto gli ultimi quattro bellissimi versi:

“Les enfants qui s’aiment ne sont là pour personne
Ils sont ailleurs bien plus loin que la nuit
Bien plus haut que le jour
Dans l’éblouissante clarté de leur premier amour”

Il primo amore è per tutti, appunto, uno di quei momenti delicati e complessi della vita: esaltante, se vissuto con l’intensità e l’assolutezza tipiche dei giovani, ma, insieme, difficile da portare avanti senza dolore, perché gli adolescenti hanno corpi e impulsi da adulti, ma, nelle nostre società, sono costretti a rinviare la realizzazione dei loro sogni e dei loro progetti di convivenza a un futuro assai vago, che verrà dopo la scuola e anche dopo la ricerca di uno sbocco professionale adeguato alle rispetttive capacità e predilezioni. Questo bellissimo film, inoltre, ci dice che oggi le cose possono essere ancora più complicate: la storia di Sullivan è, infatti, anche la storia di un giovane immigrato dal Sudamerica a Parigi, dove si trova male, non riesce ad ambientarsi, non ce la fa a inserirsi nella scuola, che, infatti, abbandona presto. Egli ha in mente di trovare i soldi per tornare, con pochi amici, al paese d’origine, anche a costo di lasciare lei, Camille, che pure gli piace davvero e ama, col cuore a pezzi, in un mare di lacrime, perché d’amore magari non si muore, ma si soffre, eccome! Si separeranno, pertanto, i due ragazzi, e per un po’ si scriveranno, poi le lettere si faranno sempre più rade, mentre la loro vita si differenzierà profondamente nei percorsi culturali, professionali e anche amorosi. Dopo qualche anno si ritroveranno casualmente, profondamente mutati, ma ancora fortemente attratti. Non intendo, naturalmente, raccontare l’epilogo del film, che merita di essere visto, meditato e vissuto attraverso lo svilupparsi della pellicola che attentamente e analiticamente indaga soprattutto nel cuore di Camille, che è ancora alla ricerca di un risarcimento per l’abbandono di Sullivan. Incantevole film che disegna molto bene i diversi percorsi di formazione dei due ragazzi: la giovane regista (ha solo trent’anni!) si muove “en plein air”, fra Parigi, la Valle della Loira e l’Ardèche, con citazioni evidenti soprattutto di Rohmer, senza mai essere leziosa né sentimentale, né patetica nel rappresentare il difficilissimo e doloroso passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

Annunci