tuoni e colpi di fulmine (Tonnerre)


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recensione del film:
TONNERRE

Regia:
Guillaume Brac

Principali interpreti:
Vincent Macaigne, Solène Rigot, Bernard Menez – 106 min. – Francia 2013.

 

Visto al volo, prima che venisse tolto dalla circolazione. L’unica sala italiana che lo ha proiettato, in lingua originale, per un solo spettacolo al giorno e per due soli giorni (16 e 17 aprile) è la sala 3 del cinema Massimo di Torino (ovvero Museo del Cinema), in occasione di una “Settimana del Cinema Francese”, collegata al Torino Film Festival. Arriverà, in tempi ragionevoli, anche nelle altre sale italiane?

Tonnerre è parola francese che significa tuono. E’ anche il nome di una cittadina della Borgogna, abbastanza simile a tante altre della provincia francese, un po’ sonnolenta ma non priva di attrattive per i turisti: la presenza di importanti cantine di Chablis, un “bianco” francese famoso nel mondo; alcune tracce di un passato ipogeico, di cui restano sbiaditi affreschi, al fondo delle nicchie fra antichi e bui colonnati; un curioso lavatoio-sorgente e, soprattutto, l’origine del suo nome che viene fatto risalire addirittura a Zeus, dio dei tuoni e dei fulmini, che ne nobilita la storia. E’ lo scenario giusto, allora, per un colpo di fulmine, ovvero per il racconto dell’ “amour fou” fra i due protagonisti del film: un alquanto depresso cantante rock, Maxime (Vincent Macaigne, bravissimo), uomo che si avvia verso la quarantina, che in passato aveva goduto di una certa fama e una giovanissima, insicura aspirante giornalista, Mélodie (Solène Rigot, molto bella e altrettanto brava). A corto di contratti e in piena crisi di identità, Maxime ritorna a Tonnerre, sua terra d’origine, dove ancora risiede uno dei personaggi più importanti del film, suo padre, sul passato del quale egli aveva addensato ombrosi sospetti, e sul quale avrebbe scaricato le proprie tensioni irrisolte.
L’intervista per un giornale locale è la prima occasione d’incontro fra Maxime e Mélodie. L’attrazione reciproca è così forte da saltare agli occhi persino di chi li incontra per caso: nonostante la notevole differenza d’età i due si piacciono e si rivedranno ancora; presto arriverà per entrambi il momento in cui le proprie reciproche frustrazioni e insicurezze troveranno un ascolto partecipe, poi inizierà la storia del loro amore appassionato, finché, sulla loro strada, si metterà di traverso Ivan (Jonas Bloquet). Questi è un bel giovanotto, calciatore della squadra locale, vanitoso e ammirato, con una brillante carriera davanti a sé: con lui Mélodie aveva avuto una storia di cinque anni, quasi un’eternità per una ragazza così giovane. Egli non solo non si era rassegnato all’abbandono di lei, ma stava diventando minaccioso e persecutorio nei confronti di Maxime, cosicché la coppia, ora, è quasi costretta a incontrarsi in luoghi sempre più lontani dalla cittadina e dalla vista del rivale, nelle nebbie dell’umido e nevoso inverno delle colline borgognone, che è un po’ come dire che i due vivevano i momenti del loro amore in luoghi sempre più lontani dalla realtà, dove, inevitabilmente, il loro rapporto funzionava benissimo senza incontrare problemi. L’impatto ineludibile con la vita reale, però, trasformerà, nella seconda parte del film, l’idillio in un drammatico thriller, che si scioglierà (non dico come, perché l’effetto sorpresa non venga sciupato) con il ritorno dell’arioso paesaggio primaverile della Borgogna, simbolico del ritorno alla vita di Maxime, nonché del suo riconciliarsi con la propria esistenza. Nel film assistiamo dunque al succedersi di parecchi momenti e registri narrativi, accuratamente preparati dal regista che, quasi senza che ne siamo immediatamente consapevoli, introduce gli elementi giusti per ispirarci attese inquiete o speranze di catarsi, così da rendere le nuove situazioni del tutto accettabili, anche sotto il profilo stilistico ed espressivo.

Guillaume Brac, il regista al suo primo lungometraggio, ha presentato questo suo film al Festival di Locarno, dove ha ricevuto una buona accoglienza. Successivamente, dopo alcuni rilievi della critica, ne ha rimesso in discussione il montaggio, riducendo il numero delle scene e ricollocandone alcune, fino a raggiungere il risultato pienamente convincente che ho potuto vedere con grande piacere.