The Millionaire


recensione del film:
THE MILLIONAIRE

Titolo originale:
Slumdog Millionaire

Regia:
Danny Boyle

Principali interpreti:
Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto, Madhur Mittal, Irfan Khan, Mia Drake, Imran Hasnee, Faezeh Jalali, Shruti Seth, Anand Tiwari, Saurabh Shukla, Rajendranath Zutshi, Jeneva Talwar, Irrfan Khan, Azharuddin Mohammed Ismail, Sunil Kumar Agrawal, Jira Banjara, Sheikh Wali, Mahesh Manjrekar, Sanchita Choudhary, Himanshu Tyagi, Ayush Mahesh Khedekar -120 min. – Gran Bretagna, USA 2008.

L’India che il film rappresenta, nella prima parte, è soprattutto quella della sordida e lurida miseria delle periferie di Bombay, nelle quali abitano, arrangiandosi per sopravvivere, i bambini che diventeranno i protagonisti del film. In quello squallore, splendidamente rappresentato da un colore violento e insieme raffinato, Jamal Malik tocca il fondo della sua degradazione, cadendo letteralmente nella merda, caduta di forte impatto metaforico. La risalita sarà molto lenta, perché agli orrori della miseria si aggiungeranno quelli del fanatismo religioso che lo priveranno della madre, e quelli dell’avidità di un gruppo di delinquenti che vorrebbero accecarlo per farne un mendicante professionista e compassionevole. Grazie all’aiuto del fratello maggiore Salim, egli riuscirà a fuggire, sia pure a malincuore, poiché è costretto a lasciare Latika, la bimba che ha conosciuto fortuitamente e che si è aggiunta alla combriccola dei piccoli in cerca di miglior fortuna. Per tutta il resto della sua vita, l’obiettivo di Jamal sarà quello di ritrovarla, per vivere con lei. Il suo sogno d’amore, nonostante pericoli e difficoltà d’ogni genere, si realizzerà, infine, grazie alla vincita milionaria che il giovane riuscirà a realizzare, partecipando a un telequiz e imbroccandone le risposte. Il telequiz, insomma, è il deus ex machina, l’elemento decisivo per risolvere la situazione. E’ però anche il simbolo di un’India che sta cambiando, di una Bombay, ora Mumbay certamente più pulita e meno degradata, almeno in apparenza, ma devastata nei valori umani e solidali del passato che rendevano sopportabile anche la miseria. L’antica civiltà è diventata una delle curiosità di cui si alimenta il turismo di massa internazionale, mentre amore, amicizia e fratellanza sono insidiati fin nelle fondamenta. Nessuna simpatia per il giovane che vince il telequiz, da parte dell’organizzazione che lo trasmette: il conduttore della trasmissione sarà anzi colui che, denunciandolo per frode, gli farà passare altri penosissimi guai. L’unica solidarietà è la sua forma degradata: il tifo che intorno a Jamal si scatena da parte del pubblico, cioè di coloro che, poveri come lui, sognano di poter risalire a loro volta. Il fatto è che solo l’esperienza più dolorosa, legata ai momenti più difficili della sua vita, ha permesso a Jamal di rispondere correttamente alle prime domande del quiz, mentre per le ultime due domande, quelle milionarie, gli sono servite rispettivamente l’intelligenza e la fortuna. Grazie a questa mescolanza di elementi, Jamal e Latika vivranno insieme felici e contenti. Quest’ultima parte del film è quella che mi ha convinta meno, ma, forse, il lieto fine, come già sosteneva Manzoni, è sempre molto apprezzato…soprattutto da chi ritiene di vivere, come cercano di farci intendere, nel migliore dei mondi possibili!