oscure pulsioni (Stoker)


Schermata 06-2456464 alle 23.49.23recensione del film:
STOKER

Regia:

Chan-wook Park

Principali interpreti:

Mia Wasikowska, Matthew Goode, Nicole Kidman, Jacki Weaver, Alden Ehrenreich, Phillis Sommerville,  Lucas Till – 100 min. – USA, Gran Bretagna 2013.

Questo è un thriller ad alta tensione, realizzato da uno dei più importanti registi sud-coreani, Chan-wook Park, che qui affronta la sua prima prova hollywoodiana. Non solo, infatti, la produzione, il soggetto e la sceneggiatura sono made in USA, ma hanno preceduto il suo coinvolgimento nella direzione del film: il produttore Michael Costigan lo chiamò nella convinzione che fosse il più adatto per affrontare un soggetto così impegnativo e difficile come quello che gli era stato sottoposto, inventato e scritto da Wentworth Miller, noto attore televisivo, ora alla sua prima sceneggiatura, alla quale aveva dedicato quasi otto anni della propria vita. Il film tratta dell’uscita dall’adolescenza di India, giovinetta educata alla vita sportiva e al coraggio da cacciatore dal padre affettuoso e molto amato, Richard, morto per un incidente il giorno del suo diciottesimo compleanno. India (Mia Wasikowska), che non ha un carattere facile e che detesta, ricambiata, sua madre (Nicole Kidman), ne sarà profondamente turbata e accentuerà il proprio solitario isolamento e le proprie spigolose asprezze. Ha assistito ai funerali di Richard, lontano dal gruppo dei familiari, il fratello Charlie (Matthew Goode), arrivato dall’Europa: iI suo aspetto e i suoi modi sono un po’ strani e misteriosi, così come è singolare il suo interesse a trattenersi nella casa del fratello scomparso, dove inizia a corteggiare la vedova, nonostante l’ostilità palese della figlia, a sua volta attratta e incuriosita, anche perché di lui nessuno le aveva mai parlato. India è in grande difficoltà, come molti ragazzi della sua età, che devono affrontare la vita vera, quella che li attende dopo l’adolescenza e che vivono con crescente inquietudine i cambiamenti del proprio corpo, percepito anche come fonte di oscure e sconvolgenti pulsioni erotiche e aggressive. India, che ha, inoltre, seri problemi di relazione con i suoi compagni di scuola, adesso colora di rivalità amorosa l’odio nei confronti della madre, mentre vorrebbe chiarire la natura del fascino che lo zio ritrovato esercita su di lei, nonché i motivi per i quali sia improvvisamente riapparso in famiglia, dove, dopo il suo arrivo, sono scomparse alcune persone che ne facevano parte. Per la dolcezza dei modi e per le tenere attenzioni che le dedica, parrebbe quasi una figura sostitutiva del padre, ma in realtà la sua tenerezza assume caratteri sempre più ambigui, diventando un’ossessiva passione perversa, capace di svegliare i sensi della giovinetta, nonché di suscitarne la curiosità e il desiderio amoroso. Che questa oscura attrazione fisica sia strettamente congiunta anche al sangue e al delitto è cosa che India avverte confusamente, come fosse un destino scritto nell’eredità familiare, una malattia inconfessabile della propria personalità, che Charlie è stato capace di rivelarle, diventando quasi il suo “doppio”. Tutto ciò viene detto nel film attraverso immagini di grandissima eleganza, nonché di evidente simbolismo: un insetto un po’ ripugnante si infila sotto le gonne di lei che si accinge a suonare; Charlie le insegna a bere il vino dal colore rosso sanguigno; Charlie le insegna anche a suonare il piano a quattro mani, in una delle scene erotiche più violente ed espressive che io ricordi, anche se mantenuta sul piano allusivo del simbolo e mai apertamente esplicitata. I turbamenti di India diventano oggetto di un’indagine psicologica accurata e raffinatissima, condotta con grande perizia dal regista, che racconta i misteri della famiglia Stoker, riuscendo a catturare sempre la tesa attenzione degli spettatori, e riservando la sorpresa di un finale che mai appare prevedibile, la qual cosa è sommamente da apprezzare in un thriller come questo. Vorrei ricordare che il cognome della famiglia è quello stesso di BramStoker, lo scrittore irlandese che alla fine dell’800 inventò la figura del conte Dracula, il che, anche se non autorizza affatto a credere che nel film si parli di vampiri, indica la volontà evocativa di un clima torbido e oscuro, che è appunto quello connotativo del film.

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