il consenso degli ignavi (Post mortem)


Recensione del film:

POST MORTEM

Regia:

Pablo Larrain

Principali interpreti:
Alfredo Castro, Antonia Zegers, Jaime Vadell, Amparo Noguera, Marcelo Alonso – 98 min. – Cile, Messico, Germania 2010

Cercate di vedere questo film, che è bellissimo ed emozionante. Non è certamente allegro, né contiene momenti di relax. Si determina, durante la visione, anzi, un crescendo di straniante timore che il peggio si debba ancora vedere, come in un “horror” senza fine. E’ così, infatti, ma la sensazione orrorifica deriva dalla verità storica che viene documentata attraverso la rappresentazione. La ricostruzione dei drammatici fatti avviene con un narrare lento e minuzioso, con una prevalenza del colore cupo del verde delle pellicole vecchie e della morte.
Il film, a mio parere, avrebbe davvero meritato il Leone d’oro, altro che Somewhere!

Post Mortem racconta i tragici momenti del golpe militare che cancellò l’esperienza socialista di Salvador Allende in Cile l’11 settembre del 1973. La tensione sociale e politica, da tempo percepibile nel paese sudamericano, sfociò nell’assalto alla Moneda, residenza ufficiale del presidente cileno, da parte dei militari infedeli, che si schierarono con una parte dell’opinione pubblica ostile, ma soprattutto con i proprietari americani delle miniere di rame, nazionalizzate, con la CIA e col governo di Nixon, le cui pressioni non furono mai nascoste, anche se non fu mai suffragato da prove concrete il loro diretto coinvolgimento. Il film si apre con uno spettacolino di terz’ordine che si svolge in un locale di Santiago piuttosto squallido e frequentato da uomini soli. Fra questi, anche Mario Cornejo, grigio “funzionario”, come ama definirsi: in realtà Mario trascrive, nell’obitorio della città, i verbali delle autopsie che vi si svolgono. Il motivo del suo interessarsi allo spettacolo è Nancy, ballerina non più giovanissima e troppo magra per quel pubblico. La donna abita di fronte a lui, che ne è invaghito e che vorrebbe sposarla, anche se lei sembra poco apprezzare tale prospettiva. Nella casa di lei si riuniscono alcuni sostenitori di Allende che, in condizioni sempre più difficili, cercano di elaborare proposte per aiutare il loro presidente. Il momento del golpe è descritto di qui: attraverso il fragore delle bombe che squassano l’abitazione di Nancy lasciandovi solo distruzione e macerie, mentre la donna sembra sparita. Mario, che è sotto la doccia, non sente il fracasso della distruzione, tuttavia si mette alla sua ricerca e la ritroverà. Per quanto riguarda il suo lavoro i cambiamenti sono immediatamente percepibili: il bagno di sangue spaventoso, in cui sembrerà affogare il Cile, fa aumentare mostruosamente il numero dei cadaveri che vengono posti in attesa di autopsia, poiché i militari cercano di accreditare per lo più la tesi del suicidio per molti dei morti, soprattutto se si tratta del cadavere “eccellente” di Allende. Alcune scene del film sono indimenticabili: l’emozione di Sandra e del Dottor Castillo (i due medici settori) di fronte alle spoglie di Allende, contro la burocratica impassibilità del “funzionario” che trascrive il referto; l’esasperazione di Sandra di fronte all’accumularsi dei corpi straziati; la sua consapevole morte per dignità (non saprei come definirla diversamente) e ancora l’indifferenza da ignavo di chi, riducendo in “carta” dolori e tragedie pensa che se la caverà. Non può tuttavia cavarsela a buon mercato: entrerà nella logica dei macellai e darà anche lui il suo contributo alla mattanza, in un finale agghiacciante in cui la normalizzazione del paese straziato troverà un’emblematica rappresentazione. Gran bel film, idealmente imparentato col precedente Tony Manero, dello stesso regista, che, in entrambi i lavori, rappresenta l’ignavia di chi vuole ignorare, in vista esclusivamente del proprio vantaggio, il dolore e le sofferenze che gli stanno intorno e che perciò tenta di scavarsi una miserabile nicchia di tranquillità senza alcuno scrupolo di coscienza. Anche l’attore protagonista è lo stesso, il grande Alfredo Castro, perfetto in questo film, come nell’altro.

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