la fuga di due adolescenti (Moonrise Kingdom)


Schermata 12-2456283 alle 00.41.55recensione del film:

MONRISE KINGDOOM (una fuga d’amore)

Titolo originale:

Moonrise Kindoom

Regia:

Wes Anderson

Principali interpreti:

Bruce Willis, Eward Norton, Bill Murray, Frances McDormand, Tilda Swinton, Jaret Gilman, Kara Hayward – 94 min. USA 2012.

Due diverse case, in una semisconosciuta isoletta del New England, all’inizio del film: una casa a più livelli, che ripresa dall’esterno consente un’occhiata agli ambienti dei singoli ripiani (ricordandoci quella de I Tenenbaum, uno dei primi film di Anderson); una casa sopra un albero ai margini del vasto campo per boy scouts, presso il  limitare di un bosco. Suzy, la figlia dodicenne della strana famiglia Bishop condivide con i fratellini il piano intermedio della prima casa, mentre la madre, al piano più basso, comunica con i figli e col marito, all’ultimo piano, attraverso un megafono, per lo più impartendo ordini insensati. Nel campo dei boy scouts, invece, vive Sam, dentro una tenda attrezzata, in mezzo ad altre che ospitano ragazzi come lui, anche se la sua personale storia è più triste: orfano, ora adottato da una coppia che male lo sopporta, dovrebbe passare nel campo un po’ di vacanza, trovandosi alle prese con l’insensatezza strampalata degli ordini minuziosi di Ward, il capo scout. Suzy e Sam, però, vedono con molto distacco gli adulti bizzarri che hanno intorno: aspettano che arrivi il momento di fuggire da loro, secondo un piano che da un anno andavano organizzando e che non avrebbe potuto fallire. I due si erano, infatti, conosciuti e innamorati un anno prima, in seguito all’irruzione di Sam dietro le quinte di uno spettacolo teatrale in cui Suzy, vestita da corvo, si accingeva a recitare. Fu per entrambi un colpo di fulmine immediato, cui seguirono lo scambio epistolare segreto e l’appuntamento per l’anno successivo. Eccoli qui, ora, dunque, nel luogo convenuto, a dare il via alla prima delle loro fughe d’amore, per imparare a vivere lontani dai grandi, organizzandosi con un gattino e l’inseparabile binocolo di lei, col quale esplorare i vasti orizzonti del mondo ancora tutto da scoprire. Saranno cercati e ripresi facilmente e, come nel gioco dell’oca dei fratellini di Suzy, dovranno tornare al punto di partenza; ci riproveranno e saranno nuovamente riacciuffati. Nel frattempo, però, avranno a poco a poco scoperto se stessi, la loro forza e i loro limiti; si saranno scambiati un primo vero bacio amoroso, avranno preso coscienza per la prima volta della sessualità, cercando di costruire un’identità adulta attraverso la ricomposizione di quei frammenti di conoscenza che erano arrivati a loro nell’età infantile e che, ora, troveranno una giusta collocazione in un quadro più complesso, come avviene, per analogia, con la musica di Purcell, di cui i piccoli di casa Bishop ascoltano le brevi sequenze separate, secondo le indicazioni didattiche di Britten, per apprezzarne infine l’insieme. Il viaggio di formazione dei due teneri innamorati costituisce un banco di prova anche per molti altri, dai compagni scout di Sam, dapprima ostili, poi più attenti nel giudicarlo, a Ward, che dopo la lettura dei diari della coppia si intenerisce e contribuisce, insieme al poliziotto  Sharp, alla provvisoria e positiva conclusione della loro avventura.

Chi ha amato e apprezzato i precedenti film di Anderson, oltre a I Tenenbaum anche Il treno per il Darjeeling, avrà riconosciuto in quest’ultima pellicola la sua inconfondibile impronta, per l’attenta esplorazione dei percorsi non semplici e spesso dolorosi attraverso i quali si diventa adulti e per la poesia, che attraverso un mondo di immagini fantastico, quasi onirico, esprime i turbamenti e le speranze dei giovani adolescenti che vorrebbero rifare il mondo. Cast eccezionale per la qualità della interpretazione di tutti gli attori.