Il mondo alla rovescia (Miracolo a Le Havre )


recensione del film:
MIRACOLO A LE HAVRE

Titolo originale:
Le Havre

Regia:
Aki Kaurismäki

Principali interpreti:
Con André Wilms, Kati Outinen, Jean-Pierre Darroussin, Blondin Miguel, Elina Salo, Evelyne Didi, Quoc-Dung Nguyen, François Monnié, Roberto Piazza, Pierre Étaix, Jean-Pierre Léaud -93 min. – Finlandia, Francia, Germania 2011

Due anni fa scrivevo la recensione di Welcome, film molto bello del regista Philip Lioret, che affrontava, come questo film, anche se in una prospettiva del tutto realistica e purtropppo tragica, il problema dell’accoglienza malvagia ed egoistica degli europei (siamo a Calais) nei confronti degli stranieri che arrivano da noi, fuggendo dalle guerre, dalla fame e anche dalle tirannie.
In questo lavoro, non solo l’argomento è lo stesso, ma è anche identico lo scenario della vicenda: il canale della Manica (siamo a Le Havre); così come molto simili sono le esigenze del ragazzino che vorrebbe raggiungere le sponde inglesi. In entrambi i casi, inoltre, un adulto di buon cuore si prende cura dei giovani protagonisti, organizzando le cose perché la traversata si concluda felicemente, mentre la popolazione locale è fortemente ostile a qualsiasi nuovo arrivo. Nel film del finlandese Aki Kaurismäki, però, la vicenda viene raccontata con maggiore ottimismo e con un piglio più decisamente favolistico, rovesciando completamente, perciò, l’impostazione drammatica di Lioret.
Questa è la ragione per la quale, assistendo alla proiezione di questa pellicola, si ha un vago senso di straniamento, poiché immediatamente si avverte il “deja vu”, mentre, contemporaneamente, tutto sembra snodarsi in un’atmosfera più serena e gioiosa nella quale il bene prevale finalmente sul male, il commissario di polizia ha un cuore anche lui, gli umili (sempre visti con diffidenza dalle persone “per bene”, perché sono brutti e sporchi) nutrono una istintiva solidarietà verso colui che soffre, per il quale organizzano una strategia che avrà successo. La corte dei miracoli, dei lustrascarpe, dei bottegai anziani e poveri, delle anziane bariste di locali mal frequentati, del vecchio cantante rock, abbigliato da cialtrone, incurante dei suoi capelli ormai bianchi, del vecchio cane fedele e spelacchiato, avrà la meglio sull’ottusità dei duri di cuore, che non vogliono vedere gli occhi buoni e tristi di quel un piccolo nero gabonese di nome Idrissa che vuole raggiungere la madre a Londra. Una storia da libro Cuore, quasi un rinnovarsi del racconto Dagli Appennini alle Ande: il miracolo che sembrava impossibile. Nonostante tutto ciò, il film si lascia seguire senza noia e commuove davvero, perché è nelle corde del regista questa magia, che ci ricorda anche un po’, fin dal titolo italiano , il nostro Miracolo a Milano (credo che sia la prima volta che non mi irrita un titolo italiano!). In questa terra miracolosa, altri prodigi si compiranno, lasciando nello spettatore il piacere di questa poetica inverosimiglianza, di un mondo alla rovescia che è dolce come una strenna natalizia, certamente gradevole in questo periodo festivo, in cui tutti ci illudiamo di essere più buoni. Eccellenti attori per un regista a sua volta eccellente.