Maria Maddalena

recensione del film:
MARIA MADDALENA

Titolo originale:
Mary Magdalene

Regia:
Garth Davis.

Principali interpreti:
Rooney Mara, Joaquin Phoenix, Chiwetel Ejiofor, Tahar Rahim, Shira Haas, Charles Babalola, Tawfeek Barhom, Uri Gavriel, Zohar Shtrauss, Hadas Yaron, Tsahi Halevi, Michael Moshonov, Ariane Labed, Sarah-Sofie Boussnina, Ryan Corr, Lubna Azabal, Lior Raz – 120 min. – Gran Bretagna 2018.

Ambientato nella Palestina del I secolo, più precisamente nel 33, anno a cui si fa risalire la crocifissione di Cristo, il film ci racconta la storia di Maria (Rooney Mara), figlia ribelle di una altolocata famiglia ebrea di Magdala che l’aveva destinata al matrimonio contro la sua volontà. La giovane, che per questa ragione era fuggita dalla propria casa, era entrata a far parte dei discepoli di un predicatore, Gesù di Nazareth (Joaquin Phoenix), che con loro, che lo chiamavano Rabbi (Maestro della legge), attraversava terre, deserti e villaggi, con l’obiettivo di raggiungere il tempio di Gerusalemme nella settimana della celebrazione della Pasqua ebraica.
La folla dei seguaci, uomini e donne, si infittiva durante il viaggio, grazie alla semplicità suggestiva di quella predicazione, alla fiducia suscitata da quel messaggio d’amore e di pace e alle guarigioni miracolose con le quali Gesù accompagnava le  parole, conforto e incoraggiamento per le popolazioni di ebrei  smarriti e incerti, dopo che i governatori romani avevano cominciato a perseguitarli per la loro fede monoteistica, creando paure e divisioni.
Maddalena, che era stata la prima donna a seguire il Maestro, aveva la comprensione e il rispetto di tutti, ma soprattutto era prediletta da lui, poiché meglio di altri ne aveva colto l’importanza profetica rivoluzionaria, capace di mutare il cuore degli uomini mitigandone la rabbia e il desiderio di vendetta e di guerra.
Il film, che si vede con piacere, essendo narrato in modo molto asciutto e teso ed essendo (soprattutto) privo di quella retorica compunta a cui l’argomento religioso potrebbe prestarsi, è ricco di altri pregi. Fra questi va ricordata in primo luogo l’ottima prova dei due principali attori, sempre molto controllati e pacati nell’espressione e nell’accettazione del dolore. Molto apprezzabile, poi, il ritratto di Maria Maddalena, donna cosciente di sé, ben decisa a difendere, con dolce fermezza, il messaggio cristiano di cui era diventata convinta mediatrice, nella certezza della sua necessità, così come è molto interessante la rappresentazione degli apostoli, umanissimi nelle incertezze, nelle fragilità e nelle paure; non sempre pronti a cambiare il loro sentire, ancora troppo turbato dai risentimenti, dai rancori o dai ricordi familiari che non avevano del tutto abbandonato per seguire il Maestro: questo (forse) potrebbe non essere accettabile sul piano della dottrina, ma li rende umanamente molto simili a noi, che li vediamo con simpatia fraterna. Bellissima, infine, la fotografia dei volti e del paesaggio, che è quello dell’Italia meridionale, continentale e siciliana, scelta come location dell’intero film.

Una Maddalena insolita, dunque, diversa dall’immagine della prostituta redenta da Gesù Cristo diffusa dalla tradizione cristiano-cattolica, consolidata dal papa Gregorio Magno, che nel calendario liturgico unificò nella sola persona di Santa Maria di Magdala tre presenze femminili del Nuovo Testamento.* Il cinema si era già ripetutamente occupato di lei, attraverso alcune opere famose fra le quali ricordo soltanto L’ultima tentazione di Cristo (1988) di Martin Scorsese, che pur accogliendo, senza mettere in discussione, la decisione di papa Gregorio, aveva introdotto nella sua pellicola alcuni elementi eterodossi, in contrasto con la dottrina ufficiale della Chiesa, ciò che aveva destato violentissime proteste nel mondo cattolico più conservatore e guai infiniti a lui.
Il regista di questo film, invece, pare orientato a una ricostruzione basata sulla tradizione dei Vangeli Apocrifi, fra cui principalmente Il Vangelo di Filippo e il cosiddetto Vangelo di Maria, giunti a noi attraverso frammenti molto lacunosi, che, come i quattro Vangeli canonici, sono principalmente mirati all’interpretazione del messaggio cristiano, piuttosto che alla narrazione storica della vita di Gesù e testimoniano perciò soprattutto le divisioni interne al mondo cristiano dei primi secoli, cui posero fine, come sappiamo, le decisioni dell’imperatore Costantino al termine del concilio di Nicea (325).

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* Maria di Magdala, Maria di Betania e la Peccatrice senza nome che si era lasciata convincere dalla forza delle parole di Gesù. Da allora Maddalena, ufficialmente, era stata presentata come l’ex peccatrice che per essersi affidata al Cristo, e per averlo seguito fino ai piedi della Croce, era stata santificata.

 

 

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