Le Ardenne-Oltre i confini dell’amore


recensione del film:
LE ARDENNE-OLTRE I CONFINI DELL’AMORE

Titolo originale:
D’Ardennen

Regia:
Robin Pront

Principali interpreti:
Kevin Janssens, Jeroen Perceval, Veerle Baetens, Jan Bijvoet, Viviane de Muynck, Sam Louwyck, Peter Van den Begin, Eric Godon, Nico Sturm, Brit Van Hoof, Uwamungu Cornelis – 96 min. – Belgio 2015

Opera prima del regista belga Robin Pront, presentata con lusinghieri giudizi al Noir in Festival di Courmayeur due anni fa, è arrivata ora, senza fretta, nelle nostre sale, aggiungendosi alla serie di noir di  buona qualità che caratterizza questa offerta estiva avarissima di buoni film.

Kennet (Kevin Janssens) e Dave (Jeroen Perceval) fratelli, legati da profonda solidarietà familiare erano stati complici di scelleratezze, fino a che, dopo una rapina finita male, Kennet era stato catturato.
Avrebbe pagato, lui solo, con sette anni di carcere, senza tirare in ballo suo fratello e Sylvie (Veerle Baetens), la sua fidanzata, che li attendeva in auto e che era riuscita a mettersi in salvo, insieme a Dave.
Dopo quattro anni, però, quando era era arrivata, come un fulmine a ciel sereno, la notizia della sua scarcerazione anticipata, molte cose erano cambiate: Dave e Sylvie si erano innamorati e avevano cercato di tirarsi fuori dal crimine abbandonando, con enormi sacrifici, alcool e droga, fiduciosi che sarebbe stato per entrambi possibile costruire una vita diversa, forse banale, ma pulita.
Kennet non ne era stato informato: in galera aveva ricevuto costantemente le visite del fratello mentre da due anni lei non si era fatta vedere; ora egli era intenzionato a ritrovarla e a riprendere quel rapporto inspiegabilmente interrotto, né sembrava facile per Dave e Sylvie metterlo al corrente della nuova situazione, poiché ne temevano la violenza incontrollabile.

La prima parte del film, ambientata nei sobborghi di Anversa ci presenta, sullo sfondo del piovoso e tristissimo paesaggio delle Fiandre, gli attori del dramma che sta per compiersi, con una ineluttabilità quasi archetipica*, nelle Ardenne, ovvero tra le colline alle quali erano legati i sereni ricordi infantili dei due fratelli. La fatalità catastrofica del finale è, tuttavia, assai sorprendente, perché è preparata con cura attenta, in un crescendo di orrore che rivela una malvagità senza fondo, in un panorama di miseria materiale e culturale, ben sottolineato dalla cupa fotografia in cui prevalgono tutti i toni del grigio e del verde, mai come in questo caso ossessivo colore mortuario delle cose, del paesaggio e delle persone che vi si aggirano.

Il film che è tratto da una pièce teatrale scritta da Jeroen Perceval, ovvero dallo stesso attore che interpreta Dave, è raccontato con estrema durezza, senza alcuna concessione mélo che pure sarebbe possibile (c’è una vigilia di Natale, c’è una madre, c’è un amore vero e c’è un bambino in arrivo) e non è separabile dalla martellante techno-music estremamente funzionale a tutto il racconto. Originale noir, molto accurato nella realizzazione, di un regista giovane e colto, in cui l’interesse sociologico è unito all’eterno interrogarsi circa le origini del male nel cuore dell’uomo.

Da vedere se si è capaci del necessario distacco per reggere, fino alla fine, il crescendo di efferatezze: è un noir nerissimo!

 

*”Volevo esplorare grazie al triangolo le zone intermedie tra bene e male e chiedermi perché le persone sono come sono e fanno quello che fanno”.

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