una donna e la sua bambina (Las acacias)


Schermata 10-2456572 alle 21.54.44recensione del film:

LAS ACACIAS

Regia:
Pablo Giorgelli

Principali interpreti:
German de Silva, Nayra Calle Mamani, Hebe Duarte – Argentina – Spagna 2011 – Durata 85 minuti.

Dal 2011 avremmo potuto vedere questo film, apprezzato dalla giuria internazionale del festival di Cannes (gli fu assegnata la Camera d’oro 2011, quella che premia le migliori opere prime), ma non dalla distribuzione, che ora, finalmente, per gentile concessione, ce lo lascia guardare, finalmente!
Certo il film, girato a basso costo, non ha le caratteristiche che tanto piacciono al mondo degli appassionati di effetti speciali, o di kolossal: neppure una colonna sonora, poche le parole, una trama tenue. Verrebbe da far notare che esiste anche chi si appassiona di cinema perché ama riflettere, pensare oltre che emozionarsi per la tensione “adrenalinica” come si sente dire con brutto neologismo: ebbene sì, ci siamo e, nonostante tutte le insidie e le volgarità del mercato, cerchiamo di sopravvivere, un po’ come i panda! Stiamo per diventare una specie protetta?


L’acacia è una pianta strana: piccole foglie e fiore profumato sembrano indizi della sua fragilità; in realtà è una pianta robustissima (come testimonia anche il suo legno molto compatto), pronta a cacciar fuori di nuovo dalle radici, largamente diffuse nel terreno, nuovi getti, polloni, gemme e fronde, quasi difendendo tenacemente il proprio diritto a vivere ancora, anche se il suo tronco è stato tagliato dagli uomini. Il quadro da cui muove la vicenda è una foresta paraguayana, dove, fra l’assordante stridore delle seghe elettriche, le scintille e il fumo, proprio un buon numero di queste piante viene abbattuto fin quasi alla radice: i tronchi, a loro volta ridotti in dimensioni che ne rendano praticabile il trasporto, saranno caricati e legati sui camion, per raggiungere la loro destinazione. Ruben è uno dei trasportatori in attesa di partire: deve andare come sempre a Buenos Ayres, col suo carico di legname ma, questa volta, su richiesta del padrone del veicolo che guida, dovrà portare con sé una donna che raggiungerà alcuni parenti di Buenos Ayres. Ecco quindi comparire Jacinta, alta, giovane bruna, che porta con sé, inaspettatamente, oltre a due borsoni da viaggio, una bimba di cinque mesi, Anahi, più ingombrante di qualsiasi bagaglio, più esigente di qualsiasi viaggiatore. La piccola, infatti, coinvolgerà con i suoi problemi anche il riluttante camionista, costretto a fermarsi più volte controvoglia: i suoi pianti esprimono esigenze elementari, che non è possibile ignorare, essendo impellenti come la fame, il cambio del pannolino, il fastidio per il fumo. Ruben è un uomo inselvatichito da lunghi anni di solitudine e, probabilmente, da molte delusioni che gli hanno indurito il cuore: non ama parlare di sé, riaprendo vecchie ferite; ma altrettanto riserbo esprime Jacinta, che dice però una cosa con chiarezza: “Anahi non ha un padre”, lasciando intendere una storia dolorosa alle sue spalle di cui non intende parlare. Furtivamente, Ruben la vedrà piangere amaramente mentre telefona a qualcuno nella cabina di una stazione di servizio, ma il suo aspetto sereno, al ritorno, blocca sul nascere qualsiasi curiosità di lui, semmai ci fosse stata. Questo è un film silenzioso, in cui l’espressione degli occhi e la mimica contano più delle parole: grazie al silenzio si percepiscono i rumori della natura, del lavoro umano, dello scorrere della strada e si comprendono anche le ragioni di Anahi, che sono quelle della vita che si afferma prepotentemente, come è giusto che sia. Il silenzio aiuta a capire, forse, che quell’uomo e quella donna hanno preteso troppo da se stessi e che potrebbero, lasciandosi alle spalle i dolori del passato, percorrere ancora un po’ di strada insieme, ricominciando da capo, come l’acacia quando si rinnova dalle radici. Forse.

Film bello e poetico, il cui segreto è nel montaggio eccellente, che, alternando alle poche parole i lunghi ma eloquenti silenzi, diventa funzionale al racconto pudico di due vite difficili, che con difficoltà tentano di uscire dalla solitudine dolorosa che sembra loro connaturata. Eccezionale l’interpretazione dei due attori protagonisti; stupenda la piccola Anahi.

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