riconoscere la mafia (La mafia uccide solo d’estate)


Schermata 01-2456665 alle 20.31.31recensione del film:
LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE

Regia:
Pif (Pierfrancesco Diliberto)

Principali interpreti:Cristiana Capotondi, Pif, Ginevra Antona, Alex Bisconti, Claudio Gioé,
Ninni Bruschetta, Barbara Tabita, Rosario Lisma
– 90 min. – Italia 2013

Quell’unico spermatozoo che si era salvato dal panico da cui furono travolti tutti gli altri e che intrepido riuscì a farsi accogliere dall’ovulo che lo stava aspettando fu l’inizio della vita di Arturo: una bomba di mafia era infatti scoppiata con grande fragore una notte, a Palermo, negli anni ’70 proprio durante l’appassionato amarsi dei suoi innamorati genitori.

Con questo originale e insolito inizio si presenta il film, che, nel raccontare con garbo e ironia la vita di Arturo, ne ripercorre i fatti salienti, dal concepimento, agli anni ’90, narrandoci che nella sua, come in altre famiglie della piccola borghesia siciliana, si tentava di esorcizzare il fenomeno mafioso negandone l’esistenza. L’infanzia di Arturo, pertanto, era trascorsa fra le premurose rassicurazioni dei genitori: che la mafia uccidesse solo d’estate era una delle bugie con le quali essi avevano cercato di tranquillizzarlo, proprio mentre aumentava la ferocia e la frequenza degli attentati e delle intimidazioni. A scuola, dove di mafia non si parlava mai, il piccolo Arturo aveva adocchiato un’incantevole biondina, Flora, la più bella fra tutte le sue compagne, alla quale egli aveva invano cercato di far arrivare i segnali del proprio amore: ostinatamente e platealmente la bimba gli preferiva il proprio compagno di banco. Come tutti i bambini, anche Arturo aveva un idolo, un modello umano a cui riferirsi, cercando di imitarne il comportamento, ma non era né un calciatore, né un personaggio televisivo: era, infatti, Giulio Andreotti, le cui fotografie ritagliava dai giornali e incollava tra le pagine di un quaderno. Vivendo a Palermo Arturo aveva avuto, però, anche altri maestri: Boris Giuliano gli aveva indicato i pasticcini giusti per conquistare Flora; Rocco Chinnici aveva scherzato con lui; il generale Della Chiesa gli aveva rilasciato un’intervista per il giornalino della scuola… Gli attentati mafiosi, però, se li erano portati via tutti, uno dopo l’altro, con inaudita ferocia, cosicché Arturo, molto lentamente, aveva cominciato a nutrire qualche dubbio sulla verità di ciò che si diceva in casa e negli ambienti dei suoi amici. La narrazione del graduale maturare della sua consapevolezza umana e politica è di notevole interesse, perché pur senza abbandonare i toni favolistici che sono presenti in tutto il racconto, il regista la accompagna alla progressiva presa di coscienza di quell’ampia parte della società palermitana che, pur non essendo legata alla mafia, finiva per diventarne complice involontaria, perché, non combattendola apertamente, ne legittimava in qualche modo l’esistenza e le collusioni col potere politico locale e nazionale.

Il racconto drammatico delle stragi, che culmina con la ricostruzione agghiacciante dell’anno orribile, il 1992, con le tremende stragi di Capaci e di Via D’Amelio, si avvale di documenti d’epoca, attraverso i quali è molto difficile non provare di nuovo tutto l’orrore di quei giorni vergognosi della nostra storia nazionale. E’ un bene, anzi, che queste cose vengano ricordate nel modo innovativo e col linguaggio semplice e diretto di questo film, perché forse è con questo tipo di comunicazione che si può arrivare ai più giovani, a quelli che, per ragioni anagrafiche, non sanno nulla di quei giorni dolorosi, che devono, tuttavia, conoscere, per imparare, in ogni caso, a riconoscere la presenza mafiosa, dove e quando si presenterà.
Il convinto applauso alla fine della proiezione, che (così mi è stato detto) si ripete ogni volta, apre davvero il cuore alla speranza che ciò possa verificarsi.

QUI troverete una bellissima intervista del regista Pif a Fabio Fazio.