il mondo della cantina (Io e te)


recensione del film:

IO E TE

Regia:

Bernardo Bertolucci

Principali interpreti:

Jacopo Olmo Antinori, Tea Falco, Sonia Bergamasco, Pippo Delbono, Veronica Lazar – 97′ – Italia 2012

Lorenzo Cuni è un quattordicenne musone e scontroso, pieno di brufoli e di problemi. E’ solo: non ama la compagnia né dei suoi amici (ma forse non ne ha), né dei compagni di scuola, dai quali non si sente pienamente accettato. Anche la sua vita familiare non gli piace, poiché, come i suoi coetanei, è alla ricerca di un’identità propria, il che lo rende insofferente all’attenzione ansiosa dei genitori, ed è inoltre geloso del padre, indizio di un complesso di Edipo non ancora risolto, che emerge sia attraverso le domande imbarazzanti e strane che rivolge alla madre, sempre più inquieta e allarmata, sia attraverso il suo immaginario onirico: il film ci racconta di un suo sogno in cui  i genitori camminano sul vetro scivoloso di una finestra, per raggiungerlo, ma rimangono all’esterno baciandosi appassionatamente. Il suo comportamento solitario, che lo porta a fuggire da ogni compagnia, è in realtà al centro delle preoccupazioni dei suoi, che inutilmente decidono di mandarlo “in analisi”, per vedere se sia possibile ricuperarlo alla vita sociale: sarà invece Lorenzo a spuntarla. Egli, fingendo di assecondare il loro desiderio di vederlo finalmente a suo agio fra i  compagni di scuola, riuscirà a impadronirsi dei soldi per la settimana bianca, organizzando, invece, una settimana tutta per sé, procurandosi bevande e cibi per sopravvivere, dopo aver individuato nella cantina di casa il suo rifugio tranquillo. L’arrivo inaspettato della sorellastra Olivia, bella e infelicissima ragazza assai più adulta di lui, apparentemente sicura di sé, ma a sua volta fragile, drogata  in astinenza volontaria, sarà per lui un evento molto irritante, in primo luogo perché quasi non la conosce, poi perché è spaventato dalla violenza delle sue crisi e infine perché  sconvolge il progetto di vivere per un po’, secondo le sue inclinazioni bizzarre e scorbutiche. La forzata condivisione di cibo, bevande ed esperienze lo costringerà, però, a uscire da se stesso, cosicché, dapprima riluttante, poi sempre più convinto, accetterà di aiutarla come può e come sa, per mitigarne dolore e sofferenze con solidale affetto. Un flash finale, molto bello,  sullo sguardo sospeso e pulito di un nuovo Lorenzo, ci fa comprendere che egli, dopo aver finalmente riconosciuto e accettato Olivia, si sta avviando più sereno e, si spera, pacificato verso la vita adulta. Splendidamente recitato dai due attori esordienti, Tea Falco e Jacopo Olmo Antinori, il film nasce da un romanzo breve di Niccolò Ammaniti: lo scrittore stesso ne ha curato la sceneggiatura, insieme a Bertolucci, che ne è l’inconfondibile autore. E’ tutto del regista, infatti il modo del racconto, ambientato, ancora una volta in un non luogo lontano dalla vita reale, come  in molti suoi film, dai L’ultimo tango a Parigi a The Dreamers, ma non privo di oggetti, che portano tracce di vite precedenti, delle quali non sempre è possibile individuare il senso: con gli occhi di chi vive oggi, le vecchie splendide  suppellettili appaiono inutili e degradate: Olivia, alla ricerca di un abito pulito nel vecchio armadio, troverà e indosserà, oltre alla bella camicetta di seta, una gonna sontuosa e un po’ buffa, come le farà notare Lorenzo, impietosamente paragonandola a un uovo di Pasqua. Bertolucci in una recente intervista (che non potete più ascoltare direttamente da questo blog, poiché è stata resa privata) sostiene che agli occhi dei ragazzi, oggi, non si prospetta alcuna bellezza, perché le speranze della palingenesi rivoluzionaria, che avevano acceso le fantasie delle vecchie generazioni, sono morte alla fine degli anni ’70, travolgendo illusioni e utopie, ma togliendo perciò stesso anche il gusto di vivere e di sognare, proprio dei giovani. Essi, dunque, si ritirano in se stessi, stordendosi con la musica nelle orecchie, come Lorenzo, col consumo di droga, come Olivia, ma anche con l’acquisto di cibi seriali per sopravvivere nel buio della cantina (indimenticabile l’acquisto delle scatole di carciofini, che pare citare Andy Warhol e le sue zuppe Campbell, esattamente come il frigo di casa Cuni). Il mondo della cantina, chiuso e scuro eloquentemente rappresenta perciò, sul piano metaforico, un mondo degradato: le belle scale non portano agli spazi del bow-window sulla Senna, ma agli inferi; i bei mobili non sono  celati da vecchie e ingiallite coperte, ma da teloni di plastica, mentre al cappottone bianco impellicciato di Marie Schneider si sostituisce la lunga e goffa pellicciotta nera di Tea Falco.

QUI troverete un’intervista a Bertolucci su questo film.

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Aggiungo oggi 11 gennaio 2016, giorno della morte di David Bowie, la canzone del grande artista , con la quale Bertolucci aveva voluto significativamente accompagnare alcuni momenti importanti del film, sottolineando la ritrovata solidarietà dei due fratelli.

 

 

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