la difficile infanzia di Juan (Infanzia clandestina)


Schermata 08-2456536 alle 17.44.34recensione del film:
INFANZIA CLANDESTINA

Titolo originale:
Infancia clandestina

Regia:
Benjamin Avila

Principali interpreti:
Natalia Oreira, Ernesto Alterio, César Troncoso, Cristina Banegas, Teo Gutierrez Moreno – Spagna, Argentina, Brasile 2012 –
112 min.

Argentina 1979: la dittatura del generale Videla (che terminerà nel 1983) continuava nella feroce repressione di qualsiasi forma di dissenso politico, cosicché nuove leve di combattenti rientrarono dall’esilio cubano, un po’ alla volta, sotto falso nome e con falsi documenti, per rimpiazzare gli oppositori caduti. Essi portavano con sé non solo il materiale di propaganda e tutto quanto sarebbe servito a proseguire la lotta contro la giunta militare, ma anche i figli, per dare al loro nuovo insediamento una parvenza di normalità. Così, dunque, avviene che il dodicenne Juan, la cui storia viene ricostruita dal regista di questo film, largamente autobiografico, diventi, con la sorellina ancora in fasce, un piccolo clandestino, il che rende più complicato il vivere quotidiano apparentemente normale dei suoi genitori e dello zio Beto. Juan aveva dovuto abbandonare la nonna materna, che fino a quel momento si era presa amorevolmente cura di lui e che continuava a rivendicare il diritto del bambino a vivere serenamente con lei, e aveva seguito la famiglia, assumendo un’identità fittizia: nella casa periferica di Buenos Aires aveva appreso di chiamarsi Ernesto e di provenire da Cordoba, così come aveva imparato a conoscere la casa e i suoi nascondigli segreti, e si era anche abituato, dubbioso e stupefatto, a quegli strani amici dei genitori, che ogni tanto vedeva aggirarsi nelle stanze di casa, sempre molto rigidi, severi e corrucciati. Solo lo zio Beto sembrava aver capito i suoi problemi di bambino ed era riuscito a comunicare davvero con lui, trovando il linguaggio più adatto e mostrando anche un volto tollerante e indulgente nei confronti delle sue piccole, ma profonde e reali, esigenze. Da quando aveva ripreso a frequentare la scuola, infatti, Juan – Ernesto aveva scoperto quanto gli sarebbe piaciuto coltivare l’amicizia dei suoi compagni, festeggiare con loro il proprio compleanno, o condividere con loro un periodo di campeggio; aveva anche scoperto che esistono le bambine, per una delle quali, Maria, aveva mostrato interesse, tanto che se n’era innamorato, sognando con lei di fuggire in Brasile. Il suo bisogno di socialità, di amicizia, così come il nascere del primo amore stavano provocando, però, una tensione insostenibile in famiglia, dove i suoi genitori erano troppo preoccupati della segretezza del loro agire per aprire le porte di casa ai suoi amici, e troppo tenevano anche alla riuscita del loro progetto rivoluzionario per occuparsi davvero di lui. Ad aiutarlo era stato ancora una volta Beto, destinato però, dalla furia sanguinaria dei generali a una morte prematura e drammatica: destino analogo toccherà anche a tutti gli altri membri della sua famiglia.

Il regista mette in scena dunque la storia della propria infanzia rubata, rivivendola con gli occhi del bambino, per parlarci delle paure, degli slanci, della tenerezza, dei delicati moti del cuore che comincia ad aprirsi all’amore, della voglia frustrata di vita normale, indagando con delicata attenzione nel groviglio di contraddittorie emozioni che nascono dalla particolare condizione di una vita infantile connotata dalla doppiezza, e utilizzando la tecnica del disegno per rappresentare le scene di violenza più insostenibili, che paiono quasi essere rielaborate con infantile distacco. Insolito e bellissimo film, la cui visione mi sento di raccomandare vivamente, anche per comprendere quali furono i riflessi drammatici sulla vita quotidiana di quell’ orribile e buio momento della storia dell’Argentina.

A questo link troverete un’intervista al regista, su due pagine, da non perdere!