Il segreto dei suoi occhi


Recensione del film:
IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI

Titolo originale:
El Secreto de Sus Ojos

Regia:
Juan José Campanella

Principali interpreti:
Ricardo Darín, Soledad Villamil, Guillermo Francella, José Luis Gioia, Pablo Rago, Javier Godino, Carla Quevedo, Rudy Romano, Mario Alarcón, Alejandro Abelenda, Sebastián Blanco, Mariano Argento, Juan José Ortíz, Kiko Cerone, Fernando Pardo, Bárbara Palladino
– 129 min. – Argentina, Spagna 2009

La vicenda racconta in parallelo due storie d’amore impossibili: quella di un marito, che ha mantenuto nel tempo la fedeltà alla memoria della moglie Liliana (stuprata e assassinata vent’anni prima) e quella di Benjamin, funzionario investigativo del tribunale di Buenos Ayres, che, a suo tempo incaricato di risolvere il caso dell’efferato delitto, aveva segretamente amato Irene, affascinante giovane donna da poco suo capufficio. Fra i due, in realtà, nessuna storia era nata, nonostante la reciproca attrazione, e questo rimane, a mio avviso, il vero mistero non chiarito del corso film. L’altro mistero, quello dello stupratore assassino, verrà presto chiarito, grazie all’abilità investigativa di Benjamin, del suo aiutante, ma grazie soprattutto all’intuito femminile di Irene, che aveva condotto nei confronti del sospettato Gomez, un interrogatorio spregiudicato e molto audace, scommettendo sull’esibizionismo sessuale del feroce assassino. A vent’anni dai fatti, Benjamin ormai in pensione, nel tentativo di scrivere un romanzo sul caso di Liliana, ripercorre i fatti e rivede molti di coloro che ne erano stati coinvolti direttamente (come il marito) o indirettamenre (come lui e Irene). Nel frattempo, però, tutto è mutato in Argentina: allora la dittatura militare stava per imporre la sua ferocia al paese, i magistrati si erano messi al suo servizio e molti dei delinquenti più feroci, Gomez compreso, erano stati liberati per creare i famigerati squadroni della morte. Ora, finita questa terribile fase della storia Argentina, restano gli amori impossibili e una sete di giustizia che lo stato non ha assicurato. Il film sviluppa, perciò, molti temi, intrecciandoli, ma presenta molti punti deboli, almeno a mio avviso. Del primo ho già detto: un amore non si è compiuto e, devo dire, non se ne comprende il motivo, visto che i due erano adulti, si piacevano ed avevano mostrato una sufficiente spregiudicatezza per infischiarsene di eventuali ostacoli e pregiudizi. La sete di giustizia del vedovo di Liliana, alla fine del film, troverà una risposta, ma, secondo me, in contrasto con il registro narrativo del lavoro: qualcuno ha parlato, giustamente, di suggestioni da Durenmatt; io parlerei più in generale, di suggestioni nordico-protestanti, ma in ogni caso, il finale si aggiunge come un’addizione non giustificata dal modo della narrazione precedente. L’impressione è quella di un film che contiene molti spunti interessanti, alcune scene bellissime, spia del mestiere raffinato del regista, cui gioverebbe, però, una revisione così da renderlo meno melodrammatico, più unitario stilisticamente, più agile nella sruttura complessiva del racconto, cioè, infine, meno “romanzone”. Bravissimi tutti gli attori.