Crisi di coppia (Il matrimonio che vorrei)


recensione del film

IL MATRIMONIO CHE VORREI

Titolo originale:

Hope Springs

Regia:

David Frankel


Principali interpreti:
Meryl Streep, Steve Carell, Elisabeth Shue, Tommy Lee Jones, Jean Smart, Susan Misner, Marin Ireland, Ben Rappaport, Brett Rice, Daniel Flaherty, Kayla Ruhl, Patch Darragh, Lee M. Cunningham, John Franchi, Jamie Christopher White, Anita Storr, Bill Ladd, Bob Dio, Mary A. DeBriae, Alexis Tarasevich, Paul Jude Letersk. -100′ – USA, 2012

Oltre trent’ anni di matrimonio, figli sposati e sistemati, nipotini amati. Che cosa possono desiderare di più due maturi coniugi che vivono in una villetta fuori città per sentirsi realizzati? Secondo Arnold, il marito (Tommy Lee Jones), infatti, nulla: la sua vita procede tranquilla, tra gli affari dell’ufficio e le partite a polo trasmesse dalla TV, davanti alle quali, regolarmente, si addormenta. Secondo lei, Kay, la moglie (Meryl Streep), invece, si può desiderare ancora davvero molto, perché è triste la sua vita trascorsa in casa, in solitudine, diventando quasi invisibile per lui, così abituato a sentirsela accanto e così sicuro della sua dedizione, da non immaginarne le inquietudini, o forse da sottovalutarle, come fossero bizzarri capricci da ragazzine, legate un po’ troppo alla visione romantica dell’amore. Quando però Kay si renderà conto della necessità assoluta di risolvere il problema che la sta logorando, cercherà di coinvolgere il marito, recalcitrante, in una vacanza terapeutica, durante la quale un esperto psicologo matrimonialista (Steve Carrell) riuscirà a puntellare il loro traballante sodalizio. Il film era stato preceduto da un pessimo trailer, che lasciava intuire la rappresentazione delle inquietudini  sessuali di una matura casalinga, ma è, in realtà, più amaro e malinconico, poiché coinvolge il rapporto di coppia nel suo insieme, in cui sono presenti le esigenze di una maggiore attenzione complessiva a lei e anche al suo corpo, che ha perso ora molto del suo appeal. Forse il regista avrebbe potuto approfondire maggiormente la condizione marginale di Kay, che, essendo vissuta esclusivamente per i figli e il marito, si trova, quasi vecchia, a piangere, pateticamente, sull’amore dei suoi anni giovanili, come se la realizzazione di ogni donna potesse passare solo attraverso la piena soddisfazione della propria vita sentimentale e sessuale. Per questo aspetto, probabilmente, il finale (il quale, ironicamente, spero, affianca i titoli di coda) suona un po’ zuccheroso e falso, troppo ottimisticamente americano, lasciando l’impressione di un film poco risolto, anche se l’interpretazione ovviamente eccelsa di Meryl Streep vale, di per sé, la pena di vederlo.

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