IL CONCERTO

 

 

 

 

la mia recensione del film
IL CONCERTO

per la regia di
Radu Mihaileanu

si trova QUI:

https://www.filmtv.it/film/41178/il-concerto/recensioni/991123/#rfr:firme

CAST:
Aleksei Guskov, Dmitri Nazarov, Mélanie Laurent, François Berléand, Miou-Miou, Valeri Barinov, Anna Kamenkova Pavlova, Lionel Abelanski, Alexander Komissarov, Ramzy Bedia, Ovidiu Cuncea, Maria Dinulescu, Roger Dumas, Guillaume Gallienne, Aleksandr Komissarov, Ion Sapdaru, Valentin Teodosiu, Jacqueline Bisset, Laurent Bateau, Valeriy Barinov, Vasile Albinet -120 min. – Francia, Italia, Romania, Belgio 2009

Titolo originale:
Le concert

La caduta rovinosa della Russia sovietica aveva lasciato molte macerie e molte ferite: dalle pacchianate kistch dei nuovi ricchi mafiosi, ai sogni infranti di chi ci aveva creduto, alle vite spezzate di chi si era opposto.

Alle nequizie del regime non era subentrata un’organizzazione più giusta della società, anzi, per molti la situazione si era cristallizzata: i ruoli erano rimasti quelli di prima, perché non è facile risalire in una società di furbi e violenti, e anche perché spesso non si è disposti a lottare per emergere nuovamente, quando è ormai svanita la presenza amata e solidale di chi avrebbe motivato quella lotta.

In questo quadro di degrado, di cinismo e anche di doloroso disincanto si svolge la vicenda raccontata dal film, che ha per protagonista il grande maestro Filipov, direttore della prestigiosa orchestra del Bolshoj, cacciato dagli uomini di Breznev, insieme agli orchestrali ebrei che suonavano con lui. La storia è quella di un’avventuroso tentativo di risalita del grande direttore Filipov, dei suoi amici di un tempo e della grande realtà del mondo variopinto della tradizione yddish, che si conclude come una bella fiaba, con i ricongiungimenti dopo le dovute agnizioni e i giusti trionfi parigini.

l film è molto di più di una fiaba, però,  intanto perché contiene i ritratti affettuosi e teneri degli artisti dimenticati da tutti, ormai abbandonati al loro destino di ultimi”, che tuttavia hanno conservato la loro dignità, grazie all’amore per la musica, e che sanno persino offrire un realistico modello di organizzazione sociale.

 

 

L’orchestra – ce lo aveva ben spiegato Fellini – è una bella metafora della società, che, abbandonando le pretese di diventare per sempre perfetta, si dovrebbe accontentare di piccoli progetti per la cui riuscita, di volta in volta, sono decisivi tutti, uomini e donne di ogni condizione e provenienza, purché accettati e guidati a dare il meglio di sé, un po’ simile a quella che attraverso un viaggio avventuroso vorrebbe arrivare ai confini russi in Train de vie, l’altro bellissimo film dello stesso regista.

Sebbene l’apparenza sia quella di un incerto e variopinto insieme, un po’ melting pot, un po’ armata brancaleone, la sua coesione è assicurata dall’unità degli intenti, dalla capacità di sorridere dei propri difetti e dal riconoscere l’umanità imperfetta negli altri.

Mihaileanu si conferma davvero geniale nell’inventare storie in cui si accompagnano storia e immaginazione, in cui l’arte del racconto retrospettivo assume il carattere della struggente rievocazione di un passato irripetibile, senza che ciò, però, comporti un eccessivo patetismo.

Il sorriso, che nasce dall’indulgenza simpatetica verso i difetti umani, è dietro l’angolo e la cultura cosiddetta minore dei popoli dimenticati è lì a manifestare tutta la vitalità e l’energia che la contraddistinguono.

Bella regia, dunque, e ottima interpretazione di tutti gli attori, in modo particolare di Aleksei Guskov, grande e sensibile direttore d’orchestra; bella e inattesa la citazione della Strage di San Valentino da  Billy Wilder (A qualcuno piace caldo), testimonianza della cultura cinematografica “sincretica” del regista rumeno.